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Jackidale, re di Youtube a Bergamo: “Ho iniziato coi video ai Lego, ora ho 2 milioni di iscritti" - BergamoNews
L'intervista

Jackidale, re di Youtube a Bergamo: “Ho iniziato coi video ai Lego, ora ho 2 milioni di iscritti” video

Il tech-influencer più seguito d'Italia si racconta a Bergamo Next Level: "Se non volete essere vittime della tecnologia, imparate a conoscerla"

Bergamo. Connettere lo sciacquone del wc di casa al proprio smartphone. Creare un divano motorizzato con due skateboard, oppure un robot che cucini la pasta, la sali e la scoli da solo. E perché no, andare da Milano a Roma con un monopattino elettrico. Sono solo alcune delle idee un po’ fuori dagli schemi di Jackidale – nome d’arte di Jacopo D’Alesio – il tech influencer più seguito in Italia. Ospite di Bergamo Next Level per parlare di tecnologia e rigenerazione, “Jacki” ha portato la sua esperienza di star del web, in particolare di YouTube con un canale da quasi 2 milioni di iscritti.

Intervistato dagli studenti dell’Università di Bergamo, il 22enne originario del lago Maggiore si è raccontato a tutto campo nel suo rapporto con il digitale, partendo dal legame con le varie piattaforme. Mentre i social proliferano, Jacki rimane fedele alle sue origini, ovvero YouTube. “È molto sottovalutato – spiega Jacopo -. Non lo dico perché è la piattaforma principale che uso, sia da creator che da utente. Più del 50% delle cose pratiche che ho imparato le ho apprese da lì”.

Un mondo vastissimo, che lascia comunque più spazio all’approfondimento. “Puoi guardare il video del gattino, ma anche la lezione di un professore universitario. Gli altri social sono un po’ vittime dell’algoritmo e dell’idea dell’apparenza di sé. Instagram è più frivolo. Tik Tok invece è molto interessante, c’è molta più creatività”.

Jacki ha iniziato alla tenera età di 9 anni, quando i genitori gli hanno regalato la prima videocamera e lui, bloccato da un braccio ingessato, ha iniziato a raccontare le cose che gli succedevano. Una delle prime cose che ha fatto con la telecamera è stata rendere immortali le costruzioni con i Lego: “Come tutti i ragazzini avevo un tot di mattoncini e se volevo costruire qualcosa di nuovo dovevo smontarli e ricostruirli. Il video era l’unico strumento per renderli immortali e per mostrarli a mia mamma, a mia nonna, ai mei amici. Da qui in poi la situazione è degenerata totalmente”.

Piano piano si è avventurato nel mondo del gaming fino a diventare il primo in Italia a parlare di Clash of Clans (“A Call of Duty ero scarsissimo”). Ma c’è stato anche un momento in cui si è stancato, in cui ha sentito di creare contenuti solo per dovere, per accontentare il pubblico. A quel punto è stato necessario diversificare, cominciare a parlare di quello che veramente gli piaceva. Oggi ha uno studio con la postazione da gioco, ma anche un vero laboratorio, pieno di attrezzi, di tavoli da lavoro e cassette piene di viti e bulloni dove costruisce oggetti.

Il segreto per lui è la curiosità. Ma anche un sano spirito di incoscienza. “Il bello del nostro mondo è che non ci sono regole, se ci si mette in gioco ce la si può fare. E il bello di iniziare è che puoi fallire, puoi permettertelo perché all’inizio non sei nessuno, non c’è nessuno che ti giudica. Male che vada nessuno guarderà i tuoi video”.

Oggi i suoi video invece li guardano in quasi due milioni di persone. Ma lontano dagli schermi Jacopo è una persona che ama viaggiare, e per cui il contatto fisico e diretto non sostituisce i monitor. Come dimostra il suo rapporto con i fan. “I primi sono rimasti miei amici. Di recente ho incontrato un ragazzo che è stato davvero uno dei miei primi fan ed è stato bellissimo. Era come se ci conoscessimo da una vita”.

Oltre a creare legami, la tecnologia può davvero aiutarci soprattutto a rigenerare il nostro modo di vivere secondo Jacki. “Innanzitutto bisogna definire la tecnologia. Qualsiasi cosa aiuti a risolvere un problema dell’uomo e a migliorarne la vita è tecnologia. Una volta era tirare un carro, adesso è diventato accendere un interruttore con la demotica. Bisogna non abusarne chiaramente. La cosa bella è che c’è un lavoro di sviluppo assurdo. Cose che in questo momento sono banali, come prendere un assistente vocale, dieci anni fa ci sembravano fantascienza. La tecnologia può aiutarci tantissimo, soprattutto per i grandi problemi, che adesso è stata la pandemia ma che domani sarà sempre di più il discorso ambientale. E quindi è fondamentale, è fondamentale crederci e imparare a usarla. Perché se non impari una tecnologia ne diventi vittima”.

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