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L'analisi

Quando la guerra oscura la privacy, i tentativi di violazione della Russia

Troppo spesso, infatti, la privacy finisce per essere una questione di crocette da apporre su un modulo e non viene valorizzata con la coscienza e l’importanza che essa merita

La guerra orribilmente piombata nella nostra quotidianità e nella nostra prossimità geografica ha spinto gran parte di noi a schierarci, anche solo ideologicamente, da una parte o dall’altra del conflitto.
Tale dinamica, secondo il clichet più comunemente in voga, ha contrapposto, ancora una volta, il modo occidentale delle libertà individuali all’oriente dei totalitarismi.
Uscendo dalla contrapposizione ideologica e dall’agone mediatico, è importante interrogarci sull’identità delle libertà che stiamo costruendo in Europa e sugli strumenti necessari a preservarle.
In tal senso, l’oscuramento dei social, dei giornali e delle televisioni internazionali avvenuti in Russia, dove anche solo l’utilizzo di termini semantici collegati al conflitto è divenuto reato, ci colpisce immediatamente.
Lo sgomento deriva dalla nostra abitudine a concepire la libertà di informazione, di pensiero e di parola come valori inviolabili della persona, ossia come espressioni attraverso le quali l’individualità di ciascuno può trovare forma.
Si tratta di un pensiero certamente corretto, ma che va contestualizzato nell’attuale scenario tecnologico, il quale offre, da un lato, opportunità mai viste prima d’ora, ma, dall’altro, presenta anche rischi altrettanto nuovi e significativi.
Dentro un mondo in cui l’offerta di contenuti e di informazioni nello spazio digitale e cibernetico è costante e massiva e nel quale i dati personali diventano il vero e proprio carburante dell’economia, la tutela della privacy costituisce un baluardo irrinunciabile per l’autodeterminazione delle persone.
D’altra parte, è sempre la privacy che viene ingiustamente lesa in quei regimi che ci paiono tanto lontani e che spoglia l’individuo da ogni possibilità di formare il proprio convincimento e di scegliere liberamente.
Se così è, allora, è bene che ci chiediamo quanto seriamente siano interessati al rispetto e alla riservatezza dei nostri dati e quanto consapevolezza abbiamo di questo diritto che le fonti internazionali collocano tra quelli inviolabili della persona.
Troppo spesso, infatti, la privacy finisce per essere una questione di crocette da apporre su un modulo e non viene valorizzata con la coscienza e l’importanza che essa merita.
È bene che ci riappropriamo dei nostri diritti e delle nostre libertà approfondendone il significato ed il valore. Solo così potremo valutare che cosa conta e ci distingue da altre legislazioni nel renderci veramente liberi.

Testo a cura di Silvano Sacchi, avvocato

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