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Protesi all'anca: quando serve l'intervento - BergamoNews
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Salute

La patologia

Protesi all’anca: quando serve l’intervento

Le difficoltà generate da importanti condizioni come la coxartrosi (artrosi all’anca) sono davvero invalidanti e colpiscono una fetta di popolazione ancora attiva. Questa malattia degenerativa, però, può avere una possibile soluzione grazie a interventi di chirurgia protesica. Ma quando diventa necessario ricorrere alla chirurgia? Lo abbiamo chiesto al dottor Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia, esperto nella chirurgia protesica mini-invasiva di anca e ginocchio, responsabile del Centro OPRAM – Ortopedia Protesica Robotica e Ricostruttiva Avanzata Mininvasiva del Policlinico San Pietro.

Protesi anca: quando ricorrere all’intervento
Per capire meglio quando è necessario ricorrere all’intervento nei casi di problemi all’anca, è bene conoscere innanzitutto che cosa è la coxartrosi, in modo da chiarire alcuni punti importanti.
“Bisognerebbe ovviamente intervenire prima che la malattia raggiunga stadi troppo avanzati e per fare questo è necessario riconoscere dei segnali” sottolinea il dottor Massaro. “Volendo semplificare un po’ i concetti, potremmo dire che la coxartrosi è una malattia che va a colpire la cartilagine che ricopre la testa del femore e la cavità dell’anca in cui si muove la testa del femore stesso. In pratica questa malattia fa in modo che lo strato di cartilagine vada con il tempo assottigliandosi sempre più, fino a scomparire del tutto con la conseguenza che le parti ossee inizino a sfregare una contro l’altra. Non solo, questo sfregamento porta anche a infiammare altre parti molli come tendini e legamenti. Il risultato? Il paziente svilupperà un dolore cronico con una drastica riduzione della fluidità dei movimenti articolari” spiega il dottor Massaro. L’anca è coinvolta in ogni movimento del corpo e sostiene gran parte del peso corporeo: non ci sono alternative all’uso dell’anca e con una coxartrosi in stato avanzato si sviluppa immediatamente un’invalidità grave nel paziente.
Diagnosi e indicazioni sulla protesi all’anca
Ovviamente non si deve prendere alcuna decisione in merito a un intervento all’anca in base soltanto alle sensazioni e ipotesi del paziente. È fondamentale una diagnosi accurata da parte di uno specialista che offra tutti i dettagli del problema, lo stadio della problematica e la valutazione dell’intervento tenendo presente i rischi e i tempi di recupero. “Solitamente è necessario una radiografia che vada a confermare la diagnosi e un’eventuale (e non sempre necessaria) risonanza magnetica, oltre a un sempre raccomandabile studio dei tessuti molli del paziente. A questo punto è possibile valutare, in accordo con il paziente, una serie di protesi anca, in modo da scegliere quella più adatta al caso specifico” prosegue il chirurgo.

Caratteristiche dell’intervento
“Le protesi all’anca di nuova concezione sono quanto di più tecnologico si possa pensare, seppure di fondo rimane una certa semplicità. L’idea è infatti quella di andare a sostituire la parte colpita da coxartrosi e andare a ripristinare il corretto funzionamento dell’articolazione. Il tutto attraverso un intervento chirurgico che riduca al minimo l’invasività. Ai nostri giorni infatti è possibile intervenire sull’anca con operazioni mini invasive che riducono al minimo l’impatto sui tessuti del paziente. Basti pensare, a titolo esemplificativo, che nella quasi totalità dei casi non ci saranno tubi di drenaggio a fine intervento che fuoriescono dall’articolazione, nè cateteri vescicali né punti di sutura. Parliamo di tecniche innovative che risparmiano traumi e difficoltà sia al tessuto muscolare sia alla struttura ossea, grazie anche alla miniaturizzazione delle protesi stesse. Non bisogna mai dimenticare che un intervento poco invasivo garantisce anche tempi di recupero più rapidi e una percentuale di totale successo superiore alle aspettative.”
Come funziona l’intervento di protesi all’anca
Il centro OPRAM, grazie all’alta tecnologia e alla precisione della strumentazione che utilizza, offre un protocollo di intervento di eccellenza per quanto riguarda l’inserimento di protesi all’anca. Infatti le protesi di ultima generazione, create con materiali biocompatibili, possono essere installate in tempi rapidi, riducendo al minimo l’impatto nel paziente.
“La richiesta alla quale come specialisti siamo chiamati a rispondere è offrire percorsi di cura efficaci che, in tempi brevi, permettano ai pazienti di ritornare alle proprie attività quotidiane, ai propri hobby e passioni e perché no, a fare sport. In quest’ottica assume grande importanza l’approccio mini–invasivo al quale io e la mia equipe ci dedichiamo da molti anni e nel quale ci siamo perfezionati anche confrontandoci con le più importanti scuole internazionali in questo campo” sottolinea il dottor Massaro.
Il protocollo Fast Track messo a punto da OPRAM, ispirato ai principi della Tissue Sparing Surgery (TSS), prevede una degenza piuttosto breve in ospedale, un intervento molto rapido ed efficace con una somministrazione di oppiacei fortemente ridotta rispetto agli standard. Tutto questo al fine di ottimizzare i tempi di recupero del paziente, anche sfruttando la tecnologia 3D e la programmazione computerizzata per tutto lo studio dell’anca da operare precedente all’intervento. “Un intervento ben programmato e progettato, avrà senza dubbio meno incognite da risolvere in sala operatoria e una probabilità di successo estremamente alta” evidenzia il chirurgo.

La prossima settimana, sempre in compagnia del dottor Massaro, approfondiremo le diverse tipologie di intervento di protesi e la fase di riabilitazione post-operatoria.

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