“La nostra avventura a Dubai”, l’esperienza di 4 giovani imprenditori bergamaschi
Le loro storie raccontano di giovani volenterosi con la voglia di imparare, sperimentare, mettersi in gioco in uno dei Paesi più promettenti del momento
Tra le migliaia di Italiani che hanno scelto di trasferirsi a Dubai per ragioni di lavoro, ci sono anche quattro giovani bergamaschi: i 31enni, freschi di matrimonio, Guido Pansera e Martina Buttarelli; il 29enne Caetano Barbosa (sangue italo-brasiliano, ma cresciuto in Bergamasca) e il 30enne Paolo Nazzari (triestino di nascita ma formatosi a Bergamo, dove papà Francesco lavorava per Italcementi).
Età a parte, c’è un altro denominatore che li accomuna: tutti e quattro sono già alla loro seconda esperienza lavorativa, negli Emirati.
A Dubai dai diciotto mesi ai quasi quattro anni, gli expat con radici orobiche operano in settori diversi. Pansera, per esempio, è Senior manager in una società che fa capo al Gruppo Uber; la moglie è Marketing manager di una startup che opera nei soggiorni di medio-lungo termine. Barbosa, invece, è Direttore vendite di una società di servizi per società intenzionate ad espandersi negli Emirati oltre che nei vicini Qatar ed Arabia Saudita. Nazzari, infine, dopo tre anni alla Camera di Commercio italiana, da qualche mese è Responsabile dello sviluppo del mercato di Quiqup,
un’altra giovane startup.
Quelle che seguono, sono frame delle loro storie.
Guido PanseraNato a Bergamo, laurea magistrale in Marketing in Bicocca (dopo la Triennale in UniBg) e un MBA all’Esade di Barcellona, Guido Pansera (sangue Zanetti nelle vene, la nonna paterna era infatti una delle sorelle dell’ex Presidente della Banca Popolare), 32 anni il prossimo ottobre, è approdato negli Emirati Arabi Uniti a metà del 2019.
“Alla fine del primo anno del Full time MBA in Spagna – racconta – mi venne proposto un intership di tre mesi a Dubai, nella sede del Boston Consulting Group (BCG), società americana di consulenza strategica. Accettai e, dopo un’intensa ma molto gratificante estate, mi venne prospettata la possibilità di trasferirmi definitivamente da loro, una volta terminato il mio secondo anno di MBA”.
Ad agosto 2020, terminati gli studi tra Barcellona e San Francisco (all’università UC Berkley), Pansera tornò a Dubai (con Martina Buttarelli, la fidanzata con cui, da un paio di mesi, è convolato a nozze) per lavorare negli uffici della società statunitense. “Da allora ad oggi ho seguito progetti strategici, per conto di enti governativi e società private, nella regione Middle East. Tra i lavori svolti, uno, durato quattro mesi, ha riguardato la definizione della ‘strategia marittima’ di un Paese del Golfo. In sostanza – spiega Pansera – mi sono dovuto occupare, assieme al team, di una miriade di questioni (come e dove operare nei porti, dove insediare le aree logistiche, definire i confini dell’area dedicata alla pesca e all’acquacultura, definire la proiezione finanziaria dell’investimento e del ritorno del capitale, programmare la formazione continua dei dipendenti e programmare quella delle persone da assumere, studiare partnership con società estere, tra cui operatori di crociere e viaggi oltre che con società di gestione portuale), immaginando l’evoluzione di tutte queste variabili in un arco temporale di vent’anni: dal 2020 al 2040!”
Guido Pansera e Martina ButtarelliUn altro dossier di cui Guido Pansera si è occupato, con altri colleghi, ha riguardato lo studio di fattibilità e il conseguente impatto socio-economico che deriverebbe dall’eventuale creazione di una base spaziale, in una nazione della regione del Golfo. Progetti appassionanti, che hanno preparato Pansera al suo successivo salto di carriera. Un paio di mesi fa, infatti, il giovane manager bergamasco ha ricevuto un’offerta professionale da Careem, un’azienda di Ride sharing, food e grocery delivery, costola dell’americana Uber, che da poco opera anche da FinTech (utilizzando cioè strumenti digitali applicati in ambito finanziario, e facendo così concorrenza al sistema bancario). “Nella veste di Senior manager addetto alla Customer experience – spiega Pansera – sono responsabile della progettazione e della ‘costruzione’ di un sistema che monìtori il livello di soddisfazione dei nostri oltre 2 milioni clienti, sparsi nei dodici Paesi in cui Careem opera (tra cui: Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Pakistan, oltre agli EAU).
