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Alunni in Dad, in un libro le furbate: “C’è quello che si è registrato per l’interrogazione sulla poesia a memoria” - BergamoNews
L'insegnante

Alunni in Dad, in un libro le furbate: “C’è quello che si è registrato per l’interrogazione sulla poesia a memoria”

L’insegnante bergamasco Michele Signorelli, ha raccolto in un volume tanti aneddoti relativi alle lezioni online

Poco più di due anni fa la scuola si è trovata a vivere l’esperienza della didattica a distanza. Nell’arco di pochi giorni l’intero sistema scolastico si è dovuto “convertire” alla DaD: molti istituti non erano pronti e gli insegnanti hanno dovuto reinventarsi affrontando vari problemi tecnici e organizzativi.

Si sono verificati parecchi episodi curiosi che fanno sorridere ma anche riflettere. L’insegnante bergamasco Michele Signorelli, che negli ultimi anni ha insegnato in una scuola media in provincia di Lecco e all’Abf – Azienda Bergamasca Formazione, li ha raccolti in un libro fresco di pubblicazione.
Intitolato Prof infame per te solo lame. Cronache semiserie ma fedeli di due anni di didattica a distanza, è reperibile attraverso molte piattaforme online (Amazon, Ibs, Mondadori, Feltrinelli, oltre che sul sito dell’editore Giacovelli). Abbiamo intervistato l’autore per saperne di più.

Com’è nato questo libro?

Inizialmente non avevo idea di scrivere un libro. Ho cominciato annotandomi alcuni aneddoti delle giornate in DaD e, per questo, è un racconto diaristico. Essendo insegnante, ho avuto la fortuna di continuare a lavorare anche nella prima ondata della pandemia da Covid-19, svolgendo didattica a distanza. Le lezioni online sono state costellate da parecchi episodi curiosi: spesso gli studenti davano risposte fuori da ogni logica, se ne sono viste di tutti i colori e ho iniziato ad appuntarmi quello che succedeva. Li ho raccontati anche scrivendo alcuni post su Facebook e ho visto che tanti li leggevano, li commentavano e si divertivano.

Hanno suscitato parecchio interesse?

Si, incuriosivano molto le persone. Man mano gli appunti raccolti diventavano sempre di più e, senza rendermene conto ero arrivato a una trentina di pagine, che sono state la base di questo libro. L’idea di pubblicarlo è piaciuta alla casa editrice Giacovelli, che mi ha consigliato di espanderne il contenuto: l’ho sviluppato e così ha preso forma la pubblicazione. Per rendere meglio il concetto ho calcato la mano su alcuni punti: il tono del libro è molto esagerato, ma è tutto realistico.

Potrebbe farci alcuni esempi di quello che è accaduto?

In ogni classe c’erano alunni che non si collegavano per seguire le lezioni: non li abbiamo visti per un mese e nessuno sapeva niente di loro. Gli aneddoti che hanno costellato le giornate in DaD sono moltissimi… forse quello più eclatante riguarda un alunno che si è fatto interrogare su una poesia da imparare a memoria. A un certo punto mi sono accorto che il movimento delle labbra non corrispondeva alla pronuncia delle parole, gli ho chiesto di interrompersi ma l’audio è proseguito: in realtà non conosceva la poesia, prima della lezione si era registrato mentre la leggeva e nell’interrogazione stava solo muovendo solo la bocca. In molte altre occasioni, invece, dallo schermo si vedevano nonni e genitori che ascoltavano la lezione e a volte suggerivano, ma c’erano anche mamme che cantavano o passavano l’aspirapolvere. Anche a livello tecnologico si sono verificati parecchi inconvenienti, fra problemi di connessione reali e finti guasti che servivano come scusante per non seguire la lezione o per non rispondere alle domande. Nella prima DaD, poi, mancavano i dispositivi: tante famiglie non avevano abbastanza computer e tablet, mentre in seguito le scuole hanno fornito strumenti in comodato d’uso.

Ci sono altri episodi che l’hanno colpito?

Tanti. Ho dovuto chiedere ai ragazzi di non presentarsi in pigiama e c’era qualcuno che seguiva la lezione stando a letto. È successo che, mentre stavo spiegando, un alunno rifacesse il letto (erano ordini di mamma, aveva detto), un’alunna mi ha detto che sarebbe andata a prendere il collirio e un altro stava girando per casa alla ricerca della connessione wi-fi. Un ragazzo aveva il dito rotto da tre mesi e non poteva scrivere, un altro si collegava dal giardino perché diceva che in casa non c’erano stanze libere, il suo amico stava sul balcone perché in casa non prendeva internet e a un altro suonavano sempre il campanello e doveva andare a vedere chi fosse. Ogni volta impiegava dagli otto ai quindici minuti e mi sono domandato chi lo cercasse considerando che non si poteva nemmeno uscire di casa. Ma non è tutto: un altro alunno aveva messo la webcam di fronte alla tv e lo vedevo mentre stava giocando alla playstation. Di contro, c’è anche chi si è impegnato e ha seguito le lezioni online con attenzione e costanza.

Cosa provava?

La furbizia degli alunni mi fa sempre divertire, ma bisogna avere la battuta sempre pronta, come nei film di Totò. Sicuramente per gestire in maniera efficace la didattica a distanza è necessario ripensare completamente il proprio lavoro, ma tutto è avvenuto velocemente: non c’è stato il tempo per sviluppare alcuna riflessione. Era una situazione particolare, inedita e sopraggiunta senza preavviso: non c’erano indicazioni chiare e ogni scuola si è mossa a tentoni, come se stesse camminando nel buio. Alcuni colleghi mi domandavano come si accedesse a Google considerando che si sarebbe cominciato a utilizzare Meet. Per mia formazione, ho una buona padronanza delle tecnologie: nelle prime due settimane di DaD ho inviato il materiale via e-mail e poi ho iniziato a svolgere le lezioni online.

E com’è andata con i genitori?

Il rapporto scuola-famiglia è sempre molto delicato. Ogni casa vive una realtà diversa e in alcune situazioni si fatica a trovare un dialogo. Per quanto riguarda il periodo della DaD, mi è capitato di dover far presente ad alcuni genitori cose curiose, per esempio che avevano suggerito al figlio o alla figlia durante l’interrogazione. Un’altra mamma, invece, mi aveva comunicato che un determinato giorno sua figlia non sarebbe riuscita a collegarsi alla lezione perché doveva fare una visita ma in realtà una collega l’ha incontrata al mercato del paese… Si sono verificate alcune scorrettezze e, quando arrivano dalla componente genitoriale, è più complicato affrontarle. Come ho scritto in una riflessione all’interno del libro, penso che la DaD non abbia creato nuovi problemi – a parte le difficoltà tecniche e organizzative – ma abbia evidenziato quelli già esistenti che, però, tendevamo a non vedere.

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Libro di Michele Signorelli

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