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Un questionario in ucraino per comprendere i bisogni dei profughi: "Aiutiamoli a riprendere qui le loro attività" - BergamoNews
Il progetto

Un questionario in ucraino per comprendere i bisogni dei profughi: “Aiutiamoli a riprendere qui le loro attività”

Compilabile online e proposto dall'organizzazione di volontariato Sguazzi, che si occuperà poi della loro presa in carico: "Per un'accoglienza vera devono essere inseriti nella società, partendo da hobby, sport, studio o lavoro che svolgevano in patria"

Dall’accoglienza d’emergenza a un progetto più strutturato che possa creare vera integrazione, partendo dai bisogni primari dei profughi ucraini arrivati sul territorio bergamasco: questo l’obiettivo del progetto Pacon ideato dall’organizzazione di volontariato Sguazzi, già protagonista di una rete di soccorso.

L’iniziativa, condotta in collaborazione con fondazione Zappa, cooperativa Ruah, il CIR, e Pugno Aperto, prevede la diffusione tra i profughi di un form di censimento delle persone arrivate nella Bergamasca grazie al lavoro di volontari madrelingua ucraina: “L’organizzazione di volontariato Sguazzi ti propone un breve questionario per conoscere le tue abitudini prima di arrivare in Italia ed aiutarti a trovare qui, a Bergamo, un modo per proseguire quello che stavi facendo in Ucraina, che sia uno sport, un hobby, lo studio o anche il lavoro” si legge nel documento, compilabile online a questo indirizzo (Clicca qui). 

“Vogliamo creare la possibilità di svolgere le stesse attività anche qui – spiega Enrico Colpani, presidente di Sguazzi – Per portare un po’ di sollievo psicologico ma anche per attuare quell’accoglienza diffusa e quell’integrazione che passano dall’articolazione della risposta. Cerchiamo il coinvolgimento di tante persone e associazioni, potendo contare su un gruppo bilingue che ci sta dando una mano nell’interfacciarsi con loro. Abbiamo già superato la prima fase, che consideriamo pilota perchè ci ha consentito di orientarci davvero su quali fossero le necessità primarie. Ora abbiamo lanciato questo progetto, che già avevamo predisposto per l’emergenza Afghanistan, che è più lungimirante e innovativo: sul territorio abbiamo assistito a iniziative di inserimento nel tessuto sociale, ma tutte sporadiche e a macchia di leopardo. Il nostro obiettivo è quello di rendere tutto più organizzato e coordinato. Con il tentativo di avere poi una restituzione, creando cultura e competenza rispetto ai problemi di immigrazione”.

Al momento sono circa una trentina le persone prese in carico da Sguazzi attraverso il form e la conoscenza delle loro necessità e l’immagine che accompagna il progetto stesso è in realtà frutto di questa integrazione: “A realizzare il volantino è stata infatti una ragazza ucraina fuggita dalla guerra e ospitata a Cologno al Serio – evidenzia Colpani – In patria lavorava come grafica e si è messa a disposizione per darci una mano. Abbiamo visto che accompagnando queste persone alla riconquista delle loro abitudini si riesce a migliorarne le condizioni psicologiche. Bene l’accoglienza che è stata fatta, ma spesso l’inserimento si è rivelato complicato per il fatto che siano stati ospitati in case libere, creando ancora più isolamento dato che la maggior parte di loro parla solo ucraino e in pochissimi l’inglese. Probabilmente con l’arrivo di nuovi form, nei quali chiediamo di allegare anche un curriculum per valutare la possibilità di un inserimento lavorativo, avremo anche bisogno di nuovi volontari che abbiano voglia di mettersi a disposizione per aiutare. La disponibilità è davvero tanta, anche da parte delle istituzioni”.

sguazzi progetto pacon ucraina
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