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Alla fiera dei librai

Giorgia Soleri a Bergamo: “Dall’aborto alla vulvodinia, i miei dolori dentro un libro”

Ne “La signorina Nessuno” una sorta di catarsi, ma anche la voce di tante giovani donne come lei

Bergamo. La testa alta e il sorriso di chi sa dove andare. Un outfit total pink per ostentare tutta la sua femminilità, ché, come tiene a sottolineare, “si può parlare di poesia anche con qualche scollatura in più, senza che l’esibire il proprio essere donna generi giudizi affrettati e confusi”.

Ha ‘solo’ ventisei anni, Giorgia Soleri, ma ha conosciuto il dolore e ha scelto di raccontarlo. Con grande consapevolezza. Con autentico coraggio.

Nella serata di giovedì 2 giugno, di fronte a un pubblico tanto numeroso quanto eterogeneo, la giovane modella, influencer e attivista, ha presentato alla Fiera dei Librai di Bergamo il suo libro d’esordio, La signorina Nessuno: una raccolta di poesie in cui trovano spazio anche la prosa e delle illustrazioni – queste ultime realizzate dalla migliore amica storica, Emma Passarella.

I temi affrontati vanno dall’amore al dolore, dalle tenebre alla luce, dalla sconfitta alla liberazione. “L’idea della signorina Nessuno – dichiara – è nata in me ormai quattro anni fa: è stata una compagna con cui sono cresciuta e dalla quale poi, all’uscita del libro, mi sono sganciata. È il frutto della mia codardia; è il coraggio di dire cose che, altrimenti, non avrei mai avuto la forza di raccontare. Il nostro è stato un viaggio memorabile, ma ora lei non c’è più. Adesso ci sono io. Finalmente, c’è Giorgia”.

Spinta dalla spietata schiettezza della signorina Nessuno e dall’urgenza della scrittura, l’autrice ha messo nero su bianco temi importanti, spesso crudi, affidando così alla condivisione la funzione catartica per eccellenza.

Le questioni affrontate da Soleri attraversano la quotidianità e raggiungono luoghi ancora oggi troppo poco esplorati.

Nella sezione dedicata alla Perdita, ad esempio, un’ampia parentesi è riservata all’aborto: “C’è ancora tanto, tanto bisogno di parlarne in Italia – afferma –. Malgrado l’esistenza della legge 194, persiste infatti un forte stigma e le critiche che ho ricevuto quando ho parlato della mia esperienza ne sono la dimostrazione. Purtroppo, ci sono donne che non sono accompagnate come dovuto dalle istituzioni; io stessa, se fossi stata presa per mano e supportata da chi di dovere, avrei vissuto forse più serenamente il percorso. E attenzione: questo non significa che non avrei provato dolore. Quello sarebbe impossibile a chiunque”.

E sempre il dolore è il filo conduttore che la porta a parlare della vulvodinia, malattia di cui è affetta e per il cui riconoscimento si sta battendo da diverso tempo. “Ho passato otto anni della mia vita – racconta – a soffrire per qualcosa a cui nessuno riusciva a dare un nome. Dopo infinite ricerche, contro erronei pareri medici e false ipotesi, il 2 settembre 2020 mi sono auto-diagnosticata la vulvodinia. Ho iniziato a parlarne sui social e sono stata sommersa da messaggi di donne nella mia stessa situazione. Ho ricevuto la diagnosi dal dottor Giorgio Galizia: ora sono in cura a Bergamo dalla dottoressa Chiara Marra e dalla sua équipe”.

È una strada tortuosa, ma Soleri non si dà per vinta. Per lei e per quelle ragazze e donne che stanno attraversando lo stesso calvario.

Così, stanca, ma sicura, continua a camminare. A camminare e lottare, augurandosi lo stesso spirito della madre: “In malattia non si vince e non si perde, ma spero di avere la sua stessa forza nel combattere. Lei è il mio esempio”.

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