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Il problema

A Bergamo il 37% dell’acqua si perde nella rete idrica: punte dell’80%, la mappa Comune per Comune

Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2018, in 57 Comuni su 243 le perdite sono superiori al 50%: Uniacque sta destinando tutte le proprie squadre di intervento sulle riparazioni, attende 12 milioni dal Pnrr e ne mette a disposizione altri 23 per far fronte al problema

Bergamo. Nella morsa della siccità. Con le precipitazioni che scarseggiano da mesi, la provincia di Bergamo sta facendo i conti con una seria crisi idrica: sorgenti in secca, bacini in sofferenza, inviti a un uso più consapevole dell'acqua da parte di Uniacque e dei sindaci, alcuni anche tramite specifiche ordinanze.

E se dal cielo non arriva una mano, a terra la situazione è anche peggiore: secondo l'ultimo report Acqua dell'Istat, infatti, le perdite negli acquedotti dei capoluoghi di provincia nel 2020 erano nell'ordine del 36,2%, vale a dire che più di un terzo dell'acqua immessa nella rete non è arrivata ai rubinetti.

Un tema impossibile da sottovalutare, dato che la dispersione rischia di compromettere qualsiasi sforzo di auto-razionalizzazione da parte dei cittadini, invitati a più riprese a ridurre al minimo i prelievi e ad evitare attività superflue.

Guardando ancora ai capoluoghi di provincia, la città di Bergamo nel 2020 perdeva il 23,5% dell'acqua immessa: il sesto dato lombardo, uno dei migliori in Italia, ma comunque in continuo peggioramento rispetto al 2015 (18,36%) e al 2018 (20,12%).

Sempre del 2018 sono invece gli ultimi dati disponibili su base comunale, raccolti da Istat, che fotografano una situazione tutt'altro che rosea per la nostra provincia: dei 150.935.000 di metri cubi d'acqua immessi, solo 94.445.000 sono arrivati nei rubinetti dei bergamaschi, con una perdita di 56.490.000, pari al 37,4%.

La mappa delle perdite nella rete idrica

Impostando il dato medio al 37,4%, la mappa sottostante si colora di blu più acceso nei Comuni dove le perdite sono minori: più la perdita aumenta e più il colore si fa prima azzurrino, poi quasi bianco (nei Comuni con dati nella media) e poi di rosso per quelli che eccedono dal dato medio.

Appurato il fatto che il dato, in quattro anni, potrebbe essere variato, a spiccare è senza dubbio la situazione di Ornica, dove addirittura l'80% dell'acqua si perde nella rete idrica: fanno poco meglio Rogno (71,58%), Leffe (71,17%), Barzana (71,02%) e Camerata Cornello (70%).

In 57 Comuni su 243 della provincia le perdite sono maggiori o uguali al 50%, anche in realtà grandi come Caravaggio (52,50%), con Dalmine che di poco non rientra in questa prima parte di graduatoria (49,81%).

Centocinque, invece, i Comuni sotto la media provinciale del 37,4% di perdita, mentre la palma di rete idrica più performante se la prende Lenna, dove solo il 4,35% dell'acqua immessa viene dispersa.

Cosa sta facendo Uniacque

A Uniacque fa capo una rete di settemila chilometri che serve 210 dei 243 Comuni della provincia di Bergamo e dunque nella sede di via Canovine in città hanno uno sguardo abbastanza accurato sulla situazione reale.

"È chiaro che quel dato non può starci bene - sottolinea l'ad Pierangelo Bertocchi - Da anni siamo impegnati per provare a risolverlo, scontrandoci però con oggettive difficoltà. Partiamo dal fatto che in alcuni Comuni passati recentemente sotto la nostra gestione ancora non sono entrati in funzione i contatori, necessari per un monitoraggio puntuale. Poi guardiamo alla geografia della nostra provincia: è molto estesa, con più della metà del territorio con caratteristiche montane e ciò vuol dire più chilometri di rete per poter portare l'acqua nelle case. Un esempio: se a Bergamo con 50 metri di rete posso servire una quarantina di unità di un condominio, in un Comune della Val Brembana per portarla a una singola abitazione ho bisogno anche un chilometro. Non abbiamo dati comunali, ma quello di Istat è di quattro anni fa: speriamo nel frattempo di aver fatto piccoli interventi che possano aver abbassato almeno un pochino quella percentuale di perdita del 37%. Attenzione: non sto dicendo che quelle perdite non ci sono, mi auguro solo di essere riusciti ad apportare un miglioramento".

Nel frattempo, notizia di poco meno di un mese fa, dal Pnrr arriveranno 12,7 milioni di euro per finanziare il rifacimento delle adduttrici dell'acquedotto di Algua, uno dei punti nevralgici più importanti della nostra rete provinciale che soddisfa quasi il 40% del fabbisogno idrico della città di Bergamo e di buona parte del suo hinterland.

