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Il siparietto Italia-Norvegia, Måneskin e Cinquetti e l'inno alle madri ucraine: all'Eurovision la musica che unisce - BergamoNews
Musica

Il siparietto Italia-Norvegia, Måneskin e Cinquetti e l’inno alle madri ucraine: all’Eurovision la musica che unisce

La canzone è un chiaro esempio di come una melodia possa unire un'intera nazione: bella e simpatica anche la collaborazione tra Norvegia e Italia

La musica è da sempre un linguaggio di cui l’essere umano si serve per poter esprimere le proprie emozioni. Quelle che a parole non sarebbe capace di definire.

È come se fosse in grado di denudare la nostra anima, ma non è solo una questione di sentimenti. La musica è sinonimo di unione. Unisce due persone, unisce un gruppo, una nazione intera, a volte popoli diversi. Nel momento in cui si suona, balla o canta, è come se i corpi materiali delle persone svanissero e rimanesse soltanto una voce.

Ne è testimone l’Eurovision, festival musicale internazionale nato nel 1956, con l’obbiettivo di permettere a gruppi provenienti da ogni parte d’Europa di esibirsi rappresentando la propria nazione. Quest’anno, 2022, l’Eurovision si tiene a Torino, sul palco del Pala-Olimpico.

Ucraina: una voce per una nazione

Durante l’EuroVision 2022, l’Ucraina è rappresentata da Kalush Orchestra con il brano ‘Stefania’. La canzone è un chiaro esempio di come una melodia unisca non solo due persone, ma anche una nazione: il cantante del gruppo, infatti, spiega come Stefania sia una canzone dedicata a sua madre, composta prima che la sua patria venisse bombardata.

“Ho scritto Stefania per mia madre molto prima della guerra. Non le avevo mai dedicato una canzone e volevo farlo da tempo: ora penso che sia la cosa più bella che io abbia mai fatto per lei. Mia madre l’ha sentita per la prima volta alla finale della selezione nazionale per l’Eurovision: era stata invitata dagli organizzatori, e dietro le quinte ci siamo abbracciati fortissimo, e per me è stata la più bella reazione che io potessi immaginare”.

Dopo lo scoppio della guerra il significato di ‘Stefania’ si è scisso in due interpretazioni: Stefania è il nome scelto per indicare tutte le mamme ucraine che combattono per i loro figli e la loro nazione, ma vi è anche il gioco di parole Stefania come madre-patria.

I Kalush Orchestra, dunque, non sono solo uno dei tanti gruppi ad esibirsi sul palco del Pala-Olimpico, ma sono anche rappresentanti di una nazione lacerata dalla guerra, fungendo da portavoce per tutte quelle persone che in questo momento stanno soffrendo.

Il cantante del gruppo ritiene che “la vittoria significherebbe un grande apprezzamento della musica ucraina, della sua unicità e bellezza. Per noi è molto importante che l’intera Europa stia aiutando e sostenendo. In questi tempi, abbiamo sentito il sostegno di una grande famiglia europea. Tutti noi vorremmo molto che l’Eurovision 2023 si tenesse in una Ucraina pacifica, a Kiev”.

La Norvegia chiama e l’Italia risponde

Ma la musica si spinge ben oltre una sola nazione unendo due popoli differenti. Un esempio? La Norvegia aveva bisogno di un piccolo consiglio e l’Italia ha offerto il suo aiuto.

Una strana combinazione che nessuno si sarebbe mai aspettato, ma di cui possiamo prenderne parte guardando il simpaticissimo video sul profilo @subwoolfer, il gruppo che rappresenta la Norvegia.

All’inizio del video, i componenti del gruppo norvegese hanno l’idea di contattare Nonna Rosetta, conosciuta sul canale YouTube di Casa Surace. La telefonata inizia con Nonna Rosetta che saluta i membri della band come se fossero suoi nipoti, ponendo la classica domanda “Avete mangiato?”, seguita dalla risposta “Sì. Sì, abbiamo mangiato un sacco di banane”, ma spiegando anche che vorrebbero rendere la loro canzone più italiana, dunque viene consigliato di cambiare la parte del ritornello: da ‘prima che il pupo mangi mia nonna, date al lupo una banana’ a ‘prima che il lupo mangi mia nonna, date al lupo una … parmigiana’ anche perché come dice Nonna Rosetta: “La banana non sazia e quello è un lupo, che vogliamo fa’?”

Un passato che incontra il presente

Ma se la musica fosse anche in grado di unire lo spazio temporale? Ospiti speciali durante la finale del 14 maggio sono i Måneskin, vincitori dell’edizione 2021, e la cantante Gigliola Cinquetti, che nel 1964 portò per la prima volta l’Italia alla vittoria, all’età di soli 16 anni.

Due generazioni lontane, due stili di musica totalmente differenti, eppure si ritrovano ad esibirsi lo stesso giorno, sullo stesso palco, davanti a un pubblico caloroso, pronto ad applaudirli e sicuramente in grado di apprezzare entrambe le generazioni, in grado di condividere e percepire le stesse emozioni che gli italiani hanno provato sia nel 1964 che nel 2021.

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