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L'indagine

Qualità della vita: Bergamo brilla per bassa disoccupazione giovanile e scuole accessibili

L'analisi del Sole 24 Ore su 36 indicatori suddivisi per generazioni: la nostra provincia, tra alti e bassi, sempre nel primo terzo della classifica

Due indici in crescita, uno in calo: nella consueta indagine annuale sulla qualità della vita condotta dal Sole 24 Ore e suddivisa per generazioni, la provincia di Bergamo vede una contrazione delle sue performance negli indicatori relativi ai bambini, mentre migliora nei dati che riguardano giovani e anziani, rimanendo sempre nel primo terzo della classifica.

La fotografia scattata dal quotidiano economico è stata presentata in anteprima domenica 5 giugno al Festival dell’Economia di Trento, mettendo in luce le azioni prese a livello locale per rispondere alle esigenze specifiche dei tre target generazionali.

L’indagine si è basata su 36 indicatori, 12 per ogni gruppo, con cinque novità: percentuali di edifici scolastici con mensa, le imprese che fanno e-commerce, la presenza di medici specialisti, la dipendenza rispetto alla popolazione in età attiva e i farmaci anti-depressiva.

Le tre classifiche generali premiano Aosta (per i bambini), Piacenza (giovani) e Cagliari (anziani), mentre Bergamo si piazza rispettivamente al 31esimo, 36esimo e 20esimo posto.

Tra gli indicatori dedicati ai bimbi, la provincia di Bergamo emerge in particolare per “scuole accessibili”, vale a dire senza barriere fisiche: sono il 53,6% e meglio in Italia fa solo Aosta (63,2%).

Una medaglia migliore arriva nella categoria giovani, alla voce “Tasso di disoccupazione giovanile”: tra i ragazzi tra i 15 e i 34 anni è del 4,9%, al top assoluto in Italia prima di Pordenone (5,4%) e Cremona (5,7%).

L’analisi sulla fascia anziana della popolazione, Bergamo registra innanzitutto una netta ripresa nel dato relativo alla speranza di vita a 65 anni: dopo il crollo dovuto all’incidenza del Covid, la provincia si è rialzata e si posiziona all’undicesimo posto. Si ferma poi ai piedi del podio nella categoria che analizza i farmaci per malattie croniche: è quarta con 166,6 unità minime farmacologiche pro capite vendute.

 

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