L'intervista

Roberta Villa: “Non illudiamoci, non sarà un’estate all’insegna della normalità”

La giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, invita a non abbassare la guardia sulla pandemia da Covid-19 durante la bella stagione

“Non vivremo un’estate all’insegna della normalità, anzi ritengo che quest’idea ci stia ingannando e rischi di metterci nei guai”. Così la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, invita a non abbassare la guardia sulla pandemia da Covid-19 durante la bella stagione.

In modo particolare, sottolinea le sequele che possono scaturire dalla malattia, “che non è una semplice influenza o un banale raffreddore”. L’abbiamo intervistata per saperne di più e chiederle alcuni consigli su come comportarci.

Potremo finalmente vivere un’estate all’insegna della normalità?

Secondo me no, anzi ritengo che l’idea della normalità ci stia ingannando e rischi di metterci nei guai. Siamo all’inizio di un’ondata che, in altri Paesi, ha già raggiunto numeri significativi. In Gran Bretagna, per esempio, sono stati superati i mille ricoveri al giorno. Le varianti che al momento risultano prevalenti, cioè BA.4 e BA.5, sono estremamente contagiose. Secondo i dati disponibili, sono il virus più infettivo che conosciamo: prima era il morbillo, ma sembra che queste due varianti lo superino. Pensando che abbiano effetti poco gravi sul nostro organismo, dimentichiamo che parecchi anziani e tanti soggetti fragili sono scoperti dopo aver ricevuto l’ultima dose lo scorso autunno. Purtroppo le adesioni alla quarta dose sono basse, anche se le ricerche condotte sinora ne evidenziano la capacità di risvegliare gli anticorpi fornendo una certa protezione. Molti commettono l’errore di non sottoporsi a questa dose aggiuntiva credendo che sia meglio aspettare l’autunno o l’arrivo di nuovi vaccini, ma in realtà ci troviamo all’inizio di un’ondata che potrebbe essere breve ma intensa.

Ci spieghi

I ricoveri e la mortalità stanno aumentando, non sono cresciuti molto ma dobbiamo pensare alle ripercussioni che possono scaturire dalla malattia. Abbiamo le prove di quanto l’infezione da Covid-19 non sia soltanto un’influenza o un raffreddore. In un’elevata percentuale di casi porta a sequele nel lungo termine. Purtroppo i Long Covid, cioè quei pazienti che continuano a manifestare sintomi legati alla malattia pur essendo guariti e risultando negativi al tampone, continuano a essere sottovalutati. I pazienti che ne sono affetti, tipicamente, lamentano stanchezza patologica, una mancanza di concentrazione, sensazione di nebbia celebrare, dolori muscolari e qualcuno il protrarsi dell’alterazione del gusto e dell’olfatto. Sappiamo che l’azione del virus favorisce l’aumento di altre patologie come il diabete o le malattie cardiovascolari, anche se non conosciamo ancora molto bene quali siano i meccanismi che determinino queste problematiche. Si ipotizza che sia il risultato di microtrombi, ma per capire esattamente cosa accade è necessario effettuare ulteriori ricerche, è certo, però, che in numerosi casi l’infezione ha ripercussioni negative sul nostro stato di salute. Per farsi un’idea basta pensare alle invalidità da Covid.

In che senso?

Mi riferisco al grosso problema delle invalidità da Covid-19, dovute a dolori muscolari, stanchezza e difficoltà nella concentrazione. Nel Regno Unito sono almeno 2 milioni le persone che riportano questi sintomi e oltre 300mila non sono in condizione di lavorare a causa degli strascichi dovuti alla malattia. L’idea che sia una semplice influenza o un banale raffreddore che si possa contrarre ogni due o tre mesi senza risentirne più di tanto è ingannevole e non funziona. È sbagliato anche pensare che Omicron possa  creare un’immunità di gregge perché più circola questo virus più è facile che si sviluppino nuove varianti capaci di evadere l’immunità data dai casi precedenti.

