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Arcene, la casa all'asta e il figlio con una sindrome rara: "Qualcuno aiuti il nostro Alex" - BergamoNews
L'appello di una famiglia

Arcene, la casa all’asta e il figlio con una sindrome rara: “Qualcuno aiuti il nostro Alex”

I genitori di Alex Milani, assistiti dall'avvocato Christian Brivio, hanno chiesto al tribunale di sospendere l'esecuzione dell'asta in virtù delle condizioni di salute del figlio: "Respinti due volte, ascoltate il nostro appello"

Arcene. Giovanna Mazzoleni è la mamma di Alex: “un neonato di 34 anni”, allettato dalla nascita a causa di una malattia rara. Utilizza questa espressione per descrivere l’enorme condizione di sofferenza del figlio. “Nemmeno i medici che lo seguivano da piccolo hanno saputo dargli un nome. Qualcuno ha ipotizzato si tratti della sindrome di Miller-Dieker, ma non abbiamo certezze”.

Appena ne parla, stenta a trattenere il pianto. “Alex non comunica, si alimenta artificialmente. Vive sotto una campana di vetro e per seguirlo mi sono creata una specie di ospedale in casa”. Il pianto si fa disperato, quando racconta che quella stessa casa – sita in via Dante Alighieri ad Arcene – andrà all’asta il prossimo 8 giugno per circa 70 mila euro.

“Senza una casa, dove potrà stare Alex? Potrà essere accudito? Da chi? E in quali condizioni?”. Interrogativi che sorgono spontanei, e che ormai perseguitano Giovanna, 63 anni, e il marito Giacinto Marino Milani, di un anno più anziano.

Assistiti dall’avvocato Christian Brivio del Foro di Bergamo, hanno chiesto al tribunale di sospendere l’esecuzione dell’asta in virtù delle condizioni di salute del figlio. “Ma l’istanza – fa presente il legale, che ha preso a cuore la loro situazione – è stata respinta due volte”.

Una casa, infatti, può essere pignorata e venduta all’asta anche se abitata da una persona disabile. Al tempo stesso, è probabile che il giudice decida di prendere alcuni provvedimenti a sua tutela: per esempio concedere più tempo per lo sgombero, attivando congiuntamente i servizi sociali.

In passato, i genitori di Alex gestivano un’osteria a Pontirolo Nuovo. Ma gli affari, per qualche ragione, non sono decollati. “Hanno debiti, un mutuo non rientrato e vivono con la pensione di accompagnamento di invalidità del figlio – spiega l’avvocato Brivio -. Non hanno disponibilità economiche e non hanno altri posti dove andare”.

Quel che chiedono, è la possibilità di lanciare un appello per loro figlio Alex, prima che la situazione diventi ancor più drammatica. “Se la casa dovesse essere subito assegnata e nessun benefattore dovesse farsi avanti – ragiona il legale – i Comuni del circondario potrebbero attivarsi per trovare loro una casa popolare, in modo da non lasciarli abbandonati a loro stessi”.

Il municipio e la parrocchia di Arcene si dicono entrambi informati della vicenda.

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