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Lavoro a Bergamo, boom di assunzioni: in ripresa le donne, disoccupazione giovanile ai minimi - BergamoNews
Il rapporto

Lavoro a Bergamo, boom di assunzioni: in ripresa le donne, disoccupazione giovanile ai minimi

I dati dell’Osservatorio provinciale del lavoro delineano la situazione del mercato del lavoro in provincia di Bergamo nel periodo successivo allo stop per la pandemia

Bergamo. I numeri e le percentuali non diranno tutto eppure rimandano un quadro del mercato del lavoro in provincia di Bergamo molto buono. Contratti a tempo determinato confermati nell’indeterminato, molte assunzioni femminili e un dato per le disoccupazione giovanile che è quasi da primato. Bergamo è seconda in Italia con il tasso più basso di disoccupazione giovanile, dopo Pordenone.

Se ci sono molte cessazioni o licenziamenti è perché i lavoratori trovano altre occupazioni. La nostra provincia chiede molte figure, dalla manovalanza fino ai profili più alti.

È quanto emerge dall’analisi del gruppo tecnico dell’Osservatorio Mercato del Lavoro, che vede la partecipazione di rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Confindustria, Imprese & Territorio, Camera di Commercio, Università di Bergamo e Inps, che si è riunito mercoledì 25 maggio nella Sala consiliare del Palazzo della Provincia.

Il report 2021: dopo la pandemia ampi segnali di disgelo
Nell’anno 2021 in provincia di Bergamo si sono registrate 135.670 assunzioni e 128.353 cessazioni; entrambi i dati sono in aumento sia rispetto al 2020 che rispetto al 2019, anno più appropriato per un termine di confronto visto che rappresenta il periodo pre Covid. Entrambi i flussi annuali – in entrata e in uscita – rappresentano i punti di massima nella serie storica documentata dal 2009 e sono il segnale della ripresa economica di cui ha beneficiato il mercato del lavoro dopo il lungo periodo Covid.

Il saldo tra assunzioni e cessazioni è tornato nel 2021 nel 2021 in territorio ampiamente positivo (+7.317 posizioni), recuperando la perdita del 2020 (-2.615) e superando il risultato (+5.712) del
2019. Per quanto riguarda le tipologie contrattuali, il volume maggiore in termini assoluti è stato fatto segnare nel 2021 dalle assunzioni a tempo determinato (70.075, massimo storico). Le assunzioni a tempo indeterminato nel 2021 sono state 31.099: il 13,1% in più sull’anno precedente ma al di sotto (-14%) dei livelli del 2019.

I dati segnano inoltre un recupero dell’occupazione femminile, duramente colpita dalla pandemia, e dell’occupazione giovanile.
L’aggiornamento al 1° trimestre 2022 conferma una crescita ancora marcata delle assunzioni (40.292) e delle cessazioni (33.761). Si nota a marzo un rallentamento dell’espansione occupazionale: assunzioni (12.748) e cessazioni (12.626) si equivalgono, il saldo si riduce ai minimi termini e la sua variazione su base annua si attenua pur restando ampiamente positiva Tutti i dettagli in allegato nella sintesi e nel report completo.

Osservatorio del lavoro

Le reazioni della Provincia di Bergamo

“Dopo qualche mese di pausa riprendiamo oggi con l’attività dell’Osservatorio che abbiamo reimpostato in veste collegiale e interistituzionale – spiega Pasquale Gandolfi, Presidente della Provincia – . Vogliamo che il nostro report mensile sull’andamento del mercato del lavoro, rappresenti un’occasione di confronto e metta attorno a un tavolo tutti coloro che possono dare un valido contributo tecnico all’analisi dei dati e alla loro traduzione in indirizzi e strategie da attuare. La parola d’ordine è gestire e guidare i cambiamenti e non subirli, e noi crediamo fermamente che questo si possa fare solo tutti insieme”.

“La ripresa delle attività dell’Osservatorio è estremamente importante in una fase in cui entra nel vivo il programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL) che nasce con l’obiettivo di rilanciare le politiche attive per il lavoro – aggiunge Elisabetta Donati, Dirigente del Mercato del Lavoro -. In tal senso, sarà utile il lavoro dell’Osservatorio al fine di monitorare costantemente le dinamiche evolutive della domanda di lavoro, la rilevazione del fabbisogni di competenze, l’orientamento dell’offerta formativa. A partire dal 6 giugno gli operatori dei Centri per l’Impiego avranno a disposizione dei nuovi strumenti di profilazione di tipo qualitativo (assessment) grazie ai quali sarà possibile indirizzare gli utenti a uno dei percorsi previsti dal programma GOL: reinserimento lavorativo, aggiornamento (upskilling), riqualificazione (reskilling); lavoro e inclusione”.

