Le reazioni

Sentenza Usa contro l’aborto, le parlamentari bergamasche tutte: “Alle donne il diritto di decidere”

Un coro unanime, bipartisan, che racchiude il pensiero sia della destra che della sinistra: "Così si fa un passo indietro"

Bergamo. La Corte suprema statunitense ha abolito la storica sentenza Roe Wade con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa.  “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”, si legge nella sentenza. La decisione è stata presa da una Corte divisa, con 6 voti a favore e 3 contrari. Ora quindi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi in materiaGià Texas e Missouri rendono l’aborto illegale. Lo Stato di New York assicura: “Qui resta possibile”. Interviene anche l’Onu: abolire il diritto ad abortire è “un colpo terribile ai diritti umani delle donne”.

Abbiamo sentito il parere delle parlamentari di Bergamo, di ogni partito. Per cercare di capire se questo trend americano può avere a livello politico delle conseguenze anche da noi. Vi spoileriamo subito che non è così, pur con sfumature diverse.

Ecco come commentano in poche righe, deputate e senatrici bergamasche.

Elena Carnevali, Partito Democratico

Una sentenza ingiusta e divisiva quella della Corte Supreme americana che cancella il diritto di aborto negli Usa a livello federale.  Dopo cinquant’anni si perde un diritto di rango costituzionale, lasciando ai singoli Stati la decisione che riguarda una scelta di libertà e di diritti delle donne. È una triste brutta pagina per le donne americane, frutto delle scelte scellerate della precedente amministrazione Trump, che non a caso nominò i nuovi membri della Corte Suprema poco prima della fine del suo mandato.
Quello a cui stiamo assistendo è un monito per coloro che pensano che i diritti acquisiti siano inviolabili.  La cancellazione del diritto all’aborto apre le porte all’opzione degli aborti clandestini con i gravi rischi per la salute delle donne, oltre che ad un inasprimento delle disuguaglianze sociali perché solo coloro che potranno sostenerlo economicamente migreranno in altri Stati e alla colpevolizzazione delle donne che ricorrono all’aborto. La tutela sociale della maternità ed il diritto all’interruzione di gravidanza (legge italiana 194/78) non sono diritti contrapposti. È tra i doveri dello Stato garantire programmi di salute riproduttiva e sostenere le donne nel desiderio di concepire, far nascere e crescere i propri figli ma è altrettanto un dovere non compromettere e limitare la libertà di scelta delle donne.

Daisy Pirovano, Lega

Citando la grande Oriana Fallaci (1976),  “… nessuno di noi dimentichi che l’aborto non è un gioco politico. Che a restare incinte siamo noi donne, che a partorire siamo noi donne, che a morire partorendo o abortendo siamo noi. E che la scelta tocca dunque a noi […] che a voi piaccia o meno. Tanto se non vi piace, siamo lo stesso noi a decidere. Lo abbiamo fatto per millenni. Abbiamo sfidato per millenni le vostre prediche, il vostro inferno, le vostre galere. Le sfideremo ancora”.

Leila Ciagà, partito Democratico

La sentenza della Corte Suprema USA riporta indietro l’orologio della storia cancellando un diritto fondamentale delle donne americane che è stato conquistato dopo anni di lotte e rivendicazioni. Certo la mancanza di una Legge Federale rendeva questo diritto per certi versi labile e infatti cambiata la composizione della Corte è stato di fatto cancellato. Questa situazione ci insegna che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte e che, anche in Italia, bisogna essere sempre vigili e presidiarli con grande attenzione perché la società patriarcale è difficile da sradicare come dimostrano i reati di femminicidio, gli unici reati che a differenza di tutti gli altri sono purtroppo in continuo aumento. Anche per questo è importante che aumentino le donne impegnate nelle istituzioni e più in generale nella vita politica che oggi sono sottorappresentate pur essendo la maggioranza della popolazione.

Rebecca Frassini, Lega

Non condivido la revisione da parte della Corte Suprema americana di un caposaldo del suo ordinamento. In Italia c’è stato un referendum che aveva avuto un’affluenza dell’80 per cento e aveva respinto la richiesta dell’abrogazione della legge 194, a maggior ragione oggi che si è raggiunta una maggior emancipazione ritengo che la donna debba esser libera nelle sue decisioni.

