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Cannes, Zelenskyi cita Chaplin e il Grande Dittatore: "Il cinema non resti muto" - BergamoNews
La cerimonia d'apertura

Cannes, Zelenskyi cita Chaplin e il Grande Dittatore: “Il cinema non resti muto”

Il culmine della serata si raggiunge con il collegamento a sorpresa del presidente ucraino. Standing ovation dei presenti, visibilmente colpiti

Cannes. Il consueto codice da gran soirée, abiti lunghi e smoking a gogó, i consueti flash dei fotografi, niente più mascherine (solo in sala), ma serpeggiano preoccupazioni e affanni in questa edizione del Festival.

Saranno gli “attacchi vandalici” al sistema di biglietteria che rendono l’accesso alle proiezioni assai difficile agli addetti ai lavori, saranno i venti di guerra che arrivano a soffiare anche sulla Croisette, ma la cerimonia d’apertura del 75esimo Festival di Cannes è stata marcata da riflessioni e contenuti incentrati sul ruolo e il potere del Cinema nella Storia, in particolare sulle coscienze.

“Il mondo è scritto in una lingua incomprensibile e il cinema ci aiuta a tradurla” ha esordito Virginie Efira, l’attrice che ha condotto la serata.

Sono seguite le oneste parole di Forest Whitakern – attore, produttore e regista ma anche ambasciatore Unesco e filantropo, attivista per l’ambiente – che ha ricevuto martedì la Palma D’oro alla carriera, fu premiato qui nell’88 per il ruolo di Charlie Parker nel film “Bird” di Clint Eastwood e presenta quest’anno da produttore il documentario sul Sud del Sudan “For the sake of peace” .

Poi l’intenso discorso di Vincent Lindon – quest’anno presidente della Giuria – che è iniziato con la domanda: “Dovremmo usare la nostra fama, per quanto minore, per far sentire la voce di chi non ce l’ha o piuttosto rifiutare di prendere una posizione in ambiti dove non abbiamo una legittima competenza?”. Non ha la risposta.

Prosegue: “Ma so, come chiunque abbia avuto la straordinaria fortuna di guadagnarsi da vivere con la propria arte e di vivere liberamente, che siamo solo una piccola parte di quell’insieme enorme e essenziale che chiamiamo Cultura. Perché la Cultura non è un orpello futile della società, non è di contorno ma si colloca proprio al cuore della società: la Cultura è tutto ciò che ci lasciamo alle spalle”.

E poi, un omaggio cospicuo al Festival: “Il festival di Cannes, nato dal desiderio di combattere il fascismo che aveva deformato il cinema europeo, non ha mai smesso di accogliere, proteggere e riunire i più grandi registi … e esige standard altissimi, con una selezione di film che aspirano non solo a vendere biglietti…”

Una celebrazione del Festival, certo, ma anche un rappel à l’engagement, un richiamo all’impegno del Cinema.

Il culmine della serata si raggiunge con il collegamento a sorpresa con il presidente ucraino Zelenskyj, il suo lungo discorso che parte dal “Grande dittatore” di Chaplin per arrivare a chiedere al mondo del cinema di non restare in silenzio di fronte alle atrocità della guerra in corso: “Abbiamo bisogno di un nuovo Charlie Chaplin che dimostri che ai giorni nostri il cinema non è muto”.

Standing ovation dei presenti visibilmente colpiti. La giusta campagna di Zelenskyj per trovare solidarietà continua, e gli Anni Venti del XXI secolo ci vedono connessi in tempo reale e in modo ubiquo alla guerra in corso.

Vita e recitazione, attualità e desideri, finzione e realtà, guerra e glamour, intrattenimento e coscienza, politica e comunicazione, si intrecciano in questo intervento alla cerimonia.

Peccato che a questi momenti densi di emozioni e contenuti sia seguito il film “Coupez!” del regista Michel Haznavicius, remake ironico- parodico di un horror giapponese (One Cut of the Dead, 2017)che ci è sembrato davvero uno stucchevole autocompiacimento cinefilo, piuttosto tedioso e poco divertente.

Zombie contro zombie… per dirci che vero e falso, imitazione della vita e vere emozioni sono l’ossessione di molti registi. Davvero non ci mancava.

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