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Manifattura a Bergamo: l’industria rallenta la crescita, lieve battuta d’arresto per l’artigianato - BergamoNews
I dati della camera di commercio

Manifattura a Bergamo: l’industria rallenta la crescita, lieve battuta d’arresto per l’artigianato

I dati di inizio 2022 evidenziano una tenuta della produzione, anche se emergono i primi segnali di peggioramento. Si acuiscono le tensioni sul fronte dei prezzi

Bergamo. Il primo trimestre 2022 conferma un livello della produzione manifatturiera in provincia di Bergamo decisamente superiore ai valori dell’anno precedente: la variazione tendenziale è pari al +8,4% per le imprese industriali con almeno 10 addetti e al +8% per quelle artigiane con almeno 3 addetti.

Il confronto con il trimestre precedente evidenzia però i primi effetti delle mutate condizioni della congiuntura internazionale: la variazione congiunturale resta positiva per l’industria (+1,3%), pur in rallentamento rispetto ai ritmi precedenti, mentre l’artigianato registra un valore sostanzialmente nullo (-0,1%) dopo un anno e mezzo di crescita.

I numeri indice della produzione, calcolati ponendo pari a 100 la media del 2010, rimangono comunque su livelli storicamente molto elevati (118,3 per l’industria e 110,4 per l’artigianato) e dimostrano come il sistema manifatturiero bergamasco abbia per il momento tenuto, nonostante lo shock sul lato dei costi sia stato importante. Le aspettative degli imprenditori, in particolare artigiani, evidenziano però un deterioramento del clima di fiducia, segnalando una forte incertezza sugli sviluppi futuri.

L’industria bergamasca nel primo trimestre del 2021 registra una crescita congiunturale della produzione del +1,3%, un valore ancora significativo benché inferiore agli incrementi che avevano caratterizzato il 2021. Tale risultato è però meno brillante di quello registrato in Lombardia, dove sia la variazione su base annua (+10,7%) sia quella rispetto al trimestre precedente (+1,8%) si attestano su valori superiori.

Il risultato dell’industria bergamasca è determinato in buona parte dalla performance del settore meccanico, di gran lunga prevalente dal punto di vista dimensionale, ma anche i comparti della siderurgia e della gomma-plastica evidenziano un elevato grado di resilienza. Maggiori difficoltà si riscontrano invece nei settori che afferiscono al sistema-moda, ancora lontani dai livelli pre-pandemia.

La crescita del fatturato si mantiene su tassi molto più elevati della produzione (+4,2% la variazione congiunturale, +19,3% su base annua), favorita anche dall’accelerazione dei prezzi dei prodotti finiti, che registrano l’incremento più elevato della serie storica (+8,4% congiunturale, +26,5% su base annua).

Tuttavia i prezzi delle materie prime crescono ancora più rapidamente, toccando anche in questo caso un record storico (+15,8% congiunturale, +56,7% su base annua).

Le imprese sembrano aver reagito a questa situazione facendo nuovamente ricorso al magazzino: il saldo tra valutazione di eccedenza e scarsità per quello che riguarda le materie prime torna infatti negativo (-3,1). Le giacenze di prodotti finiti si confermano inoltre su livelli molto bassi, con un saldo pari a -7,1.

Gli ordinativi rimangono in crescita (+1,5% congiunturale), sebbene anche in questo caso sia evidente il rallentamento rispetto ai ritmi molto sostenuti registrati nel 2021: se le criticità della congiuntura attuale riguardano soprattutto problemi di offerta legati alla reperibilità e al costo delle materie, il rischio è che la crisi si trasferisca sulla domanda, anche per via della perdita di competitività legata all’aumento dei prezzi.

L’occupazione delle imprese non sembra al momento risentire della mutata situazione internazionale: il saldo del numero di addetti tra inizio e fine trimestre risulta positivo (+1,4%), anche per l’avvio dei contratti con durata annuale che normalmente caratterizza l’inizio dell’anno. Il dato è comunque significativo considerando che il processo di assorbimento della Cassa Integrazione risulta sostanzialmente concluso: la percentuale di imprese che utilizza la CIG (3%) è infatti tornata sui valori pre-Covid.

