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Alta valle seriana

Valbondione, il fiume ‘assaltato’ dalle centraline: “Otto progetti in pochi chilometri”

La denuncia del consigliere comunale Semperboni: "Troppe nel raggio di pochi chilometri". Legambiente: "Colpa degli incentivi ai privati. Serve un cambio di rotta, Bergamo segua l'esempio di Cremona"

Valbondione. Non si ferma il business delle centraline idroelettriche lungo il fiume Serio, in particolare nelle acque del territorio di Valbondione. Il tema era già stato sollevato nel 2018, attraverso un’interrogazione parlamentare del leghista Daniele Belotti che chiedeva un freno alla proliferazione degli impianti.

Ora, a tornare sull’argomento, è il mai domo consigliere comunale di Valbondione, Walter Semperboni. “Sei centraline sono in funzione – spiega -. Ad un’altra è stato dato il via libera per la costruzione, ora vengo a sapere della richiesta per un altro progetto. Sarebbe l’ottavo nel raggio di quattro, forse cinque chilometri di fiume. Bisogna riunire gli amministratori dei comuni montani e far sì che le leggi cambino. Non bisogna essere degli ambientalisti illuminati per capire che così non va bene. Chiedo una sospensiva del progetto ed un tavolo di lavoro con gli amministratori interessati dall’opera e i rappresentanti politici bergamaschi”.

Da un lato c’è il timore che gli impianti possano arrecare danni al paesaggio e alla fauna ittica; dall’altro che lo sfruttamento delle acque diventi appannaggio di pochi, senza particolari benefici o compensazioni economiche per la collettività. “Solo una di queste centraline è di proprietà comunale – osserva Semperboni -, due sono dell’Enel, tutte le altre private”.

E, vien da sé, queste ultime non portano alcun introito nelle casse dell’amministrazione, che non può opporsi alle concessioni. “L’ente che deve farsi delle domande è la Provincia di Bergamo, che spesso rilascia con troppa leggerezza queste autorizzazioni – attacca Semperboni, che tira le orecchie anche agli ambientalisti -. È vero, spesso vengono a sapere di questi progetti solo a giochi fatti o dai giornali, ma è possibile che nessuno alzi mai la voce?”.

In realtà, Legambiente Bergamo sembra avere le idee piuttosto chiare. “Purtroppo c’è molta rassegnazione sul tema – commenta la presidente Elena Ferrario -. Anche il delegato all’Ambiente della Provincia ha recentemente dichiarato che non si può fare granché, perché c’è una Legge che incentiva le centraline”.

Il problema, secondo Ferrario, sta proprio nel fatto che gli incentivi rendono economicamente attrattivi anche interventi con bassissime capacità produttive. “C’è una sproporzione evidente – aggiunge Ferrario, che porta un esempio basato su un’analisi condotta dalla stessa Legambiente -. Per un impianto da 800 kilowatt che copre all’incirca 260 utenze private, le tariffe incentivanti portano al gestore qualcosa come 18 milioni di euro in vent’anni”.

Ovviamente, la “caccia al tesoro” non riguarda solo le acque di Valbondione e dell’alta Valseriana. “In un tratto del fiume Oglio – spiega ancora Ferrario – la nostra associazione ha contato 34 progetti in 25 chilometri. È vero che ci sono gli incentivi, ma ci sono territori che operano in ben altro modo”.

A Cremona, per esempio. “Dove senza il benestare dei parchi e dei comuni sui quali dovrebbero sorgere le centraline, la Provincia non rilascia autorizzazioni – conclude la presidente di Legambiente Bergamo -. Agli amministratori locali, che conoscono bene il territorio, viene chiesto un parere che non è vincolante, ma che, evidentemente ha un peso diverso rispetto a quanto avviene da noi”.

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