Lettere

La lettera

“Ricoverata con mio figlio, costretta a rimanere in stanza”. L’ospedale: “È per la sicurezza di tutti”

I dubbi di una madre, alle prese con le limitazioni che ancora oggi insistono in ambienti ospedalieri: la struttura sanitaria, pur comprendendo lo sforzo richiesto ai degenti, spiega le ragioni

I dubbi e le domande di una mamma ricoverata in pediatria all’ospedale di Seriate insieme al figlio, dove le restrizioni sono ancora tangibili. La risposta della struttura sanitaria in capo alla Asst Bergamo Est che, pur comprendendo le difficoltà della situazione, deve anteporre a qualsiasi rimostranza la sicurezza di tutti i presenti.

Ecco lo scambio di vedute tra le parti.

La lettera

“Buongiorno, vi scrivo questa lettera perché spero di riuscire a cambiare qualcosa che non funziona. Premetto che ho partorito durante la pandemia e quindi so cosa significhi stare in ospedale senza vedere nessuno e fare moltissime ore in stanza da sola.

Ma si sa, quando si toccano i bambini è sempre tutto più doloroso e più difficile.

Sono stata ricoverata con mio mio figlio poche settimane fa.

Un ricovero che somigliava più ad una prigione anzi peggio: in prigione hanno almeno un’ora d’aria , lì no.

I bambini, si sa, sprigionano energia da tutti i pori, sono sempre sorridenti allegri, curiosi, desiderosi di esplorare e di vivere con quella spensieratezza che ti pervade.

Mio figlio tutto questo l’ha perso durante la degenza in ospedale.

Pur avendo tamponi negativi non potevamo lasciare in nessun momento la nostra stanza. La cosa più emozionante che potevamo fare durante la nostra giornata era guardare le macchine che si muovevano nel parcheggio.

Siamo di fronte ad una situazione che conosciamo bene: il Covid, le mascherine, le distanze interpersonali, le restrizioni di vario tipo.

È normale voler isolare un reparto di ospedale non concedendo le visite da fuori, davvero lo capisco!

Non capisco però perché mio figlio e i bambini del reparto pediatrico, non possano giocare o stare tra di loro. Sono bimbi che stanno male, difficilmente capiscono il perché siano li. Bambini che vedono solo persone mascherate con camice bianco o azzurro che prelevano sangue, o fanno flebo.

Non capisco perché IO non ho potuto dare conforto alla signora nella stanza davanti a me (per le poche volte che l’ho vista con la porta aperta), visibilmente sofferente.

Magari anche lei avrebbe potuto dare conforto a me.

Perché?

Perché dopo due anni di pandemia mio figlio e quelli di tanti altri hanno dovuto subire la perdita di TUTTI i diritti in un momento così delicato come un ricovero ospedaliero?

Perché?

Perché il figlio della signora dell’ ultima stanza piangeva sempre? Perché mio figlio non ha potuto dargli anche solo un’ora della sua giornata per stare un po’ insieme e alleggerirgli quella sofferenza?

Non siamo più in emergenza sanitaria, gli stadi sono pieni, nei locali chiusi non c’è più obbligo di mascherina… e devo ricordare i vari concerti di Vasco?

Il fatto che si tratti di un ospedale dovrebbe essere ancora più confortante proprio perché per accedere ai reparti viene fatto un regolare tampone.

La degenza in ospedale è difficile, molto difficile ma fare il medico o l’infermiere dovrebbe avere come obiettivo quello di fare stare bene i pazienti, a 360°, non solo fisicamente.

In questo caso, invece l’umanità si è persa.

L’umanità si è persa quando mettevo la faccia fuori dalla stanza e mi veniva detto di rientrare subito, l’ umanità si è persa quando una mamma, stanca, chiede di poter far camminare il proprio bambino un attimo nel corridoio e le viene negato.

Sono tutti bravi a fare i buoni della situazione ma quando poi bisogna esserlo davvero, ti chiudono la porta in faccia.

Io sono rimasta scioccata dal mio ricovero. Difficile spiegarlo, bisogna provare cosa vuol dire guardare tuo figlio e renderti conto che oggi non ha sorriso nemmeno una volta.

Umanità li non c’ era. Per me le persone hanno fallito.

In due anni di pandemia il reparto pediatrico mantiene ancora tutte le restrizioni ma in due anni le cose sono cambiate, NOI siamo cambiati, bisogna andare avanti e adeguarsi.

Non per divertirsi o fare baldoria ma solo per permettere ai bambini di sopportare con meno dolore e angoscia (e un pizzico di normalità) un ricovero ospedaliero.

Questa lettera è per tutti i bimbi e le mamme che ora si trovano in quella stanza di ospedale sperando che arrivi in fretta la notte per poter dire che anche un altro giorno è passato”.

La replica

Contattata per una spiegazione riguardo le attuali procedure di sicurezza in atto all’interno della struttura ospedaliera, la direzione del Bolognini di Seriate ha spiegato i motivi che ancora oggi costringono a mantenere alta la guardia.

“Giova ricordare le condizioni straordinarie che abbiamo vissuto, anche e soprattutto in ospedale, negli ultimi due anni. Reparti stravolti, limitazioni e vincoli a molteplici attività, una rincorsa continua per garantire ricoveri, visite, vaccinazioni in un contesto pandemico mai vissuto prima.

L’ospedale rappresenta, per eccellenza, un luogo sicuro di cura e diagnosi per tutti, ma soprattutto per i più fragili e i bambini rientrano in questa categoria. Adottare regole condivise, anche di distanziamento, ha consentito di mantenere il reparto in sicurezza, evitando contagi tra i pazienti. Rammentiamo che ancora, ad oggi, anche in Pediatria, transitano bimbi covid positivi e il loro stato non consente di poter organizzare attività di socializzazione, per LA SICUREZZA DI TUTTI.

Ci rendiamo conto che ciò significa limitare la possibilità di rendere la degenza più leggera ma siamo consapevoli che lo sforzo che viene richiesto al piccolo degente (stazionare in camera con il proprio genitore) avrà come risultato un beneficio più che proporzionale per l’intera collettività.

Auspichiamo un ritorno alla normalità il prima possibile, quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, purtroppo non prima”.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
Più informazioni
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI