Logo

Temi del giorno:

Il 14 luglio, presa della Bastiglia: “Segnò l’inizio di un cambiamento su scala mondiale”
Foto da Pixabay

Ne parliamo con il professor Giancarlo D’Onghia, dirigente scolastico del CPIA di Bergamo, il centro provinciale per l’istruzione degli adulti

Il 14 luglio ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia da parte dei cittadini francesi. In questa data, nel 1789, a Parigi il popolo espugnò questa storica fortezza, che era considerata una roccaforte dell’autorità monarchica e un emblema del potere fastoso dell’ancien regime.

Si tratta di una data-simbolo della rivoluzione francese ma non solo: la sua portata è andata ben oltre i confini della Francia, innescando un cambiamento sociale e politico che ha avuto riflessi su scala globale. Per saperne di più, abbiamo intervistato il professor Giancarlo D’Onghia, che per anni ha insegnato storia in varie scuole bergamasche e ora è dirigente scolastico del CPIA di Bergamo, il centro provinciale per l’istruzione degli adulti.

Perché questa data è importante?

Il 14 luglio 1789 è una delle date più importanti non solo per la Francia, ma più in generale per l’Europa e tutto il mondo. È il simbolo di una rivoluzione – la rivoluzione francese – che ovviamente non è durata solo un giorno: le premesse risalgono agli anni precedenti e complessivamente la fase rivoluzionaria è durata dieci anni, fino all’avvento di Napoleone. L’assalto alla Bastiglia è divenuto il simbolo di un cambiamento sociale e politico che ha interessato l’Europa e si realizzerà molto lentamente nei due secoli successivi. La stessa definizione ideologica di destra e sinistra nasce nel corso della rivoluzione francese.

Ci spieghi

Quando vennero convocati gli stati generali si formarono i club, gruppi che potremmo definire partitici. Sulla parte destra si sedettero il clero e la nobiltà, mentre su quella sinistra i componenti del terzo stato. I due schieramenti esprimevano differenti visioni ideologiche che si svilupparono in Europa nei secoli successivi: si trattava di differenze dal punto di vista filosofico, ideologico e politico. Fu un processo lungo e articolato che iniziò nell’ambito della rivoluzione francese con i suoi sviluppi, dalla fase iniziale, monarchica, alle tappe seguenti, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla costituzione del 1791. Sono elementi che concorrono a un cambiamento radicale della condizione dei popoli in Europa.

In che senso?

Si è passati dalla condizione di sudditi a quella di cittadini. Nel corso della fase rivoluzionaria si verificarono anche fasi violente che seminarono il terrore nella popolazione e fra le vittime vi furono alcuni dei protagonisti della rivoluzione. In questo periodo, però, si gettò il seme dello stato di diritto democratico: impiegherà parecchio tempo per germogliare, ma poi si svilupperà. Poco dopo l’approvazione della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, l’attivista francese Olympe de Gouges pubblicò la dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, un documento straordinario che potremmo considerare il punto d’inizio del movimento femminile e femminista che troverà spazio nei secoli successivi. L’autrice sosteneva che se la donna poteva andare al patibolo come gli uomini, avrebbe avuto diritto alle prerogative che venivano assegnate a loro. Si sarebbero dovute riconoscere la libertà d’espressione e l’uguaglianza di genere, ma si spinse ancor più in là parlando anche del diritto al divorzio. Sono semi di un cambiamento radicale che si realizzerà molto lentamente e di cui stiamo in parte raccogliendo i frutti.

Come venne accolto il documento di Olympe de Gouges?

L’autrice venne giustiziata: fu una delle vittime del terrore che si verificò nel corso della rivoluzione francese. In maniera inequivocabilmente maschilista, venne tacciata di aver perso le virtù tipiche del suo sesso: si tratta di accuse che purtroppo ancora oggi ogni tanto emergono a carico delle donne. Era come se la donna dovesse essere esclusa da quel cambiamento radicale che si stava per realizzare. Ciò non toglie che il documento pubblicato da Olympe de Gouges costituisca la base di partenza di un movimento che crescerà negli anni successivi.

La rivoluzione francese portò a importanti passi avanti, ma con la violenza in parte tradì i suoi ideali. Come si spiega questa contraddizione?

Ogni fase storica ha le proprie peculiarità, anche se alcuni avvenimenti in qualche modo si possono replicare con attori e modalità differenti. Nel caso della rivoluzione francese, da una parte c’erano gli ideali che nei secoli successivi costituiranno la base degli stati democratici e liberali, mentre dall’altra si scatenò l’estremismo violento delle varie fazioni rivoluzionarie, quelle che misero in moto la macchina della ghigliottina. A questa modalità d’esecuzione capitale veniva attribuito un significato “umanitario”, nel senso che gli artefici pensavano che fosse meno dolorosa rispetto agli altri metodi che sono stati utilizzati fino a quel momento e a cui si è fatto ricorso anche nel ventesimo secolo. Veniva data una connotazione illuministica a qualcosa che in realtà non l’aveva, cioè la pena di morte. Già dalla metà del secolo, molti esponenti dell’illuminismo produssero parecchio materiale contro il sistema giudiziario che fino allora veniva considerato unico e indiscutibile. La rivoluzione francese, dunque, è caratterizzata da questa contraddizione: esprime principi che saranno d’avanguardia, ma dal punto di vista pratico si pone in modo da conservare se stessa.