Guido Pansera e Martina ButtarelliUna vita dinamica, oltre che avvincente, che Guido Pansera condivide con la moglie. Bergamasca, sua coetanea (“siamo nati lo stesso giorno di ottobre, a sole due ore distanza, l’uno dall’altra”), laurea in Marketing management alla Bocconi, Martina Buttarelli lavora per SilkHaus, una giovane startup operante nel settore dei soggiorni di medio-lungo termine, in appartamenti di elevato profilo, nel cuore della capitale emiratina. “Come Marketing manager – spiega – sono responsabile dello sviluppo del brand, di cui gestisco ogni aspetto: della comunicazione tra Pr, Social
media e strategie di canale”.
Così come è stato per il marito Guido, anche per Martina l’attuale non è il primo lavoro negli Emirati: “Nell’agosto di due anni fa – ricorda – iniziai alle dipendenze di una società della capitale che produce orologi e gioielli e che esporta in una ventina di Paesi. Lo stesso ambito della mia ultima occupazione in Italia (da Morellato, a Milano), cui approdai dopo aver lavorato per Calzedonia”.
Caetano Barbosa“Diventare Direttore vendite era il mio sogno. E qui, a Dubai, l’ho finalmente coronato”. Nato in Brasile (“mio papà era di Ceres, località a circa 200 km dalla capitale”) ma bergamasco d’adozione (“mia mamma, ostetrica milanese, vi si era trasferita nel 1967 ed io ho abitato tra Zingonia, Mariano di Dalmine e Lallio), dopo il diploma all’Alberghiero di San Pellegrino – cui hanno fatto seguito un paio di esperienze importanti: coi fratelli Cerea (a Brusaporto) e con lo chef Chicco Coria (in centro città) – ha dato una decisa svolta alla propria vita, virando sul settore vendite. Prima in Italia e poi nel Regno Unito, dove ha maturato un lustro di esperienza. Oggi, a 29 anni, Barbosa lavora per Connect Group, dove è responsabile di un team, internazionale e multietnico (“sono il solo con un po’ di sangue italiano nelle vene”), composto da una trentina di colleghi.
Sul mercato da quindici anni e forte dei suoi circa 150 collaboratori, la società – che fa capo all’emiro Mohammad Bin Suwailem AlKetbi, Executive director della Freezone, allo scalo aereo di Dubai – è specializzata nell’affiancare e nel supportare clienti interessati ad espandersi, oltre che negli EAU, anche nei vicini Qatar e Arabia Saudita. “In particolare – spiega il manager italo-brasiliano – offriamo vari servizi: dall’assistenza per l’apertura di una società alla gestione del Personale, dalla fornitura di servizi di Tesoreria ad azioni di supporto per sviluppo commerciale”.
“Ad inizio 2020 – ricorda – gli Emirati erano uno dei miei obiettivi, insieme a Singapore e Canada. Essendo questo il primo Paese dal quale ho ricevuto un’offerta (si trattava di gestire un pacchetto di clienti italiani), Dubai fu anche il punto di approdo, già alla fine dello stesso anno, per la nuova sfida professionale. Dopo un annetto passato in una delle più importanti realtà nel settore della consulenza, da inizio gennaio 2022 sono in Connect Group”.
Avvocati e Commercialisti sono i principali clienti di Barbosa. Professionisti che, in prima battuta, interagiscono per conto di un variegato ventaglio di clienti: “Dagli imprenditori alla ricerca di opportunità commerciali per esportare i loro ‘made in Italy’, a famiglie intenzionate a trasferirsi a queste latitudini”.
“Dubai – assicura il giovane manager – offre ottime infrastrutture e servizi per le famiglie”. “La mia compagna, che ha un bimbo di 4 anni, ed io – spiega – possiamo contare, per esempio, sull’aiuto di una babysitter per l’intera giornata, in caso di bisogno. Il che ci permette di trovare un buon equilibrio tra lavoro e vita privata. Io, in particolare, mi posso concentrare sulla mia crescita professionale, trovando però tempo ed energia per godermi famiglia e città”.
Che impressione si è fatto, in un anno e mezzo negli Emirati Arabi Uniti? “Sono un po’ come l’Inghilterra di inizio millennio” replica Barbosa. “Dubai, in particolare, nonostante sia una città di circa 3 milioni di abitanti, un terzo rispetto a Londra, è ricca di risorse, opportunità e potenzialità. Qui, c’è una grossa richiesta di professionisti in quasi tutti i settori; chi conosce due lingue, poi, ha notevoli chances in più di fare sia un’esperienza lavorativa sia molta carriera, qui”.
