Il progetto degli australiani

Miniere a Gorno e Oltre il Colle, ultimo ‘no’ dal ministero della Transizione ecologica

Dopo Regione e ministero della Cultura, altro parere negativo sul rinnovo della concessione. Ora, per la società Energia Minerals, 60 giorni per fare ricorso al Tar, abbandonare il tavolo o rilanciare con un nuovo progetto: sul sito, i piani bergamaschi dell'azienda sono sempre sponsorizzatissimi

“Giudizio di compatibilità ambientale negativo”. È l’atteso verdetto del ministero della Transizione ecologica sulla riapertura delle miniere di zinco e piombo che la società Energia Minerals S.r.l. – controllata della multinazionale australiana Altamin Limited – intende scavare nei territori di Gorno, Oltre il Colle e Oneta. L’ultima e definitiva bocciatura – dopo quelle arrivate nei mesi scorsi da Regione Lombardia, Soprintendenza e ministero della Cultura – che allontana ancor di più la possibilità di partire con l’attività estrattiva entro il 2024, come previsto dall’azienda.

Sul progetto hanno mostrato contrarietà anche i Comuni e un comitato di cittadini che in pochi mesi ha raccolto oltre 1.150 firme. Se da un lato l’investimento, stimato in 120 milioni di euro – almeno nelle previsioni degli australiani – dovrebbe portare in dote 250 posti di lavoro, dall’altro il forte impatto ambientale ha sempre creato molte perplessità: per il traffico di mezzi pesanti che si genererà (“tra le case di Riso passerà un camion ogni 4 o 5 minuti”, aveva dichiarato il sindaco di Gorno Gianpiero Calegari) e per il pericolo di inquinamento della falde acquifere (che portano acqua a circa 500 mila cittadini, come evidenziato da Uniacque).

Il tutto a ridosso di zone naturali protette (tra le quali il Parco delle Orobie Bergamasche). Il ministero della Transizione ecologica, di fatto, si è limitato a sottolineare le criticità già evidenziate, specificando che la società ha 60 giorni di tempo per ricorrere al Tar.

Al netto di ogni considerazione, la domanda che in molti si pongono è: bene, e ora? C’è chi si augura che quello delle miniere sia un capitolo chiuso, cogliendo magari l’occasione per aprirne un altro: quello di un serio rilancio turistico della zona.

E chi pensa che la partita sia tutt’altro che chiusa: la Altamin ha ritirato quattro concessioni di zinco tra le più importanti in Italia e sul proprio sito parla in maniera tutt’altro che rinunciataria del progetto in terra Bergamasca, dove avrebbe già investito – solo per le ispezioni finalizzate a cercare materiale – circa 25 milioni di euro in 7 anni (“Gorno – si legge sul sito – ha il potenziale per diventare un nuovo distretto dello zinco importante a livello mondiale”).

Difficile – secondo fonti vicine alla società – pensare che abbandoni facilmente il tavolo. Una delle ipotesi, è che la multinazionale australiana si stia preparando a mettere a punto una nuova istanza; un progetto con delle migliorie basate sulle osservazioni ricevute, con un obiettivo molto semplice da intuire: trasformare quei ‘no’ in un via libera.

Indirettamente, ne sembra convinto anche il sindaco di Oltre il Colle Giuseppe Astori: “Ci siamo affidati ai nostri tecnici che hanno espresso un parere negativo sull’impatto ambientale del progetto, ma restiamo disponibili ad ascoltare altre soluzioni”.

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