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Gran finale per Altri Percorsi: la poesia di Zanzotto trionfa al Sociale - BergamoNews
Lo spettacolo

Gran finale per Altri Percorsi: la poesia di Zanzotto trionfa al Sociale

Uno sfondo scuro e al centro la Tempesta del Giorgione, un quadro a cui Zanzotto dedicò molti lavori. La bellezza invade l’oscurità ed è qui che lo spettatore si perde nella dimensione dell’immaginario poetico e ci rimane fino alla fine

Bergamo. “Da tempo volevamo realizzare uno spettacolo dedicato ad Andrea Zonzotto, ora finalmente è realtà”. Sono emozionatissimi Leda Kreider e Marco Menegoni, attori della compagnia Anagoor, poco prima di andare in scena con “Ecloga XI”, spettacolo omaggio al grande poeta veneto Andrea Zanzotto.

Manca poco meno di un’ora alla prima nazionale di giovedì 26 maggio. Sul Teatro Sociale di Bergamo gli occhi della stampa e della viva comunità che ha animato la stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti. Si chiude un sipario, e si apre un nuovo capitolo. Altri Percorsi, segnato anche quest’anno dal tocco sensibile di Maria Grazia Panigada, direttrice artistica della rassegna, termina con un debutto, coprodotto da Fondazione Teatro Donizetti Bergamo, con Centrale Fies, ERT / Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi, Operaestate Festival Veneto.

Una produzione imponente: le aspettative non potevano che essere altissime. Sul palco la compagnia Anagoor, tra i più interessanti gruppi di ricerca teatrale oggi in attività, e le parole, profonde e immortali, di Zanzotto.

Le parole riempiono il teatro. Arrivano dove la mente degli uomini, da sola, non è capace. Ecloga XI si apre per gli spettatori con un atto di puro ascolto in assenza di immagine. Parte la riproduzione acustica di un nastro magnetico. Il nastro contiene la registrazione di un evento che è un doppio falso: si tratta di un immaginario antico carnevale veneziano, falso documento proveniente da epoca storica non ben definita, ma è anche il reenactment, inautentico, del celebre incipit del Casanova di Fellini – per il quale Zanzotto compose i versi del Recitativo Veneziano raccolto poi in Filò -.

Poi si apre il sipario. Uno sfondo scuro e al centro la Tempesta del Giorgione, un quadro a cui Zanzotto dedicò molti lavori. La bellezza invade l’oscurità ed è qui che lo spettatore si perde nella dimensione dell’immaginario poetico e ci rimane fino alla fine.

Spalle al pubblico e sguardo fisso su “La Tempesta”. I due attori recitano i versi di Zanzotto e lo faranno fino alla fine. Le parole riportano alle origini chi le scrive, le pronuncia o le ascolta. Alla nuda essenza delle cose. Ci si sente nudi di fronte alla verità, un concetto diventato oltre modo dirompente nella società dell’apparenza prima di ogni cosa e a tutti i costi. I due attori in scena, in momenti diversi, si tolgono i vestiti e si mostrano per ciò che sono. Un momento significativo in cui emerge ciò di cui siamo fatti veramente: corpo e pensieri.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, scriveva Fabrizio De Andrè, un altro grande poeta. Dall’effimero non si riproduce nulla, dalla pura verità si origina nuova vita. Ecco che l’oscurità della scenografia, piano piano, si trasforma in un bosco verde e rigoglioso, che si nutre di poesia. Forse perché i poeti sono in realtà i veri potenti di questa terra. E ogni donna o uomo d’arte lo sa: con la parola si possono costruire castelli e distruggere intere città.

“Un omaggio presuntuoso alla grande anima di Andrea Zanzotto”, si legge sotto il titolo dello spettacolo “Ecloga XI”. Non c’è presunzione nel profondo lavoro di Anagoor, solo sincero amore per la bellezza e la poesia.

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