Perché?

“Nessun infermiere tra le onorificenze di Mattarella: da eroi del Covid a signori nessuno” fotogallery

La lettera di un infermiere contrariato: "Continuate pure così. Noi non smetteremo mai di prenderci cura di tutti coloro che si presenteranno al nostro cospetto e ne avranno bisogno"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un infermiere, contrariato per la mancata assegnazione in occasione del 2 giugno dei riconoscimenti dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” agli infermieri che hanno lavorato e si sono sacrificati durante l’emergenza Covid.

Giovedì 2 giugno di ritorno a casa dopo una passeggiata in centro città, con i miei due figli, ci siamo imbattuti al cospetto di alcune forze dell’ordine dell’Arma dei Carabinieri, in divisa antica con sciabola scintillante, cappello e mantella.

Uscivano dal Palazzo della Provincia, dove presupponevo si fosse svolta qualche manifestazione, essendo appunto il giorno della Festa della Repubblica.

Con i bambini, affascinati da questo incontro, ho cercato per quanto possibile di far capire loro quanto fosse importante questo giorno di festa per ogni singolo italiano, di cosa volesse dire essere una Repubblica e che non era un semplice giorno di vacanza da scuola.

In serata, ho appreso la notizia dal vostro giornale che proprio dentro a quel Palazzo il Presidente Mattarella ha insignito 85 riconoscimenti dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, alcuni dei quali ad alcuni sanitari dell’HPG23 per l’impegno profuso durante la pandemia di Covid.

Leggendo l’articolo e scorrendo i nomi delle persone insignite di tale onorificenza, purtroppo ho dovuto constatare che nessun infermiere/a era fra questi.

Senza entrare nel merito, anche se forse si dovrebbe, mi chiedo quale sforzo in più abbiano profuso certe persone rispetto ad altre.

Mi chiedo, se qualcuno di quegli infermieri che hanno lottato per la sopravvivenza di molte persone, che hanno accompagnato alla morte tutte quelle vittime sole e lontane dalle loro famiglie, a quegli infermieri che uscivano di casa senza avere la certezza di poter ritornare dai propri figli, mariti o mogli, che hanno avuto paura, pianto, si sono disperati ma hanno continuato sempre e comunque giorno dopo giorno ad essere al loro posto. Mi chiedo, se una e dico una di queste persone, non abbia meritato questa onorificenza.

A quegli infermieri che loro sì, erano fra i malati, accanto ai letti a lottare fra la vita e la morte a sostenere e combattere questo virus maledetto che ha sconvolto la vita di molti.

La differenza la fa la classe sociale?
La differenza la fa la parte dirigenziale dal semplice infermiere?
La differenza è quella di un generale da un soldato?

Io non capisco. Non capivo e ancor di più fatico a capire oggi quale meritocrazia esista in questo nostro bel paese.
Se è questo il mondo in cui viviamo, se è questo il mondo che lascerò in eredità ai miei figli allora mi vergogno, come padre come persona e come italiano.

Credo a mio modesto parere che si sarebbe potuto far meglio di così.

Tempo fa scrissi di non dimenticarsi degli infermieri e di ciò che avevano fatto e che continuano a fare silenziosamente.

Ma la realtà è stata molto diversa da ciò che speravo e speravano in tanti che svolgono questa professione con amore e dedizione ma che resteranno sempre nell’ombra.

Ancora una volta le istituzioni e chi sta ai vertici della nostra professione non ha perso occasione di umiliarci e demoralizzarci.

Da eroi a signori nessuno il passo è stato breve e silenzioso. Continuate pure così. Noi non smetteremo mai di prenderci cura di tutti coloro che si presenteranno al nostro cospetto e ne avranno bisogno.

D.C.

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