L'intervista

Aborto, il ginecologo: “I diritti non vanno dati per scontati, la 194 ha fermato una strage”

Ne parliamo con il dottor Claudio Crescini, vicepresidente dell'associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI)

Sta facendo parecchio discutere la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha abolito la storica sentenza “Roe vs Wade” con cui nel 1973 la stessa corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa. Ora i singoli stati potranno applicare le loro leggi in materia e alcuni – Texas e Missouri – lo hanno già reso illegale. Lo Stato di New York assicura: “Qui resta possibile”. Interviene anche l’Onu: abolire il diritto ad abortire è “un colpo terribile ai diritti umani delle donne”.

L’Onu – Organizzazione delle nazioni unite – ha evidenziato che abolire il diritto ad abortire è “un colpo terribile ai diritti umani delle donne” e, contestualmente, in tutto il mondo si è acceso un dibattito sulle tutele per le donne. Abbiamo chiesto un parere al dottor Claudio Crescini, ginecologo, vicepresidente dell’associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI).

Cosa cambia con la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti? E cosa pensa di questo provvedimento?

Innanzitutto va precisato che questa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti non ha detto che l’aborto vada negato e nemmeno che si tratti di un delitto. Ha affermato che non è un diritto federale, cioè che non c’è un obbligo ad avere in tutti gli stati americani una legge favorevole all’interruzione volontaria della gravidanza. Ogni stato, quindi, può decidere autonomamente se avere una legislazione favorevole, limitativa o addirittura contraria a questa possibilità. Secondo le ultime notizie, probabilmente già 13 stati americani su 50 proibiranno del tutto l’interruzione legale della gravidanza. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha trasferito ai singoli stati la decisione e, in questo modo, l’aborto non risulta più un problema di salute pubblica, come è in realtà, ma diventa una questione esclusivamente politica.

Cosa ne consegue?

In base al tipo di governo dello stato in cui risiedono, le donne americane subiranno in misura più o meno rilevante le conseguenze che sono chiaramente negative nei paesi dove l’aborto legale è proibito. Gli stati che sono governati dai repubblicani, cioè dai conservatori che corrispondono al nostro centrodestra, ridurranno o negheranno alle donne la possibilità di interrompere la gravidanza in modo sicuro e legale, mentre negli stati a guida democratica, cioè progressista, sarà possibile. Paradossalmente, facendo un esempio, se uno stato adesso fosse nelle mani dei repubblicani e al suo interno l’aborto venisse proibito, qualora alle elezioni dovessero vincere i democratici tutto cambierebbe e verrebbe reintrodotta una legge a favore della possibilità di abortire legalmente. Queste decisioni dipenderanno esclusivamente dalla politica ed è un errore molto grave perché la scelta della donna di portare avanti o meno una gravidanza non può essere affidata all’ideologia: è un problema personale che dipende dalla volontà della donna stessa.

Ci spieghi

Una donna può rimanere gravida ma non volere la gravidanza per i più svariati motivi: perché non se la sente, non è il momento giusto, è troppo giovane, è il frutto di un rapporto forzato o non ha le disponibilità economiche ecc. Negli Stati Uniti e in altri Paesi simili, in modo particolare fra gli afroamericani, l’arrivo di un bambino da una gravidanza indesiderata spesso porta a un impoverimento della famiglia, a un peggioramento delle condizioni economiche e a un aumento della criminalità giovanile perché questi figli non voluti crescono in situazioni di gravissimo disagio. Ma c’è un altro aspetto di cui è fondamentale tenere conto.

Quale?

Nei paesi dove l’aborto è legale, viene eseguito in modo sicuro, sotto controllo medico e in strutture sanitarie, mentre dove è proibito le interruzioni volontarie di gravidanza vengono praticate in modo clandestino, illegale e non sicuro, aumentando molto le possibili complicanze tra cui la mortalità materna. Noi italiani forse ce ne siamo dimenticati perché abbiamo una legge – la 194 – che è stata approvata nel 1978. Non ci ricordiamo cosa succedeva prima della sua entrata in vigore: le poche ragazze appartenenti a famiglie benestanti avevano la possibilità di recarsi all’estero, soprattutto in Inghilterra, per effettuare l’interruzione di gravidanza negli ospedali o nelle cliniche, mentre il resto della popolazione – non abbiente o non informato – si rivolgeva alle cosiddette mammane – ostetriche e non – o ai famosi cucchiai d’oro, ossia medici che di nascosto provocavano aborti in vari modi. In alternativa, molte donne ricorrevano a pozioni come gli avvelenamenti da decotto di prezzemolo pur di raggiungere lo scopo.

La situazione, dunque, era pericolosa

Si, gli aborti c’erano anche prima della legge 194, ma avvenivano clandestinamente e non di rado le donne arrivavano in ospedale in condizioni molto gravi per infezioni, perforazioni uterine o emorragie e parecchie morivano. La 194 ha fermato questa strage e, dopo la sua approvazione, l’aborto viene praticato in ospedale ed è una procedura sicura. Ora può essere eseguito addirittura adoperando farmaci specifici, senza dover necessariamente eseguire l’intervenuto chirurgico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che è un organismo internazionale super partes, ha da sempre sostenuto che i paesi civili devono garantire l’accesso all’aborto legale, renderlo accessibile e privilegiare il ricorso ai farmaci. Lo sta ribadendo tuttora e, addirittura, ha aggiunto che si debbano evitare i periodi di attesa da quando la donna decide di interrompere la gravidanza. In questo caso, la legge italiana prevede sette giorni tra la decisione e la procedura.

