Quantcast
Abb, la fabbrica di Dalmine apre le porte e mostra il suo modello di sostenibilità - BergamoNews
L'iniziativa

Abb, la fabbrica di Dalmine apre le porte e mostra il suo modello di sostenibilità

Sostituzione dell’illuminazione esterna con lampade a led, drastica riduzione al ricorso di plastica e 4 mila mq di pannelli fotovoltaici in grado di soddisfare il 20% del fabbisogno energetico dello stabilimento

Dalmine. A un mese esatto dall’annuncio del conseguimento del primo traguardo (25% in meno di emissioni di Co2, equivalenti a circa 2200 tonnellate, in due anni) di ‘Mission to Zero’ (il Programma interno che vede la multinazionale elettrotecnica impegnata a dotarsi di stabilimenti che si distinguano per l’irreversibile decremento del livello delle emissioni, con l’ambizioso obiettivo di annullarle completamente entro il 2030), giovedì mattina 19 maggio il management di ABB Dalmine (azienda specializzata in automazione, che produce interruttori e quadri elettrici di media tensione) ha aperto le porte del suo stabilimento bergamasco.

Obiettivo dei manager della Divisione Distribution Solutions (Alessandro Palin, Global Division President; Massimiliano Callioni, Local Division Manager; Paolo Perani, Global Sustainability Manager; Simona Testa, Category Manager e Fabio Golinelli, Advanced Processes and Tecnologies Manager), che si sono alternati in veloci speech: spiegare alcuni dettagli del Programma MTZ (cioè le azioni finora messe in atto in svariati àmbiti, per puntare con decisione alla ‘carbon neutrality’) per poi mostrare un’area del sito produttivo (in cui sono impiegati circa 850 addetti), direttamente interessata dal processo di efficientamento in chiave ‘sostenibile’.

 

Abb mission to zero

Ora che anche lo stabilimento di ABB Dalmine è allineato ai siti del Gruppo presenti in Cina, Finlandia, Germania e Olanda, molte lo si deve al lavoro fatto ricorrendo ad un’App, che ha permesso di individuare le inefficienze. E tra le azioni di possibile risparmio energetico, la piattaforma ha segnalato la sostituzione dell’illuminazione esterna, con lampade a led.

“Un intervento – ha ricordato Callioni – che ha consentito il risparmio di 76mila kWh all’anno, rivelatosi sufficiente a ricaricare la flotta di veicoli elettrici in dotazione”. Altri accorgimenti, hanno riguardato il riutilizzo delle risorse, a partire dalle casse di plastica per il trasporto dei componenti e l’adozione di plastica riciclata per gli imballaggi.

La drastica riduzione del ricorso alla plastica (20 tonnellate annue in meno) si è accompagnata al contenimento del consumo di carta (‘salvati’ dall’abbattimento circa 100 alberi) oltre ad una maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti (sempre più differenziata, per conferire sempre meno in discarica).

 

Abb Paolo Perani direttore

 

Inoltre, pur essendo già alimentata da energia derivante da fonti rinnovabili certificate, il management di ABB Dalmine ha installato, sulle sommità dei tre fabbricati del polo produttivo, oltre 4000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, in grado di soddisfare il 20% del fabbisogno energetico dello stabilimento.

“Tutto quanto abbiamo fatto fino ad oggi – ha aggiunto il Direttore dello stabilimento – è anche il frutto di tanti anni di investimenti in innovazione. Più o meno fra i 3-4 milioni per esercizio”.

Due anni fa, circa tre lustri dopo l’inizio del percorso intrapreso per caratterizzarsi come Industria 4.0, ABB Dalmine si è vista riconoscere, insieme ai due siti laziali, Lighthouse Plant dal Ministero dell’Economia (MISE). “Diventando così, esempio reale delle più innovative tecnologie digitali applicate ai suoi processi produttivi” dichiarano i vertici aziendali. “E oggi – ha chiosato Callioni – abbiamo imboccato la strada di Industria 5.0, i cui assi portanti sono tre: la centralità delle persone, un’ancor più raffinata capacità di resilienza cui si deve accompagnare una crescente attenzione ai temi della sostenibilità”.

Un tema, quest’ultimo, su cui ABB Dalmine si sente “faro”, anche in una logica di filiera del territorio, sia nei confronti dei fornitori sia dei clienti. “Questi ultimi, in particolare – ha detto Palin – ci interpellano per sapere se i modelli che abbiamo messo a punto siano replicabili per rendere le loro supply chain più sostenibili. E la risposta è affermativa.

Lo stabilimento di Dalmine, uno dei più grandi e avanzati del Gruppo, insieme a quello cinese, è un esempio positivo di come tecnologie innovative e digitalizzazione possano ridurre le emissioni. Operando in tal modo ed eliminando i rifiuti lungo tutta la nostra catena di approvvigionamento, sosterremo i clienti nel realizzare i loro specifici obiettivi di sostenibilità”.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI