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Luca Sofri a Bergamo: “Non esiste netta distinzione fra droghe e farmaci”

Il direttore del giornale online ha preso parte alla presentazione del terzo numero della rivista "Cose spiegate bene" alla Fiera dei Librai

Bergamo. Spesso quando si parla delle “droghe” non si hanno le idee chiare. I ricercatori hanno acquisito buone conoscenze sui loro effetti, sui danni che possono arrecare al nostro organismo ma anche sugli utilizzi terapeutici in campo medico, però le informazioni che circolano a livello mediatico molte volte risultano imprecise se non parziali o erronee.

Ne derivano visioni stereotipate e ingannevoli, che portano ad avere scarsa consapevolezza: per saperne di più è necessario andare oltre agli slogan politici e alle semplificazioni a cui ricorriamo per cercare di decifrare la realtà che ci circonda. Per acquisire una visione più completa, che tenga conto della complessità di questo tema, è arrivato in libreria il terzo numero di “Cose spiegate bene”, la rivista del giornale online Post, realizzata in collaborazione con Iperborea.

La pubblicazione, intitolata Le droghe, in sostanza, è stata presentata alla Fiera dei Librai che rimarrà allestita in piazzale Alpini a Bergamo fino a domenica 5 giugno. Illustrandone i contenuti, il direttore del Post, Luca Sofri, spiega: “Dal punto di vista linguistico, quando si parla di sostanze che hanno effetti sul nostro corpo e sul nostro cervello si ricorre a una distinzione ingannevole tra le parole ‘droghe’ e ‘farmaci’. Le cose sono molto più complesse e il confine tra loro è meno netto di quanto si pensi per come abitualmente usiamo questi termini. È una distinzione che nei fatti non esiste, come è più palesemente dimostrato dal fatto che in altre lingue come l’inglese una sola parola – ‘drugs’ – corrisponde alle nostre due. Dal punto di vista di ciò che sono, droghe e medicinali si confondono, e si confondono le loro funzioni e le loro capacità di modificare positivamente e negativamente il nostro stato mentale e fisico. Le sostanze che chiamiamo ‘droghe’ sono tante, diverse e i loro effetti cambiano a seconda delle dosi, delle caratteristiche di chi le assume e delle ragioni per cui lo fa. Per questo parlare delle droghe come se fossero tutte uguali è riduttivo e fuorviante. Inoltre ignora il fatto che la stessa sostanza che qualcuno usa per provare piacere e divertirsi, può essere utile a qualcun altro per i suoi effetti terapeutici”.

“Per farsi un’idea – prosegue Luca Sofri – basta pensare che da tempo ci è diventata più familiare l’espressione ‘droghe usate a scopo terapeutico’ con cui descriviamo quelle che normalmente chiameremmo medicine e, d’altro canto, da ancor più tempo sentiamo l’espressione ‘effetti collaterali indesiderati’ che viene usata per indicare i rischi anche gravi dei medicinali, non tanto diversi da quelli che associamo agli usi o abusi delle droghe, ma senza chiamarli effetti collaterali indesiderati. Se ne ha conferma dal punto di vista etimologico: la parola ‘farmaco’ deriva dal greco φαρμακον, pharmakon, che vuol dire ‘rimedio, medicina’, ma anche ‘veleno’. La distinzione artificiosa che viene comunemente adottata tra i termini ‘droghe’ e ‘farmaci’ ha lo scopo di conservare un tabù allarmato nei confronti degli usi non terapeutici di determinate sostanze. Si è portati a distinguere tra farmaci buoni e droghe cattive adottando una riduzione binaria della complessità che è tipica del nostro modo di pensare e di solito si riscontra anche per le questioni di genere, come abbiamo specificato nel precedente numero di Cose. Questa polarizzazione schematica è ingannevole, fuorviante e attorno a questa tematica c’è poca chiarezza”.

Questa confusione ha anche buone motivazioni, intenzioni positive che non si possono mettere facilmente in discussione. Il direttore del Post specifica: “Si tratta di uno di quei casi in cui tacere la verità – per quanto sia discutibile – mostra risultati in termini di difesa delle comunità e dei singoli, come avviene per i segreti di Stato e per le informazioni che non vengono rese pubbliche per ragioni di sicurezza. La creazione di un tabù linguistico e culturale è una scelta di protezione e difesa, soprattutto verso i giovani e i minorenni. Il terrorismo assoluto e generalizzato nei confronti delle droghe, però, non viene usato per altri pericoli che in alcuni casi possono essere maggiori come il fumo o l’alcol. È una protezione che è giusto sostituire con una corretta e completa informazione, sapendo però che non è sufficiente a deresponsabilizzarci rispetto ai rischi che riguardano persone più vulnerabili o alle conseguenze negative che si possono verificare in seguito alle scelte di molti”.

Alla presentazione della rivista alla Fiera dei librai di Bergamo sono intervenute, inoltre, la giornalista scientifica e dottoressa in farmacologia Agnese Codignola, che ha approfondito la tematica dell’utilizzo terapeutico delle sostanze psichedeliche che, “se inserite in percorsi medici possono essere adoperate per diverse forme di disagio psichico. Sono in corso, inoltre, diversi studi per approfondire i possibili effetti che possono avere nelle condizioni di autismo o Alzheimer”.

All’incontro, moderato da Nicola Quadri del comitato scientifico BergamoScienza, con la giornalista Ludovica Lugli, infine, si è focalizzata l’attenzione sull’epidemia di overdose da oppiacei negli Stati Uniti, che costituisce un altro tema trattato nella rivista: “Alla base c’è stata una prescrizione eccessiva di oppiacei da parte di alcuni medici e si è facilmente passati dal semplice utilizzo di un analgesico a quello della tossicodipendenza”.

Su questo numero di “Cose spiegate bene“, infine, si possono tanti altri contenuti legati a quello che noi comunemente chiamiamo “le droghe” e comprende un glossario con la definizione di tutte le sostanze.

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