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"Una pena alternativa al carcere è urgente, giusta e possibile" - BergamoNews
L'auspicio da bergamo

“Una pena alternativa al carcere è urgente, giusta e possibile”

Detenuti protagonisti all'incontro di Bergamo Next Level

Bergamo. “Quando sei in carcere pensi sempre alla libertà. La immagini, la sogni. Poi ti rendi conto che quella condizione così voluta è forse il momento più difficile, se non hai un lavoro, una casa in cui tornare o una famiglia che ti aspetta”. Piergiorgio racconta la sua storia di detenuto ai ragazzi e alle ragazze del Liceo Falcone e dell’Istituto Mamoli di Bergamo. In silenzio, seduti nell’auditorium di Piazza Libertà, si rendono conto che esiste una realtà dentro la comunità che non può avere vita parallela. Deve essere inclusa nella città con il supporto di istituzioni, associazioni e persone. Capire come fare e perché è urgente agire è stato lo scopo dell’evento Dal carcere al territorio, dal carcere con il territorio: per una comunità inclusiva della pena, proposto nell’ambito di Bergamo Next Level, la rassegna organizzata dall’Università e da Pro Universitate Bergomensi.

La tavola rotonda è stata anticipata da Fuori Pena Ora, uno spettacolo tratto dall’omonimo libro di Elvio Fassone, ex magistrato, che racconta la storia vera del rapporto tra Fassone e Salvatore M. uno degli esponenti più pericoloso della bocca di fuoco catanese.

Sul palco Michele Marinini, voce narrante, regista e drammaturgo, insieme a Michele Agazzi, chitarrista. Insieme hanno dato voce alle emozioni complesse dei protagonisti. Elvio Fassone e Salvatore M. si conoscono nelle aule di tribunale, l’uno giudice e l’altro imputato, per crimini orrendi.

La pena è quella dell’ergastolo, come prevede il codice penale. Ma se uno dei compiti del giudice è applicare correttamente il dettato normativo, è altrettanto vero che gli uomini e le donne di magistratura non possono prescindere da un fattore fondamentale, quello umano. Ogni legge va applicata, anche il comma 3 dell’art 27 della Costituzione secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Forse anche per questo motivo che tra i due protagonisti è nato un legame epistolare, prima di rispetto e poi forse anche di amicizia, durato oltre vent’anni. in questo tempo Salvatore è invecchiato, ha perso l’unico amore della sua vita, ha intrapreso un percorso di redenzione fatto di attese e troppe delusioni.

Nel rimarcare la volontà di un uomo di voler essere altro oltre il suo passato, oltre i crimini, oltre le sbarre il riadattamento teatrale di Michele Marinini ha colpito l’obiettivo: arrivare e alla pancia dei presenti.

Con queste forti emozioni nel cuore gli studenti e le studentesse hanno affrontato un dibattito in modo attivo, intervenendo e facendo domande, sintomo del fatto che il tema è urgente quanto attuale.

“Qual è la cosa che più vi manca?”, hanno chiesto gli studenti a Luigi e Piergiorio, detenuti del carcere di Bergamo, da tempo sottoposti al regime di esecuzione penale esterna. “Tutto”, risponde Luigi. “Manca la flessibilità della vita normale – aggiunge Pierluigi – in carcere tutto è scandito da regole, ogni richiesta deve essere fatta formalmente”.

La loro testimonianza ha dato forma e sostanza a quanto detto da Grazia Fortunato, psicologa e psicoterapeuta impegnata in carcere, Gino Gelmi, presidente dell’associazione Carcere e Territorio, e Matteo Rossi della Fondazione Istituti Educativi.

Scontare una pena non significa necessariamente essere detenuti in carcere, concetto ancora non pienamente accolto dalla collettività. Esistono forme alternative alla pena detentiva che veramente consentono a pieno la finalità rieducativa a cui deve tendere ogni condanna. “Lavoro in un magazzino, non ho mai subito forme di pregiudizi da parte dei colleghi”, dice Piergiorgio. “Io quest’anno farò il diploma di maturità all’istituto alberghiero e intanto lavoro in un ristorante”, racconta con fierezza Luigi. “Per me studiare non è un peso, ma una bellissima forma di libertà, la possibilità di diventare migliore”.

Per far sì che esperienze come queste producano risultati positivi serve una collaborazione permanente tra carcere, territorio, istituzioni, associazioni e comunità. Serve un cambiamento culturale che abbatta ogni forma di pregiudizio.

“Il lavoro che sta facendo l’amministrazione comunale insieme alle associazioni è volta a promuovere una cultura del lavoro e di formazione all’interno degli istituti di pena– ha detto Marcella Messina, assessora alle politiche sociali, intervenuta alla conferenza – La sfida per abbattere la recidiva è oggi lavorare affinchè i detenuti abbiano una casa di riferimento e un lavoro che garantisca loro una possibile forma di emancipazione”.

Bergamo Next Level: Dal carcere al territorio, dal carcere con il territorio

Una pena alternativa alla detenzione è urgente, è possibile, è giusta.

Bergamo Next Level: Dal carcere al territorio, dal carcere con il territorio
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