I timori sulla tenuta della domanda condizionano le aspettative degli imprenditori, che proprio su questo aspetto mostrano il peggioramento più evidente: sulla domanda interna in particolare la differenza tra previsioni di crescita e di diminuzione per il prossimo trimestre diventa negativa (-2), dopo un 2021 tutto in terreno positivo, mentre per quanto riguarda la componente estera il saldo, pur diminuendo in maniera significativa, resta in area positiva (+8). Su produzione (+10) e occupazione (+14) le aspettative registrano un deterioramento più lieve, probabilmente anche per via dei numerosi ordini accumulati nei mesi scorsi e ancora da smaltire.

La produzione manifatturiera dell’artigianato in provincia di Bergamo mostra la prima battuta d’arresto dopo 6 trimestri consecutivi di crescita: la variazione congiunturale è infatti pari a -0,1%. Se il recupero a seguito della crisi del 2020 aveva visto una performance migliore delle imprese artigiane bergamasche, i primi tre mesi del 2022 registrano una maggiore difficoltà in provincia rispetto alla media regionale: in Lombardia la produzione artigiana aumenta infatti anche nel confronto congiunturale (+2%) oltre a registrare un incremento più marcato su base annua (+9,6%).

A differenza della produzione, il fatturato continua a crescere (+1,5% la variazione congiunturale e +9,5% su base annua), con i prezzi dei prodotti finiti che sfiorano un incremento a doppia cifra rispetto al trimestre precedente (+9,9%), mentre rispetto allo stesso periodo del 2021 l’aumento è del +31,6%.

Nonostante la crescita record dei listini, i costi delle materie prime, come già visto per l’industria, corrono a una velocità maggiore dal punto di vista congiunturale (+19,1%), raggiungendo un aumento su base annua superiore al 70%.

I giudizi sulle scorte di prodotti finiti e, soprattutto, di materie prime vedono una prevalenza di giudizi di scarsità rispetto a quelli di eccedenza, con saldi rispettivamente pari a -12,9 e -16,3: si tratta di valori in ulteriore calo rispetto a quelli registrati a fine 2021, sebbene la situazione dei magazzini non sia ancora così critica come avvenuto nel secondo trimestre 2021.

Aumenta l’occupazione delle imprese artigiane, con un saldo pari al +0,4% tra il numero di addetti a inizio e fine trimestre. Al di là delle oscillazioni trimestrali, dovute anche a fattori stagionali, il numero di addetti è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi due anni, andamento che si è però accompagnato alla progressiva riduzione della Cassa Integrazione (1,7% la quota di imprese che dichiara di farne uso nel primo trimestre 2022), ormai in linea con i valori precedenti al boom del 2020.

Gli imprenditori artigiani mostrano un significativo calo dei livelli di fiducia, acuendo una tendenza che si era peraltro già manifestata a fine 2021: le aspettative per il prossimo trimestre svoltano in territorio negativo sia relativamente alla produzione (-5 il saldo tra previsioni di aumento e diminuzione) sia in riferimento alla domanda interna (-7). Ancora positive invece, seppure di poco, le valutazioni in merito all’evoluzione della domanda estera (+3) e dell’occupazione (+2).

carlo mazzoleni
Carlo Mazzoleni, presidente della Camera di Commercio

Commenta il presidente Carlo Mazzoleni: “Considerati i rischi che comporta la complessa situazione geopolitica ed economica in corso, i risultati di questo primo trimestre dell’anno per il comparto manifatturiero superano le nostre attese. In realtà, poiché la rilevazione congiunturale si riferisce all’intero trimestre, non emerge la dinamica mensile, cioè la più recente evoluzione, ma questa traspare nel peggioramento delle aspettative degli imprenditori. Temiamo che i prossimi numeri non saranno così brillanti.”

Francesco Corna della Cisl manifesta la sua preoccupazione: “Si evidenzia un aumento del valore dei prodotti e una sostanziale tenuta dei volumi produttivi, questo dovuto all’aumento dei costi delle materie prime dei semilavorati che andrà a ripercuotersi sui prezzi finali generando inflazione. Cisl Bergamo è preoccupata per la perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni che dovremo recuperare in fretta anche per evitare un brusco rallentamento del mercato interno”.

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