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Controlli periodici e sole nella giusta dose: così previeni il melanoma

Pur essendo molto aggressivo, però, questo tumore della pelle, se scoperto in fase iniziale, può essere “curato” attraverso la chirurgia

Il melanoma colpisce ogni anno circa 11.00 persone in Italia, con un picco incidenza tra i 30 e i 40 anni (anche se può comparire in età avanzata). In alcuni casi compare ex novo, in altri può nascere su un nevo che degenera. Pur essendo molto aggressivo, però, questo tumore della pelle, se scoperto in fase iniziale, può essere “curato” attraverso la chirurgia. Diagnosi precoce: è questa, quindi, la parola chiave. Come? Attraverso un regolare controllo e auto-controllo dei nevi. Ma ogni quanto bisognerebbe farlo? E quali sono i segni sospetti che devono mettere in allarme? Lo abbiamo chiesto al dottor Antonello De Bitonto, responsabile dell’unità di dermatologia del Policlinico San Marco e dell’ambulatorio di dermatologia del Policlinico San Pietro e dermatologo di Smart Clinic, struttura sanitaria del Gruppo San Donato all’interno del Centro Commerciale Le Due Torri di Stezzano.
Dottor De Bitonto, innanzitutto cosa sono i nei e perché vengono?
I nei, o più correttamente i nevi, sono definiti come lesioni (benigne) pigmentate contenenti melanociti, cioè le cellule deputate alla produzione di melanina, ovvero la sostanza che dà colore alla pelle. Possono essere congeniti, quando sono presenti fin dalla nascita, oppure acquisiti cioè comparsi a partire dal primo anno di età, fino in genere ai 30/40 anni, fascia d’età dopo la quale solitamente non ne compaiono più di nuovi. I fattori che determinano la comparsa dei nevi sono diversi. Innanzitutto l’ereditarietà e la predisposizione individuale. Anche fattori esterni, tra cui ad esempio l’esposizione al sole, però possono contribuire alla comparsa di un maggior di nevi nell’arco della vita.
Spesso, soprattutto in estate quando si sta più scoperti, capita di notare che un neo ha cambiato colore o forma. Ci si deve preoccupare?
In alcuni casi il cambiamento può essere fisiologico: i nevi infatti hanno una loro vita e quindi nascono crescono, maturano e rimangono stabili per decenni, “invecchiano” e infine tendono ad abbassarsi e decolorarsi in tarda età. Se però il cambiamento avviene in modo improvviso oppure compaiono nevi “anomali” è bene non sottovalutare perché potrebbe trattarsi di melanoma, ovvero un tumore della pelle che nasce dai melanociti, le cellule responsabili della colorazione della pelle che si trovano nello strato più profondo dell’epidermide.
Ma come si fa a riconoscere se un neo è anomalo o sospetto?
Un neo è anomalo quando non rispetta le regole dell’ABCDE, cioè A -simmetria; B-ordi irregolari; C-olori multipli associati; D-imensione; E-voluzione in breve periodo (qualche settimana o mese). Questi sono i parametri più importanti da tenere sotto controllo: una variazione di colore che diventa più scuro, un’alterazione dei bordi che diventano irregolari o una forma che diventa asimmetrica devono destare attenzione, soprattutto se associati alla variazione di dimensione. In tutti questi casi è opportuno un controllo specialistico dermatologico.
In cosa consiste il controllo e ogni quando va ripetuto?
Negli ultimi anni oltre alla visita clinica specialistica dermatologica si è affiancato l’esame dermatoscopico, un’indagine indispensabile che, mediante uno strumento (dermatoscopio) che ingrandisce e illumina anche strutture poste subito al di sotto della superficie cutanea altrimenti non visibili a occhio nudo permette a un occhio esperto di valutare in modo accurato eventuali modifiche strutturali e cellulari. Il controllo dei nevi andrebbe fatto non solo in caso di nevi sospetti ma ciclicamente, con cadenze stabilite insieme al dermatologo, da trimestrali a biennali a seconda della quantità e tipologia dei nevi. Fondamentale poi, tra un controllo e l’altro, è l’auto-osservazione del proprio corpo, tenendo presenti i parametri a cui abbiamo accennato prima. In caso di nevi di particolare dubbio diagnostico può essere utile, come esame di secondo livello, la cosiddetta mappatura dei nevi con videodermatoscopio (dermatoscopio collegato a un pc che permette di archiviare e immagazzinare immagini di nevi).
A che età bisognerebbe iniziare?
Il primo controllo è consigliabile intorno ai 12 anni. Prima di questa età infatti l’incidenza di melanoma è bassissima. Fanno eccezione però bambini con nevi congeniti giganti, che devono essere monitorati con attenzione, o con nevi di Spitz, formazioni simili a papule rosa che in età pediatrica non sono pericolose ma possono diventarlo in età giovanile.
Quali sono le cause dell’insorgenza del melanoma?

Non sono note con certezza le cause che inducono la comparsa di un melanoma, ma sono stati individuati alcuni fattori di rischio che predispongono allo sviluppo della malattia, tra questi:
avere la pelle molto chiara/chiara e i capelli biondi o rossi; avere molti nevi;  un’eccessiva esposizione al sole (o anche un utilizzo senza criterio di lampade e lettini abbronzanti a UVA ad alta pressione). Ormai si sa infatti che le scottature aumentano il rischio del 50% di sviluppare un tumore cutaneo. Inoltre, è stato accertato che le scottature solari in età pediatrica aumentano nettamente il rischio di un melanoma in età adulta.

Ma quindi, vietato prendere il sole?
No, purché però ci si esponga con la dovuta misura e le opportune cautele. Il sol, infatti, ha sicuramente effetti benefici in generale sull’organismo e in particolare sulla pelle: favorisce la formazione di vitamina D per prevenire il rachitismo, svolge un’azione antiinfiammatoria su dermatiti quali la psoriasi, l’acne, la dermatite atopica  e il miglioramento del tono dell’umore.
D’altro canto, però, ormai descritti in modo inequivocabile anche gli effetti negativi causati dal sole sulla pelle quali ad esempio l’insorgenza di precancerosi (cheratosi attiniche) e tumori cutanei (carcinomi basocellulari e spinocellulari), le fotodermatiti (dall’ustione solare all’orticaria solare, dalla lucite estiva benigna all’eruzione polimorfa alla luce), le reazioni fotoallergiche e fototossiche, scatenate da sostanze contenute in vegetali, profumi, farmaci (topici come i fans locali e sistemici come fans, tetracicline, sulfamidici e fluorchinolonici), l’aggravamento di malattie cutanee come il lupus eritematoso sistemico, il lichen planus, porfiria cutanea tarda, pellagra, rosacea. Un altro “effetto collaterale” è rappresentato poi dal cosiddetto fotaging, cioè l’invecchiamento cutaneo. Un’esposizione eccessiva e prolungata al sole (ma anche l’abitudine alla tintarella artificiale con i lettini e la lampade UV) causa infatti alterazioni non solo nello strato superficiale della pelle, cioè l’epidermide, ma anche in quello più profondo, il derma, provocando la diminuzione del collagene, cioè la sostanza che dà alla pelle elasticità e compattezza, e quindi la comparsa di rughe, e fenomeni di iperpigmentazione (lentigo solari, macchie senili).

Quali consigli possiamo dare, allora, per un’abbronzatura bella ma “sicura”?
Innanzitutto bisogna riconoscere il proprio fototipo (che è la risposta individuale alla luce solare esponendo il soggetto per 30 minuti al sole di mezzogiorno in estate). Se si ha un fototipo I o II bisogna evitare l’esposizione eccessiva e le conseguenti scottature; per tutti vale invece la regola di esporsi gradualmente al sole per consentire alla pelle di sviluppare una naturale abbronzatura (l’abbronzatura è un processo naturale dovuto ai meccanismi di difesa che il nostro organismo mette in atto quando viene esposta ai raggi UV), iniziando con 45/60 minuti il primo giorno per poi aumentare ed evitando le ore centrali della giornata (dalle 11.00 alle 15.00). Importantissimo è poi applicare protezioni adeguate al proprio fototipo, ricordandosi di rinnovare l’operazione più volte durante l’esposizione soprattutto dopo i bagni e di proteggere in particolar modo alcune zone del corpo come naso, labbra (spesso molto trascurate!), collo, décolleté, spalle. Infine, buona regola è anche utilizzare indumenti e accessori per proteggersi come cappello e occhiali da sole.

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