Osservatorio del lavoro

Sintesi del Rapporto annuale 2021 (e 1° trimestre 2022)

Dal sistema delle Comunicazioni Obbligatorie relative a contratti di lavoro dipendente nelle sedi operative in provincia di Bergamo, emerge una netta ripresa nel 2021 dei flussi di assunzioni e di cessazioni. In entrambi i casi si toccano valori record nella serie storica (135.670 assunzioni e 128.353 cessazioni) con un aumento non solo sul 2020, anno segnato dalla pandemia, ma anche sul 2019, termine di confronto più appropriato.

L’intensità dei movimenti deriva da un contesto di ripresa economica sostenuta e dallo “scongelamento” del mercato del lavoro dopo un lungo periodo, da fine febbraio 2020 al primo trimestre 2021, di contrazione dei movimenti occupazionali a causa dell’epidemia, delle chiusure di molte attività economiche e delle normative di emergenza sanitaria, sociale ed economica.
Il saldo tra assunzioni e cessazioni è tornato nel 2021 in territorio positivo (+7.317 posizioni1), recuperando la perdita del 2020 e superando il risultato del 2019.
E’ un bilancio attribuibile in larga parte a rapporti temporanei: ha quindi un carattere provvisorio, gravato dalle incognite sull’evoluzione dello scenario economico internazionale nel 2022, dal rincaro dei costi energetici e dei prezzi dei materiali alla guerra in Ucraina.

L’aggiornamento al 1° trimestre 2022 conferma una crescita ancora marcata delle assunzioni (40.292) e delle cessazioni (33.761). Si nota a marzo un rallentamento dell’espansione occupazionale: assunzioni (12.748) e cessazioni (12.626) si equivalgono, il saldo si riduce ai minimi termini e la sua variazione su base annua si attenua pur restando ampiamente positiva.
La crisi da Covid non ha determinato, come poteva temersi, una caduta abnorme di occupazione dipendente. Le politiche di sostegno e gli ammortizzatori sociali hanno protetto una vasta platea di
lavoratori. La perdita del 2020, dopo un picco nella prima parte dell’anno, risulta a consuntivo inferiore a quella del 2009 o ai valori medi del triennio 2012-2014, il periodo più critico per il lavoro in provincia.

Se l’occupazione nel complesso ha tenuto, fonti di carattere amministrativo (INPS) evidenziano perdite rilevanti di reddito o retribuzione nell’anno 2020 per la maggior parte delle categorie di lavoratori (dipendenti e indipendenti). Secondo la nuova serie delle Forze di lavoro Istat, il totale degli occupati residenti in provincia nel 2021 non ha ancora recuperato (come in Italia e Lombardia ma a differenza dell’Unione europea) il livello medio del 2019, prima della pandemia Rispetto al passato, sono state eccezionali le condizioni normative e operative di funzionamento
del mercato del lavoro nel 2020 e parte del 2021. L’annullamento o il rinvio delle assunzioni, la proroga delle durate dei rapporti a termine (per lo meno quelli non immediatamente interrotti), l’utilizzo ampliato della Cassa integrazione guadagni, le drastiche limitazioni dei licenziamenti economici, la posticipazione di transizioni lavorative hanno disegnato, insieme al ricorso esteso a forme di lavoro da remoto, un quadro del tutto inconsueto del mondo del lavoro. Alcune deroghe inserite nei vari decreti “Sostegni” (su proroghe, durata e causali dei contratti a termine, ecc.), oltre a varie misure di incentivazione delle assunzioni, restano peraltro in vigore anche nel 2022.

Con la ripresa si sono verificati fenomeni inattesi, come il boom non dei licenziamenti (che tuttavia stanno gradualmente aumentando dalla metà del 2021) ma delle dimissioni. (che si mantengono su valori elevati anche nei primi mesi del 2022). È probabile che nella grande maggioranza dei casi le uscite volontarie – fenomeno generalizzato a quasi tutti i settori e livelli professionali, senza differenze di genere o età – siano associate in tempi brevi a nuove assunzioni, come del resto fa pensare la correlazione delle dinamiche di avviamenti e cessazioni rispetto ai livelli pre-Covid e il fatto che (secondo l’indagine Istat sulle Forze di lavoro) la partecipazione al lavoro in provincia sia aumentata nel 2021.

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