Report 21/ 27 giugno

Contagi Covid, accelera la crescita in Italia (con dati sottostimati); a Bergamo più 73%

Nonostante la risalita dei contagi, resta il tentativo di tornare il più possibile alla normalità e in questi giorni fa discutere la proposta di dire addio all’isolamento dei positivi al Covid, avanzata dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, come avviene già in Gran Bretagna e Svizzera

Accelera la crescita della curva epidemicada Covid 19 in Italia, mentre i dati ufficiali esprimono valori sottostimati rispetto alla realtà: ne parleremo dopo i principali numeri e indicatori.

Nella settimana epidemiologica 21-27 giugno i nuovi casi a livello nazionale sono stati 358.193 (+58,9% dai 225.434 del periodo precedente); media giornaliera 51.170 (da 32.205).
Ancora in rialzo il rapporto positivi/tamponi totali: +23,6% (dal 18,50 % al 22,86%).

Su base settimanale osserviamo un ulteriore aumento anche della pressione ospedaliera, limitato a un +12% delle persone che si trovano in terapia intensiva, ma con un balzo del +28% di ricoveri ordinari, anche se con numeri assoluti bassi (rispettivamente 234, rispetto a un picco di 4mila nei tempi più duri, e 5.873, con un picco di 35mila nell’ondata peggiore).

In crescita anche il numero dei nuovi ingressi in terapia intensiva, che passa dai 160 del periodo precedente agli attuali 189.

In una settimana ci sono stati 385 decessi; erano stati 348 la settimana precedente.

I contagi sono insomma in decisa salita e dopo due mesi e mezzo, secondo il monitoraggio Iss, il valore dell’indice di trasmissibilità Rt risale anch’esso decisamente sopra la soglia epidemica dell’unità, che indica una maggiore diffusione dell’epidemia. Il valore di Rt, pari questa settimana a 1,15 è lo stesso dello scorso 8 aprile. Da quella data in poi è stato sempre pari o inferiore all’unità.

Crescono gli indici di occupazione nei Reparti Covid: dal 7,1% al 9,2% e nei Reparti di Terapia Intensiva: dal 2,10% al 2,40%.

Tornano ad aumentare anche i pazienti in isolamento domiciliare: sono ora 732.744 (erano 569.855); l’incremento è del 26%.

Aumenta il numero dei tamponi: se ne sono effettuati 1.583.723 (1.237.119 nel periodo precedente), il 79% dei quali di tipo antigenico rapido.

In rialzo anche la curva dei contagi: da 0,18 a 0,29 e l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 375 a 595.

Lombardia e Bergamo

Anche in Lombardia si registra un deciso aumento nel numero dei positivi: sono stati infatti 54.109 che, rispetto ai 32.794 della settimana precedente, danno una crescita del 65%.

Si registra un deciso incremento per quanto riguarda il numero dei ricoverati in Area Covid: da 589 a 780 (+32,4%); mentre il numero dei pazienti in Terapia Intensiva passa da 16 a 14.

Modesto rialzo per quanto riguarda il numero dei nuovi ingressi in Terapia intensiva che passano da 4 a 6.

Queste cifre determinano quindi un aumento nell’indice relativo all’occupazione ai Reparti Covid che passa dal 5,6% al 7,5%, e una diminuzione di quello dei Reparti di Terapia Intensiva: dallo 0,9% allo 0,8%.

Cresce il numero dei decessi settimanali: da 51 a 71.

Per quanto riguarda gli attualmente positivi, si registra un incremento del 55%: sono ora 88.594 (erano 57.116 la settimana scorsa); lo stesso aumento che riguarda le persone attualmente in isolamento domiciliare, che sono ora 87.800 (erano 56.511).

Cresce l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti, che passa da 305 a 540; così come l’indice medio settimanale di positività, che passa dall’17,45% al 22,38%.

Risalgono in maniera preoccupante i nuovi casi in provincia di Bergamo: nel periodo osservato sono stati 3.403, erano stati 1.966 la settimana scorsa; il rialzo è quindi del 73%.
Si registra un lieve aumento per quanto riguarda il numero dei pazienti ricoverati nell’ospedale cittadino: sono 24 quelli nel Reparto Covid (erano 23); maggiore quello in Terapia Intensiva: da 1 a 5.

Nel periodo osservato si sono registrati 7 decessi (7 nel precedente).

Sale l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 177 a 307. Da sottolineare che solo tre settimane fa questo dato era a 82.