E’ una considerazione importante

Si, l’Oms si fa carico della salute delle donne, vede l’interruzione di gravidanza nei suoi aspetti medici, non religiosi, etici o politici. Considera il problema dal punto di vista della mortalità materna e della salute senza dimenticare le conseguenze per i bambini che nascono in famiglie in cui la gravidanza non è stata voluta o desiderata. Molti studi, che sono stati condotti soprattutto nei paesi anglosassoni, mostrano gli esiti negativi sui figli che nascono da donne che non volevano diventare mamme e, non avendo potuto ricorrere all’aborto, sono state costrette a partorire. Le conseguenze sono negative: abolire il diritto ad avere un aborto legale non vuol dire abolire l’aborto ma abolirne lo svolgimento in sicurezza. Significa favorire l’aborto illegale, criminoso e pericoloso. Continuerà a esserci come c’è sempre stato nei millenni passati ma fatto in modo clandestino, con metodi non sicuri e con conseguenze drammatiche, come avveniva in Italia prima del ’78. Questo è il problema medico, poi ci sono i problemi sulla libera scelta da parte della donna di decidere sul proprio corpo, i problemi dei diritti, della politica – la destra contraria e la sinistra favorevole – e i problemi religiosi. La religione cattolica, per esempio è contraria e nei paesi arabi, musulmani, è proibito.

Come mai la Corte Suprema degli Stati Uniti è arrivata a questa decisione?

Ha formulato questa sentenza perché l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva inserito all’interno di questo organismo tre giudici di area repubblicana. Qualora cambiassero e dovessero prevalere giudici nominati da un democratico, la sentenza potrebbe essere modificata. Le povere donne che vivono questo dramma sono vittime di questi cambiamenti politici, che peraltro spesso sono gestiti da maschi che non conoscono i problemi relativi alla gravidanza.

Per risolvere la questione, non si potrebbe considerare il diritto all’aborto pre-esistente alla politica?

L’Oms afferma che tutti gli stati dovrebbero garantire questo diritto alle donne che lo richiedono. Ovviamente non obbliga ad abortire: consente a chi non desidera la gravidanza di poterla interrompere. Chi, invece, decide di portarla avanti, può farlo e può avere tutti i figli che vuole. Senza una legge sull’aborto si proibisce a un gruppo di persone di poter fare una libera scelta. Dal punto di vista numerico, quando venne approvata la 194 le interruzioni si aggiravano attorno alle 200mila, mentre ora stanno scendendo verso le 60mila. Il terrorismo che era stato fatto sostenendo che, con questa legge, tutte le donne avrebbero abortito era una bugia, una falsità detta volutamente per ingannare le persone. In realtà le interruzioni si sono ridotte arrivando a un terzo. Ogni donna deve essere libera di scegliere e di gestire la gravidanza perché il bambino rimane a lei: rarissime volte viene ceduto in affido o in adozione e non possiamo obbligarla a intraprendere questo percorso. Se volesse diventare mamma e non potesse continuare la gestazione per motivi economici, cioè per ragioni esterne, il discorso è diverso ed è sacrosanto sostenerla, non solo per il primo anno di vita del neonato ma con aiuti di durata superiore. La maggior parte delle donne che decidono di interrompere la gravidanza lo fanno perché è arrivata senza desiderarla, non hanno usato il contraccettivo adeguato, hanno compiuto una sbadataggine o commesso un errore. Alcuni settori hanno perpetrato campagne diffamatorie nei confronti della pillola e invece i contraccettivi aiutano a evitare le gravidanze indesiderate. Analogamente a quello che è successo con i vaccini anti-Covid, in un primo momento tanti li criticavano pensando che contenessero chissà cosa, poi è stata riconosciuta la loro funzione.

C’è il rischio che anche in Italia si arrivi a una regressione del diritto all’aborto in sicurezza?

I diritti non sono mai del tutto acquisiti. Probabilmente tante giovani danno per scontato di poter usufruire di quanto previsto dalle 194 e non si pongono il problema. È una legge che è stata sottoposta a un referendum che ne confermò la validità a larga maggioranza e non credo che possa accadere da noi quello che è successo negli Stati Uniti. Fare previsioni, però, è molto difficile perché nella storia a volte si compiono passi avanti e altre si torna indietro. Sicuramente nulla si può dare per scontato, per acquisito e per certo per sempre: certi diritti vanno conquistati e mantenuti.

Per concludere, in Italia e nella provincia di Bergamo più della metà dei medici è obiettore di coscienza. Risulta difficile per una donna abortire?

Il numero dei medici obiettori di coscienza è elevato, soprattutto nell’Italia meridionale. Qualsiasi medico può redigere il certificato per l’interruzione della gravidanza, anche i medici di base, ma normalmente le persone si rivolgono al medico ostetrico ginecologo. Nonostante il numero dei non obiettori non sia ampissimo, in Italia la possibilità di abortire è garantita e in Lombardia non ci sono grandi problemi da questo punto di vista. Negli ultimi anni si è passati dalla procedura chirurgica a quella farmacologica. Ci sono farmaci in grado di indurre l’aborto come se fosse spontaneo: non sono più necessari il ricovero e l’anestesia totale. Per le donne che vivono in Paesi dove l’aborto è proibito, per esempio nel mondo arabo, alcune associazioni inviano – su richiesta – farmaci in grado di interrompere la gravidanza. Viene ovviato un problema ma non è il metodo migliore perché manca il controllo medico.

E cosa consiglia di fare?

In tutto il mondo, oltre a garantire la possibilità di praticare l’aborto legale e sicuro, bisognerebbe promuovere l’utilizzo dei metodi contraccettivi e l’educazione alla sessualità nei giovani e nelle scuole. Quando politica, religione e ideologie si intromettono nei problemi medici generalmente compiono danni perché le loro argomentazioni non hanno fondamenti scientifici: non considerando i numeri, non sanno esattamente quello che succede.

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