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Bimba azzannata: il pitbull non è cane per tutti e la legge italiana non serve a prevenire - BergamoNews
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Bimba azzannata: il pitbull non è cane per tutti e la legge italiana non serve a prevenire

Uno strumento utile come il "patentino" viene reso obbligatorio soltanto per i proprietari che hanno un cane che ha già cagionato danni, per cui non ha senso

Ancora una volta siamo a commentare un episodio riguardante un Pitbull che si rende protagonista di un ferimento (leggi), purtroppo, in questo caso, di una bambina.

La premessa, più che doverosa, è che, come spesso accade, sono troppo pochi gli elementi di cui siamo a conoscenza per poter giudicare l’episodio in sé, per cui mi astengo dal farlo, in quanto sappiamo soltanto che la bambina pare si sia avvicinata troppo ai cuccioli, scatenando la reazione della mamma, un atteggiamento che, sebbene estremo, purtroppo può starci.

Il Pitbull, come tutte le razze a sé assimilabili, non è un cane per tutti. È un cane con una bocca importante, con una presa decisamente forte, frutto di una selezione mirata ad ottenere ciò, così come il segugio è stato “creato” per fiutare e il retriever per riportare.

Attenzione, questo non significa che segugi e retriever non mordano mai, non cadiamo in questo tranello, tutti i cani sono potenziali morsicatori, la differenza sta, appunto, nella bocca, nella potenza esercitata dal morso.

Proprio per questo motivo servirebbe un po’ più di rigore da parte delle nostre Istituzioni nella regolamentazione di queste razze.

La legge italiana punta sul concetto di “proprietà responsabile”, per cui non viene fatta una differenziazione per questa o quella razza (e, ricordiamolo, l’American Pitbull Terrier in Italia non è una razza riconosciuta, e tantomeno è riconosciuta dalla Federazione Cinologica Internazionale).

Così com’è la legge serve a poco, soprattutto per quanto riguarda la reale efficacia nel prevenire incidenti.

Uno strumento utile come il “patentino” viene reso obbligatorio soltanto per i proprietari che hanno un cane che ha già cagionato danni, per cui non ha senso. Pensate che una buona parte del programma formativo è proprio dedicata al tema “cani e bambini” e a riconoscere i cosiddetti campanelli d’allarme: ecco, meglio istruire il proprietario prima che il cane possa mordere, non dopo, siete d’accordo? Ciò non significa che sicuramente non sarebbe successo, neanche avere la patente rappresenta una garanzia sul fatto che mai provocheremo un incidente stradale, ma almeno ci vengono insegnate le regole del codice della strada.

Meglio fa il Comune di Milano, che di propria iniziativa, da un paio di anni, ha stilato una lista di razze (e derivati) obbligando i proprietari di tali cani a frequentare uno speciale corso composto da lezioni teoriche e pratiche (per chi volesse saperne di più, tutte le informazioni si trovano sul sito internet del comune del capoluogo lombardo).

In alcuni Paesi europei, invece, questi cani sono di fatto vietati. Non possono essere venduti, adottati o allevati.

Personalmente non mi piacciono i divieti assoluti, e non credo sia mettendo fuorilegge il Pitbull che si risolva il problema, e proprio per questo, secondo me, invece occorre puntare su una attentissima selezione dei proprietari.

Vi sono, oltre ad una doverosa formazione preventiva degli aspiranti compagni umani, altre misure da poter attuare.

Ad esempio potrebbe essere istituito un registro di persone inadatte ad avere un cane perché non compatibili con l’allevamento o la semplice detenzione dello stesso. Non spetta certo a me delineare le linee guida di una tale iniziativa, ma se una persona fosse già stata segnalata per incuria e maltrattamenti nei confronti degli animali, dovrebbe essere automaticamente inserita in questo elenco.

Anche richiedere una valutazione periodica da parte di un Medico Veterinario comportamentalista, potrebbe essere un valido supporto nell’arginare potenziali incidenti.

*Dog Trainer, Educatore cinofilo professionista

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