Crescita esponenziale e sottostimata

La crescita del contagio, nell’ultima settimana epidemiologica, ha quindi registrato un’ulteriore accelerazione (la scorsa settimana, 14 -20 giugno, era stata +54,2%). Il dato dei positivi settimanali merita quindi molta attenzione, soprattutto perché appare, oltretutto, ampiamente sottostimato.

Tra le motivazioni principali che portano a questa valutazione ne indichiamo alcune:

1) Il ricorso crescente ai tamponi “fai da te”, il cui risultato non viene comunicato e quindi recepito dai numeri ufficiali.

2) Il basso numero di test eseguiti, che rimane molto lontano dal massimo di circa 8 milioni registrato nelle prime settimane del 2022; un dato che dimostra anche che, volendo, anche in Italia si possono condurre campagne di testing efficienti.

3) L’altissimo valore raggiunto dall’indicatore “positivi/tamponi totali”: la permanenza sopra quota 20%, un evento che raramente si è verificato dopo la fine della prima ondata del 2020, dimostra che il bacino di replicazione virale è molto ampio. Con la conseguenza di trovare senza difficoltà soggetti positivi anche attraverso i test rapidi, che sappiamo avere una sensibilità molto bassa rispetto a quelli molecolari.

4) Il valore dell’indicatore “positivi/tamponi totali” continua a crescere nonostante il parallelo, sia pure modesto, aumento dei test eseguiti, anche questo un chiaro segno dell’ampiezza del bacino di replicazione virale.

Quarantena addio?

Nonostante la risalita dei contagi, resta il tentativo di tornare il più possibile alla normalità e in questi giorni fa discutere la proposta di dire addio all’isolamento dei positivi al Covid, avanzata dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, come avviene già in Gran Bretagna e Svizzera, dove è solo raccomandata.

“Direi di aspettare ancora, vediamo l’andamento epidemico e se la sintomatologia prevalente è quella di una malattia lieve. Non voglio chiudere la porta a questa ipotesi di Costa ma neanche aprirla subito. Se cambiano le condizioni si potrà valutare magari sfruttando il caldo estivo, i positivi però dovranno uscire con mascherina” ha commentato all’Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma.

L’agenzia di stampa ha raccolto anche le opinioni di Bassetti (favorevole), Pregliasco (tendenzialmente favorevole), Galli (prudente) e Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), secondo il quale è meglio aspettare ancora un po’ alla luce della situazione attuale. È fortemente contrario Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, quindi il dibattito e aperto e nessuna decisione presa.

Come abbiamo ricordato più volte un’epidemia non può essere valutata solo in termini di pericolosità intrinseca dell’agente patogeno (nel nostro caso il Sars-CoV-2) ma deve tenere conto del numero complessivo di persone infettate e delle opportunità di continua mutazione che vengono offerte al virus lasciandolo circolare liberamente. Nel primo caso perché anche basse percentuali di casi gravi generano numeri assoluti elevati se il contagio si diffonde su larga scala; nel secondo perché, in vista dell’arrivo dei nuovi vaccini aggiornati a Omicron (anche se nella versione BA.1, ovvero originaria), l’ultima cosa che ci possiamo permettere è una nuova mutazione capace di eludere la risposta immunitaria più di quanto stiano già facendo le due sub-varianti BA.4 e BA.5 (Omicron 4 e 5).

Nel mondo

Concludiamo con i dati della pandemia a livello mondiale, utilizzando il Report settimanale dell’Oms relativo al periodo 14-20 giugno: i nuovi casi individuati sono stati 3.360.453, in crescita del 3,3% sui 3.250.433 del periodo precedente. In calo i decessi totali (-13,1%) a quota 7.592. Ricordiamo che i due indicatori sono sfalsati nel tempo, e che la curva dei decessi segue quella del contagio con un ritardo medio di 3-4 settimane.

I casi totali nel mondo da inizio pandemia sono 544milioni. Di questi, 86.970.000 si sono verificati negli Stati Uniti, con 1.016.000 decessi; 43.400.000 sono i casi registrati in India (525.000 vittime), 32 milioni in Brasile (670.000 vittime). Seguono la Francia (30,7milioni – 150.000), la Germania (27,8milioni – 141.000), il Regno Unito (22,7 milioni – 180.000), la Corea del Sud (18,3 milioni – 24.500). All’ottavo posto l’Italia che precede Russia, Turchia e Spagna.

I decessi legati al Covid sono in totale 6.330.000.

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