E qual è l’eredità della rivoluzione francese?

Ci ha lasciato in eredità i principi fondamentali Degli stati democratici e liberali. Le tre parole d’ordine che l’hanno animata – libertà, uguaglianza e fratellanza – hanno ispirato la dichiarazione dei diritti dell’uomo, che viene riportata nel ventesimo secolo come la dichiarazione universale dei diritti umani intendendo con questo termine l’umanità. È un cambio di prospettiva di notevole portata: non si riferisce all’uomo con un’accezione legata al genere, ma all’umanità intera. Significa che questi principi vengono ritenuti valevoli in tutto il mondo, non solo nei Paesi dove si è sviluppato un movimento che se n’è fatto promotore. Guardando alla realtà italiana, fra le basi della nostra Costituzione c’è il principio solidaristico: per averne idea basta pensare all’articolo 3, incentrato sull’uguaglianza formale e sostanziale.

Ma quali sono state le premesse della rivoluzione francese?

Alcune premesse sono state poste negli Stati Uniti con la dichiarazione di indipendenza e in Europa con la rivoluzione inglese, avvenuta nel secolo precedente. L’Habeas corpus gettò le basi per giungere a un sistema giuridico diverso. Fino ad allora la monarchia aveva potere assoluto e competenza anche in ambito giudiziario, mentre con questo documento il cittadino cominciava letteralmente a “prendere corpo”: non poteva essere arrestato senza aver commesso un reato. Dall’illuminismo, inoltre, scaturì un altro principio fondamentale dello stato di diritto, cioè la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario).

La rivoluzione francese ha dato più potere al popolo, maggior spazio ai cittadini. Anche gli appelli alla democrazia diretta che abbiamo sentito negli ultimi anni sono figli del cambiamento innescato in Francia nel 1789?

Possiamo dire che il concetto di democrazia diretta ne è un’evoluzione. Non riesco a ravvisare nella fase rivoluzionaria francese questo meccanismo se non per il fatto che i club possano essere definiti antesignani dei partiti politici. La democrazia italiana è rappresentativa, cioè eleggiamo i nostri rappresentanti in parlamento che avranno competenza sul potere legislativo. La nostra Costituzione prevede il ricorso al referendum abrogativo – il principale istituto di democrazia diretta – solo per ambiti ben precisi: sono escluse dai quesiti referendari questioni che per esempio hanno carattere economico, fiscale o legato alle politiche finanziarie. Un libro di Gustavo Zagrebelsky, intitolato “Il ‘Crucifige!’ e la democrazia” rende molto bene i motivi di questa scelta.

Cioè?

In questo volume si pone come paradigma della democrazia diretta il processo a Gesù, la famosa sentenza emessa dal popolo per decidere se liberare Gesù o Barabba e sappiamo com’è andata. Ma si potrebbero fare anche altri esempi: la democrazia più diretta che conosciamo in Europa è quella svizzera che spesso fa ricorso al referendum. Sarebbe bello ripercorrere tematiche, oggetti, risultati e conseguenze di queste consultazioni: molte sono state o sono negative, anche nei confronti degli stranieri tra cui gli italiani. Va aggiunta un’altra considerazione: oggi sentiamo parlare di sovranisti, cioè di partiti che sostengono di impegnarsi affinché il popolo sia sovrano. La nostra costituzione afferma che “la sovranità appartiene al popolo” aggiungendo che “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Se così non fosse si correrebbe il rischio che la democrazia diretta possa trasformarsi in una dittatura della maggioranza. In questo modo vengono tutelati tutti, anche le minoranze e si evitano derive.

Per concludere, perché è importante conoscere la storia?

È una domanda complessa: per rendere più facilmente l’idea, penso ai fatti di questi giorni, cioè all’invasione dell’Ucraina. Ho notato molte somiglianze fra quello che è successo in Italia e in Europa nella seconda guerra mondiale e quello che sta avvenendo adesso. Alcuni segnali fanno temere che possano riemergere alcuni concetti che pensavamo sepolti, come il nazionalismo. Nella seconda guerra mondiale, ma anche nella prima, i nazionalismi hanno posto le condizioni per lo scoppio dello scontro bellico. Per farsi un’idea, basta pensare al concetto di spazio vitale formulato da Adolf Hitler, alla volontà di riunificare i popoli di lingua tedesca e alla supremazia di una razza o di un popolo sugli altri.

Il riferimento è ai russi?

Noto parecchie analogie. Nella seconda guerra mondiale, in Germania e in Italia abbiamo avuto un’adesione del popolo ai principi che erano stati proposti dai movimenti nazionalisti che si erano affermati al loro interno, cioè nazismo e fascismo. Questa idea della supremazia nazionale che si impone come potenza egemone verso le altre popolazioni è un retaggio orribile di quegli anni. In altre parole, è importante conoscere la storia perché ogni avvenimento è diverso dagli altri ma i meccanismi che lo caratterizzano possono ripetersi seppur con attori e modalità differenti.