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Giusto punire chi ha sbagliato, ma gli alpini non si meritano quelle badilate di fango - BergamoNews
L'opinione

Giusto punire chi ha sbagliato, ma gli alpini non si meritano quelle badilate di fango

Dopo le numerose segnalazioni di molestie subite da donne durante l'adunata degli alpini a Rimini e la ferma condanna da parte dell'Associazione Nazionale Alpini: "Abbiamo verificato alcune segnalazioni, ci sono state molestie. Chiediamo alle forze dell'ordine di fare chiarezza, prenderemo duri provvedimenti", pubblichiamo l'intervento dello storico e alpino Marco Cimmino

Domenica 8 maggio si è svolta a Rimini la 93ª adunata nazionale degli alpini. Numerose le segnalazioni di molestie subite da donne durante l’adunata delle penne nere raccolte da “Non una di meno”. C’è anche la prima denuncia formale. È quella di una ragazza di 26 anni che si è presentata dai carabinieri con un’amica e il suo avvocato per raccontare quanto le è capitato sabato pomeriggio, quando è stata circondata e aggredita da tre persone in mezzo alla folla. L’Associazione nazionale alpini ha diffuso una nota nella quale ha condannato e stigmatizzato questo episodio, e “sottolinea che quando si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare è quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione, che però non possono certo inficiare il valore dei messaggi di pace, fratellanza, solidarietà e amore per la Patria che sono veicolati da oltre un secolo proprio dall’Adunata”.
Pubblichiamo l’intervento dello storico e alpino Marco Cimmino.

Gli alpini, a Bergamo, sono un’istituzione fondamentale: rappresentano l’identità di un popolo, ma sono anche un preziosissimo supporto agli amministratori locali, una fonte formidabile di volontariato e di solidarietà, quasi una rappresentazione plastica delle virtù tradizionali della nostra gente.

Però, non sono intoccabili: non rappresentano un dogma. Va benissimo dirne male, se e quando ci sia qualcosa di male da dire, per capirci.

Solo che, in questa alzata di scudi contro i fanti pennuti, non riesco a non riconoscere delle tracce di un meccanismo che conosco bene e che, ai tempi del comunismo sovietico, si chiamava “dizinformacija”. Che non significa solo disinformazione: è una precisa tattica che parte dalla calunnia e dallo sberleffo, per abbattere l’avversario. Ora, bisognerebbe capire di chi possano essere avversari gli alpini: così, a occhio e croce, mi verrebbe da dire che stiamo antipatici a chi veda nei nostri valori l’antemurale alla propria idea di mondo e di società.

Tanto è vero che, a sparare a palle incatenate contro le penne nere, sono stati sempre personaggi o enti dalla precisa connotazione ideologica. Non è bello dirlo, però è certamente buono a sapersi. Ma andiamo con ordine.

Questa campagna di demolizione dell’immagine alpina parte dalla decisione del Parlamento di assumere il 26 gennaio, data in cui ricorre l’anniversario della celebre battaglia di Nikolajevka, come giornata del sacrificio e del valore alpino. Apriti cielo: la data, contigua con quella della Giornata della Memoria, ricorderebbe, secondo qualche politico disinformato e poco avvertito in termini storiografici, un episodio della guerra d’aggressione dell’Asse, nei confronti dell’Unione Sovietica.

Di qui al definire la data una ricorrenza ‘nazifascista’ il passo è brevissimo e, infatti, qualche buontempone è riuscito a dirlo, dimenticandosi che la Resistenza è nata proprio dai reduci del fronte russo, schifati dalla guerra del Duce e dal comportamento dell’alleato germanico. Ma non voglio perdere tempo a replicare a degli incompetenti, che credono di essere resi competenti da una sorta di investitura divina: vorrei, invece, dire qualcosa sugli episodi riminesi, denunciati da “Non una di meno” e che hanno portato qualcuno a proporre di una possibile sospensione delle adunate (chiamandole, peraltro, “raduni”) per un paio d’anni.

Premetto che, se un alpino, un bersagliere, un addetto alle pubbliche affissioni o un arcivescovo si dedicassero a molestare una donna, meriterebbero sanzioni e pubblica esecrazione, senza sconti, nessuno escluso. Così, se ci sono state molestie da parte degli alpini in trasferta a Rimini, che li si persegua a termini di legge: pare che, ad oggi, da 150 segnalazioni sia sortita una sola denuncia, che è percentuale non particolarmente significativa, sicché attendo con pazienza la solerte azione della magistratura.

Vi confesso che l’idea che degli alpini o dei sedicenti tali, magari belli bevuti, possano produrre un cat-calling di bassa lega non mi trova del tutto scettico: sono un alpino e conosco i miei polli, che, qualche volta, credono di essere dei galli. Tra questo e un’autentica molestia ce ne corre: tuttavia, come ho detto, se così fosse, nessuna clemenza. Quel che non mi convince sono quelle 150 segnalazioni, da cui è derivata una reazione a catena di commenti tra lo sdegnato e il furibondo contro gli alpini: suona troppo di azione concertata, di “dizinformacija” appunto. Prova ne sia che, al coro dei misoalpini si è unito anche il solito Berizzi, che, per una volta, ha abbandonato la sua spasmodica ricerca di pericolosi focolai fascisti, per dire la sua su tutta la faccenda: quando si muove lui, potete stare certi che il mainstream ha fiutato la preda. Il delicatissimo commento del Nostro merita una citazione letterale: (…) Gli alpini che a Rimini hanno molestato e insultato bariste e cameriere sono sbronzi di una fetida cultura patriarcale che considera la donna una preda e che ha il suo detonatore nel branco, un branco di vigliacchi con la penna senza onore”.

A parte l’uso disinvolto della punteggiatura, questa sparata nel mucchio è il sigillo sulle badilate di fango che hanno tirato al nostro corpo: mi domando, però, perché nessuno, tra i vertici dell’ANA, si sia seriamente dedicato all’arte della querela, che, in casi come questo, mi pare il deterrente più civile e non violento che si possa applicare. Ma forse, gli alpini sono cambiati per davvero: un tempo, Berizzi sarebbe stato sfidato a duello, da un Ubaldo Riva o da un Cesare Battisti. Oggi, può permettersi di scrivere cose atroci, senza che nessuno gli risponda. Forse forse, meritiamo davvero di estinguerci, come piacerebbe a qualcuno: ma mi piacerebbe che morissimo come siamo vissuti. In piedi e con la schiena dritta.

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