"Insieme a Nossana e Costone è una delle tre sorgenti fondamentali della provincia - spiega Bertocchi - Sono strategiche e hanno una grande portata: dovesse collassare una di queste saremmo in seria difficoltà. Da tempo pensavamo a questo intervento e il bando del Pnrr è stata una occasione che ci permette di ammodernare ed efficientare una prima parte della rete di adduzione, risalente ai primi del ‘900, potenziandone le capacità di trasporto e azzerando le perdite lungo il percorso. E andremo anche a realizzare un serbatoio. Due lotti da 20 milioni complessivi, 12 dei quali finanziati dal Piano e 8 da risorse nostre. Parallelamente portiamo avanti anche altri interventi singoli, magari meno significativi, ma mirati, come quello che prevede il rifacimento dell'adduzione a Villa d'Adda che abbiamo deciso la scorsa settimana".

Mettere una pezza ai cosiddetti "acquedotti colabrodo", dunque, è una priorità: "In questo momento praticamente tutte le nostre squadre sono state dirottate sull'attività di ricerca perdite e sostituzione di tratti di rete - svela l'amministratore delegato - Sono interventi costosi e complicati, perchè molto spesso l'acqua invece di zampillare in superficie viene drenata nel terreno e da lì diventa complicato accorgersene. Così abbiamo deciso di mettere in piedi un progetto di 'distrettualizzazione' che possa aiutarci in questa attività. Individuiamo i territori più critici, misuriamo la pressione nella rete e osserviamo eventuali anomalie: dove notiamo un dato poco costante significa che c'è un perdita e quindi andiamo a restringere sempre di più il campo finchè arriviamo il più vicino possibile al problema e possiamo sostituire quel tratto di rete. Lo stiamo facendo da diverso tempo in alcuni Comuni e ora abbiamo presentato un progetto da 30 milioni per il Pnrr: noi intanto abbiamo stanziato 15 milioni su tre annualità, fino al 2025, e se dovesse essere poi approvato il finanziamento andremo a raddoppiare quella cifra, arrivando a 60 milioni complessivi".

Con alcuni tratti di rete provinciale che toccano i 100 anni di vita, mentre la durata media di un tubo ben tenuto è di al massimo 40-50, pensare di sostituire ogni singolo punto danneggiato è quasi impossibile: "Il lavoro sulla rete è tanto doveroso quanto complicato - ammette Bertocchi - Fare ricerca perdite in Comuni di grandi dimensioni è molto più semplice che farlo in una piccola località di montagna, con tutte le difficoltà anche logistiche del caso".

Il dramma di questo 2022, rispetto al passato, è la difficoltà nella quale versano le sorgenti, che non vengono alimentate dalle precipitazioni o dallo scioglimento delle nevi: chi prima ne aveva in abbondanza, oggi è andato in sofferenza per primo: "Forse oggi il cittadino è diventato più consapevole del valore dell'acqua - ragione Bertocchi - Noi lo predicavamo da tempo e mi chiedo: bisogna toccare il fondo per accorgersi della situazione? Noi sul fondo ancora non ci siamo, ma quasi".

Già da marzo Uniacque aveva iniziato a mettere in guardia i 61 Comuni che risultavano più a rischio, nei territori dell'Isola, della Valle Imagna, della Val Brembana e della Val Seriana: già allora le riserve idriche della Lombardia risultavano in grande sofferenza, con il dato dell'acqua invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sottoforma di manto nevoso inferiore del 56,8% rispetto alla media del periodo degli anni 2006-2020.

Un primo “aggancio”, per spingere le amministrazioni a promuovere presso i propri cittadini un utilizzo dell’acqua potabile virtuoso e responsabile: "A grandi linea quei territori, insieme alla Val San Martino, sono ancora quelli con le problematiche maggiori - conferma Bertocchi - Val Seriana e Val Cavallina invece hanno beneficiato un po' di alcuni rovesci temporaleschi che hanno ricaricato i bacini. Abbiamo contattato a uno a uno i sindaci e devo dire che ho trovato grande sensibilità, comprensione e disponibilità".

Uniacque ha individuato tre scenari di rischio, da quello ordinario durante il quale bisogna contenere i picchi di consumo a quello moderato, dove la risorsa idrica è disponibile a condizione di una riduzione degli usi non essenziali, vale a dire la condizione nella quale ci troviamo ora.

Ma la priorità deve essere quella di non sfociare nell'ultima fascia di rischio, quello elevato, con la risorsa che scarseggia e che quindi deve essere razionata: pur non essendo ancora arrivati a quello scenario, già alcune zone della provincia (ad esempio nei Comuni di Roncola e Costa Valle Imagna) al momento hanno bisogno di botti che riforniscano quei bacini che faticano a ricaricarsi. 

Ma cosa succederebbe in caso di innalzamento del livello d'emergenza e razionamento? "Ci troveremmo costretti a chiudere l'erogazione per qualche ora notturna - conclude Bertocchi - In questo modo l'acqua che sgorga dalla sorgente avrebbe il tempo necessario per riempire i bacini prima di essere immessa nella rete ed essere utilizzata nelle ore diurne".

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