E per il suo futuro professionale, che prospettive intravede Caetano Barbosa? “Un giorno o l’altro ci terrei a fare un’esperienza in Arabia Saudita”.
Paolo NazzariDopo tre anni alla Camera di Commercio italiana di Dubai – dove, nella veste di Vice Segretario Generale e Business Development Manager, si è occupato anche di Expo 2020 organizzando e supportando, in particolare, incontri istituzionali tra Regioni italiane e diplomatici locali (finalizzati ad agevolare l’accesso al mercato emiratino di nostre imprese, con proposte innovative e/o servizi tecnologici, oltre che a diffondere la cultura del nostro Paese, anche allo scopo di attrarre investimenti) – da circa tre mesi Paolo Nazzari ha cambiato lavoro.
Per conto di Quiqup, start up londinese approdata nell’area del Golfo “con l’obiettivo di trasformare, accelerandolo, il mondo delle consegne”, è ora impegnato su due fronti: quello dello sviluppo del mercato locale e quello delle relazioni con i partner.

Nato a Trieste 30 anni fa, ma bergamasco d’adozione (“dai 6 ai 26 anni, salvo una parentesi al Cairo al seguito di mio papà, che all’epoca lavorava in Italcementi, ho vissuto in Borgo Santa Caterina”), da aprile Nazzari (laurea in Giurisprudenza in UniBg e successivo Master in Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano) sta affrontando la sua seconda esperienza professionale negli Emirati Arabi Uniti.
“Il progetto di Quiqup – spiega – ha subito attirato l’attenzione di importanti manager e realtà di investimento locali e regionali, che hanno deciso di mettere la società al centro del Piano di sviluppo nazionale del q-commerce (quick commerce)”.
Obiettivo? “Realizzare il più veloce ecosistema mondiale di questa nicchia di mercato proprio qui, a Dubai”. Le premesse per farcela non mancano: “In pochi anni – ricorda Nazzari – la capitale degli Emirati ha infatti sorpassato New York e Tokyo. Due metropoli di primo rango nell’offrire ecosistemi ideali per la nascita, la crescita e lo sviluppo di startup”. Ma qual è, il core business di Quiqup? “Fornire, tanto ai grandi gruppi quanto ai piccoli negozi, i migliori progetti di crescita possibile, mettendo a loro disposizione la nostra tecnologia, la nostra flotta oltre alla struttura logistica e i nostri servizi di consulenza e-commerce. L’obiettivo è di allargare gli orizzonti, contribuendo allo sviluppo dei mercati regionali e alla gestione dei rapporti con gli altri Paesi”. E i finanziatori della startup, tra cui spicca il The Mohammed bin Rashid Innovation Fund (MBRIF), stanno lavorando perché, entro un anno, la giovane società estenda la propria presenza all’intera area del Golfo oltre che al nord Africa.
Perché la decisione di proseguire la propria esperienza professionale negli Emirati?
“Conclusa Expo 2020 – risponde Paolo Nazzari – ho iniziato a guardarmi intorno. Osservando con attenzione, in particolare, quanto accadeva sul fronte dello sviluppo tecnologico, nel Paese che mi ospitava”. “Senza ombra di dubbio – aggiunge – gli EAU offrono un ecosistema più completo e valorizzante per la crescita dei giovani, nel mondo del lavoro, oltre che per la dimensione delle startup. Qui si viaggia ad una velocità significativamente superiore rispetto a quella italiana”.
Uno scenario indubbiamente stimolante per un giovane, specie se qualificato. Ma cosa vede, Nazzari, nel suo futuro professionale? E a Bergamo, o in Italia, conta di tornare, un giorno o l’altro? “Per quanto riguarda la prima questione – risponde – confesso di non aver fatto particolari piani. Mi godo l’esperienza che sto facendo, cercando di imparare e crescere quanto più possibile”. “L’auspicio – aggiunge – è di tornare a casa, un giorno. Nel frattempo, però, nutro la speranza che l’Italia intraprenda un deciso e concreto cambiamento. Sia nel favorire la creazione di un
ecosistema lavorativo che non scoraggi chi voglia fare impresa o intenda promuovere un’idea innovativa, sia nel valorizzare e dare spazio ai giovani”.


