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Frodi bancarie, chi paga?

Tutti i consigli dell'avvocato per non incorrere in situazioni spiacevoli

Le “frodi identitarie bancarie” sono situazioni in cui il correntista è vittima di criminali che si sostituiscono alla sua persona forzando i sistemi di sicurezza di app e siti di home banking.
Si tratta di reati in costante crescita, di pari passo con la digitalizzazione dei servizi bancari, oggi utilizzati anche con telefonini e mobile device. Alessandro* si è rivolto al mio studio dopo aver subìto, durante il lock down 2020, la sottrazione di 150.000 euro dal proprio conto corrente.

La truffa è stata commessa con la tecnica sim swap fraud: una condotta secondo cui i malfattori, dopo aver individuato l’istituto di credito ed il dealer telefonico con cui la vittima
intrattiene rapporti, si procurano, anche su internet, la copia di un documento di identità del malcapitato e vi inseriscono la loro effige. Quindi con questo documento chiedono all’operatore telefonico associato all’utenza di home banking l’emissione di una nuova sim, con cui si impadroniscono delle somme giacenti sul conto corrente della vittima.

“Ero confinato a casa come tutti, ed era sera quando improvvisamente il mio telefono ha smesso di funzionare. Dal telefono fisso sono riuscito a contattare il servizio clienti del mio
operatore telefonico, che mi ha riferito che, a quanto risultava loro, io avevo chiesto quella stesso mattina, in un centro assistenza presso un centro commerciale di Roma (!), la
sostituzione della sim”. “Il mattino seguente – continua Alessandro – ho chiamato, sempre dal fisso, la mia banca che mi ha riferito di aver contabilizzato sul mio conto corrente tre bonifici urgenti dell’importo di 50.000 euro cadauno verso un IBAN spagnolo”. Nonostante il disconoscimento delle operazioni, la banca non ha ritenuto di poter procedere alla restituzione delle somme sottratte. È stato allora che Alessandro si è rivolto al nostro studio.

“Non appena l’avvocato ha scritto, la banca ha presentato un’offerta del 50%! A me, che ero correntista da oltre vent’anni, non avevano dato alcuna disponibilità. E comunque mi avevano fatto un’offerta penalizzante ed ingiusta”. Lo studio ha accompagnato Alessandro nella procedura di arbitrato bancario che si è positivamente conclusa con il riconoscimento dell’obbligo per l’istituto di credito di restituire l’intero importo sottratto. Quando si è vittima di situazioni come questa, è fondamentale disconoscere tempestivamente e per iscritto (anche via e-mail) le operazioni di disposizione contabilizzate dalla banca e sottoporre il caso a professionisti specializzati nel più breve tempo possibile per istruire le pratiche di indennizzo.

*I nomi riportati in questa rubrica sono di fantasia per ragioni di privacy

Testo a cura di Silvano Sacchi, avvocato

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