Simona Pergreffi, Lega

Da donna delle Istituzioni non posso non ammettere che la sentenza sull’aborto negli Usa è stata molto forte, soprattutto perché va a toccare quello che in Italia è un diritto sancito dalla legge 194/78. Va comunque ricordato che in Italia la situazione è differente rispetto agli Stati Uniti d’America: non solo ne abbiamo avuto prova con il referendum del 1981, che con un voto a larghissima maggioranza nel referendum sul tema scelse di mantenere tale legge che è in vigore ancora oggi, ma occorre ricordare che in Italia il tasso di interruzioni di gravidanza è tra i più bassi del mondo, stando all’ultima Relazione del ministro della Salute al Parlamento. Penso che tutti dovremmo essere sempre dalla parte della vita e credere nel suo grande valore, dall’inizio alla fine, ma allo stesso tempo ritengo che voltarsi dall’altra parte e nascondere la testa sotto la sabbia per una questione di tale rilevanza sociale non sia la migliore delle scelte. Ritengo inoltre che una decisione di tale complessità e difficoltà, che non può mai essere presa a cuor leggero, è giusto che spetti alle donne e non ad altri. Quindi confido che la politica non passi del tempo a litigare su questo e che ci si possa concentrare sui temi tremendamente attuali per tutti i cittadini: caro-bollette, rincari sui carburanti, lavoro e costo della vita.

Fabiola Bologna, Gruppo Italia al Centro

Credo che quanto avvenuto negli Stati uniti necessiti di una riflessione e rivalutazione complessiva che interroga anche la nostra società perché  la protezione delle donne e la difesa della vita non sono questioni individuali ma riguardano le politiche sociali che siamo in grado di mettere in campo per garantire norme  a tutela della maternità, e attuare la nostra legge 194 aiutando le madri in difficoltà per portare avanti la gravidanza in un’ottica di comunità accogliente che possa sostenere la maternità della madre o affidare il bambino a chi può garantirne la crescita.
Una società evoluta non lascia sole le donne in una scelta così importante ma le  informa delle opportunità e accompagna le decisioni.

Guia Termini, gruppo Misto

Partiamo dal presupposto che quando vengono tolti dei diritti non è mai una buona notizia. Che si tratti di amore, fine vita, gravidanza poco importa: negare un diritto significa togliere una libertà. Ed è sempre sbagliato. Concedere a una donna di decidere se portare avanti o meno una gravidanza significa permetterle di scegliere della sua vita, del suo corpo, del suo futuro. Significa garantirle una libertà sua, che non va a intralciare quella di altre donne. Chi decide di interrompere una gravidanza non sta obbligando il mondo intero a prendere la sua stessa strada. Sta scegliendo per se stessa. Quello che è successo negli Stati Uniti è terribile e ci deve far riflettere: i diritti non vanno mai dati per scontati, nemmeno quelli che ci possono sembrare basilari. Per questo per i diritti vale sempre la pena lottare. Mi preoccupa e mi angoscia non poco, infine, il silenzio di quella parte politica italiana che – potenzialmente – tra un anno potrebbe formare il nuovo governo. Mi auguro che non sia questa la strada che prenderà il nostro Paese. Sarebbe un passo indietro spietato e disumano.

Alessandra Gallone, Forza Italia

Cosa sta succedendo nel mondo? Nel 2022 al posto di andare avanti si torna indietro. Guerra e retromarcia (inversione a U) sui diritti delle donne. La sentenza è sicuramente un balzo indietro che non avrà però conseguenze in Italia: i diritti civili non si toccano e l’ultima parola spetta sempre alle donne, sottratte, con la 194, alla tragedia degli aborti clandestini. Ricordo sempre la legge di cui fui orgogliosa relatrice, quella sull’equiparazione dei figli che oggi sono tutti uguali davanti alla legge e alla società senza più la orribile distinzione tra naturali e legittimi. Così si diventa paesi civili e si aiutano le donne a fare scelte consapevoli.
Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI