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Vaiolo delle scimmie, 2 casi sospetti a Bergamo: "Negativi, ecco perché non deve allarmarci" - BergamoNews
L'infettivologo rizzi

Vaiolo delle scimmie, 2 casi sospetti a Bergamo: “Negativi, ecco perché non deve allarmarci”

Marco Rizzi, direttore del Reparto di Malattie infettive dell’ospedale Papa Giovanni: "Non è contagioso come il Covid-19. Nel mondo pochi ricoveri tra chi ha contratto l'infezione. Esistono farmaci e vaccini efficaci"

Bergamo. Ad oggi, sono 5 i casi di vaiolo delle scimmie confermati in Lombardia. Nessuno in provincia di Bergamo. Ma, se una cosa ormai è chiara, è che quando si parla di virus i confini sono un concetto relativo.

Marco Rizzi, direttore del Reparto di Malattie infettive dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo,  dobbiamo nuovamente preoccuparci?

In ospedale abbiamo avuto due casi sospetti, ma dagli accertamenti è emerso che non si trattava di vaiolo delle scimmie. Nel mondo si contano oltre cento casi, su una popolazione di sette-otto miliardi di persone. Quindi, per ora, direi proprio di no, non dobbiamo preoccuparci.

Ma?

Allo stesso tempo è insolito osservare tanti casi al di fuori delle aree endemiche della malattia, come l’Africa centrale e occidentale, dove il contatto con scimmie o roditori è più frequente. Questo elemento fa pensare che la trasmissione sia diventata interumana (da uomo a uomo, ndr). Ecco perché bisogna fare ‘tracciamento’: le inchieste epidemiologiche servono a questo, a ricostruire la catena del contagio. Anche per capire se ci sono collegamenti tra i vari focolai osservati nel mondo.

Gli esperti ripetono che “è tutto sotto controllo”. Non lo abbiamo sentito dire anche prima che il Covid si diffondesse su larga scala?

Mettiamola così: al momento, non ci sono elementi per essere allarmati o allarmanti. Ad ogni modo, possiamo dirlo con una buona dose di certezza, questo virus non è contagioso come il Covid-19. Ad oggi, non ci sono evidenze di casi maturati in seguito a contatti occasionali, fuggevoli, come trovarsi sullo stesso autobus con un positivo, tanto per intenderci.

Al momento, che cosa sappiamo? Come si trasmette?

Per via respiratoria, per contatto delle vescicole o attraverso fluidi biologici. Dunque, anche attraverso i rapporti sessuali. Per contagiarsi e contagiare servono contatti ‘stretti’, ravvicinati e piuttosto prolungati. Questo, oggi, sappiamo.

Quando un caso viene definito ‘sospetto’ come i due osservati a Bergamo? Quali sono i sintomi da non sottovalutare?

Eruzioni cutanee, con la comparsa di vescicole simili a quelle della varicella. Ma anche febbre, brividi, dolori muscolari, cefalea, linfonodi ingrossati, stanchezza. Ad ogni modo, se una macchia compare sulla pelle non significa che abbiamo contratto il vaiolo delle scimmie. Occorrono valutazioni più approfondite. Se rivolgendosi al medico di base, questo esclude malattie come varicella o morbillo, bisogna passare al livello successivo: chiedere al paziente se ha avuto un’attività sessuale particolarmente intensa nelle ultime tre settimane, magari con partner differenti; oppure, se è da poco tornato dalle zone dove la malattia è endemica. Se sì, a quel punto possiamo parlare di caso ‘sospetto’.

Per accertare che si tratti di vaiolo delle scimmie, che cosa si fa?

Un tampone orofaringeo, o un tampone che preleva il liquido interno alla vescicola. All’ospedale Sacco di Milano (dove venerdì è stato isolato il virus, ndr) e al San Matteo di Pavia ci sono due laboratori che analizzano i campioni, con tempi di risposta tra le 24 e le 72 ore. Se si è positivi…

Scatta l’isolamento domiciliare?

Fiduciario, sì. Va detto che, per ora, i disturbi osservati sono piuttosto moderati rispetto alla classica versione del vaiolo delle scimmie. Poche persone tra quelle a cui è stata diagnosticata l’infezione hanno avuto bisogno di ricovero, le lesioni non sembrano così diffuse. Febbre, dolori muscolari e malessere in generale si presentano in forma abbastanza attenuata rispetto a quanto descritto nei paesi dove la malattia è endemica.

E le cure?

Ci sono già farmaci antivirali e vaccini efficaci, anche se in misura limitata. Ma ripeto: la stragrande maggioranza dei casi, al momento, non necessita di un trattamento o di una terapia specifica.

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