In questo contesto, come consiglia di comportarsi?

Consiglio di cercare di approfittare dell’estate per trascorrere più tempo all’aria aperta e godere di tutto quello che si possa fare in sicurezza dopo due anni di pandemia. Al tempo stesso, però, non dobbiamo illuderci che la pandemia sia finita, che stia terminando o che non rappresenti più un pericolo. Il virus sta circolando moltissimo, siamo nel pieno di un’ondata e le infezioni possono avere conseguenze importanti, in particolar modo per chi non è vaccinato o si è vaccinato lo scorso autunno e ora non ha più la stessa protezione. Il ragionamento da fare è il seguente: guardando nell’immediato, contraendo la malattia, nella migliore delle ipotesi rischiamo di rovinarci le vacanze, mentre nel medio-lungo periodo il rischio è quello di avere strascichi pesanti. Sicuramente negare l’esistenza del virus non è un buon modo per affrontare l’estate: nella bella stagione le circostanze ci aiutano ma dobbiamo sempre cercare di proteggerci, soprattutto negli spazi chiusi e, per questo le mascherine possono essere utili anche se non sono più obbligatorie. Consiglio di continuare a indossare le Ffp2 nei ristoranti, nei bar, nei negozi – specialmente nelle situazioni di affollamento – e in aereo. Essendo dotate di filtri più efficaci rispetto alle altre, ci riparano maggiormente, anche se non ci rendono esenti dal rischio di contrarre l’infezione: data l’alta contagiosità, il pericolo c’è ed è elevato.

Significa che non ne usciremo più?

L’unico modo per uscirne è mettere a punto vaccini efficaci contro i Coronavirus. La ricerca ci sta lavorando parecchio: il progetto sembra molto promettente ma pare non aver ancora portato a risultati ben definiti. La speranza è che possa arrivare, nel frattempo in autunno dovremmo avere a disposizione nuovi vaccini sviluppati sulla prima Omicron. Non sappiamo quanto siano efficaci su BA.5, ma aiuteranno a ridurre i rischi. Valgono le stesse considerazioni espresse per le mascherine: da soli non bastano a proteggerci al 100% dall’infezione, ma diminuiscono le conseguenze più gravi e bisogna fare il possibile per tutelarsi. Colgo l’occasione, infine, per sottolineare l’importanza di vaccinasi con la quarta dose per le persone che hanno la possibilità di riceverla, cioè gli anziani e i più fragili: restare in attesa dell’autunno o dell’arrivo dei nuovi vaccini è un errore molto grave. Ed è bene che, a quattro mesi di distanza dalla guarigione, chi ha avuto Covid effettui il booster perché nemmeno la cosiddetta immunità ibrida, indotta da vaccino e guarigione, riesce a scongiurare i rischi.

Ma la quarta dose viene ancora eseguita con i vaccini disponibili finora, che sono stati sviluppati partendo dalla sequenza del virus di Wuhan?

Si, ma è meglio di niente. Non abbiamo ancora un vaccino mirato sulle nuove varianti e gli studi condotti sulla quarta dose attualmente disponibile evidenziano che è in grado di risvegliare gli anticorpi, anche se per un breve periodo di tempo. Non ci dà la garanzia di non infettarci ma, come avviene con le mascherine, riduce il rischio di ammalarsi e di manifestare le conseguenze più gravi. Per ripararci, al momento, non possiamo che ricorrere ai vaccini che sono stati autorizzati, indossare la mascherina e osservare il distanziamento sociale, evitando per esempio di abbracciarsi e baciarsi se si dovesse partecipare a un matrimonio. Dobbiamo essere consapevoli che la pandemia è in corso e minaccia la nostra salute: possiamo – anzi dobbiamo – ridurre i rischi ma non è ancora possibile eliminarli completamente. È fondamentale, quindi, fare il possibile per proteggerci.

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