Per quarant'anni

Grata e fiera del privilegio di aver raccontato la vita di provincia. Quella di Bergamo

Lascio Bergamonews e vado in pensione serena e appagata, ancor più convinta che il giornalismo locale sia quello più diretto, più vicino alla realtà, più vero e concreto

“Pronto, sono una studentessa, posso parlare con qualcuno che si occupa di musica? Vorrei proporre la recensione di un concerto” (per i più curiosi era quello di Jackson Browne, parco delle Basiliche, Milano, 1982).

È cominciata così, quarant’anni esatti orsono, la mia eccitante avventura nel mondo che sognavo fin da bambina. Quello del giornalismo. Del giornalismo provinciale. E uso questo aggettivo con fierezza.

All’inizio la musica, gli spettacoli, poi l’economia, la cronaca della città e della Bergamasca tutta, la politica… Una palestra: allenamento con gli attrezzi del mestiere e della società che mi girava intorno.

Fino alla svolta, incompresa da alcuni: lasciare quello che era IL quotidiano locale per storia e presenza e tentare una scommessa “concorrente”, da tanti altri nel tempo giocata e persa.

Un salto nel vuoto, apparentemente, con l’obiettivo di far sposare l’innovazione tecnologica con le notizie. Pioniere. Rischioso. Faticoso.

Affascinante però, per chi crede – ancora e nonostante tutto – che il giornalismo sia il faro che può illuminare la strada lungo le scelte della vita. Per chi è convinto che senza la circolazione delle informazioni saremmo tutti più stupidi.

E per chi, come me, ritiene che il giornalismo locale sia quello più diretto, più vicino alla realtà, perfino più portatore di news, concrete, toccate con mano e verificabili sul campo, non per sentito dire. Fuori dall’uscio, insomma. Con tanta cronaca da cui poi attingono a piene mani molti quotidiani nazionali.

Quattro decenni dopo quella ragazza chiude un percorso, a volte in salita eppure ricco di stupore e gratificazioni, all’insegna di una passione sempre accesa.

Soddisfazioni legate al racconto in diretta di una Bergamo che è cambiata, che ha sofferto, che ha reagito. Non solo per la recente pandemia, anche per alcune certezze via via evaporate. Esempi? Le prestigiose banche locali. Sparite (si dice accorpate). O le (grosse) aziende vendute a gruppi stranieri.

Il racconto di un territorio che nel frattempo è anche diventato più attraente, più curato. Un po’ più colto.

Se dovessi sintetizzare in poche parole le trasformazioni seguite giorno dopo giorno in questo lungo periodo direi che il bergamasco si è piano piano aperto al mondo. Non del tutto, ma… finalmente ci siamo.

È stato un privilegio l’aver testimoniato l’evoluzione di una città che non lascia mai indifferenti con le sue mille sfaccettature e di una provincia che più variegata non si può coi suoi duecentoquaranta e rotti campanili, dai monti ai laghi alla pianura.

Un privilegio doppio nell’ultima dozzina d’anni, alla guida e in compagnia di una manciata di colleghi con l’identica passione per questa professione.

Tutti ugualmente convinti che la realtà che cambia abbia bisogno di un’informazione adeguata, innovativa.

Con loro, ma con l’intero piccolo squadrone degli editori (che mi hanno rinnovato la fiducia per più di 11 anni) e dell’instancabile ufficio marketing, è stata vinta la sfida di creare un giornale locale al passo coi tempi e insieme degno di stima, alla larga dalle fake news e dalle coccole a chi provoca o a chi incita all’odio solleticando gli istinti più spregevoli. Vinta, sì, pur con errori e imperfezioni.

Per questo concludo la mia vita lavorativa serena e appagata. Bergamonews è in ottime mani: Davide Agazzi sarà un perfetto conduttore del gruppo di giornalisti che ben conosce, che cresce nel numero e soprattutto nell’esperienza. Un gruppo capace di cogliere le novità: tecnologiche, social. E sociali.

Il mio grazie più grato va ai lettori, tanti e costanti, pignoli e a volte rompiscatole, che non mi hanno mai permesso distrazioni, assenze, cali d’attenzione.

Chiedono un giornale presente, tempestivo e insieme serio, affidabile. E rintuzzano in tempo reale ogni sbaglio. Di giorno, di notte, nei feriali e nei festivi.

Fanno bene, benissimo, a non dar tregua. Ma ora, per me, il tempo della tregua è arrivato.

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