Teatro donizetti

“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”: la normalità? È solo un’etichetta

Non è solo la qualità del cast e della regia a rendere “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” uno spettacolo per cui vale la pena andare a teatro

La normalità? È solo un’etichetta. Spesse volte conferita con molta superficialità. “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, riduzione teatrale di Simon Stephens del best-seller di Mark Haddon, sdogana una volta per tutte il concetto di “strano”.

Lo spettacolo, in scena al Teatro Donizetti di Bergamo da sabato 7 a martedì 10 maggio e da giovedì 12 a venerdì 13 maggio, chiude la stagione di prosa della Fondazione Teatro Donizetti, sgretolando pezzo per pezzo, ogni presupposto per cui da sempre ci sentiamo legittimati a decidere cosa è normale e cosa non lo è.

A smontare ogni convinzione è la storia di Christopher, adolescente con disturbo dello spettro autistico, protagonista della coproduzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino, interpretato da Daniele Fedeli. Per due ore e mezza senza alcuna interruzione, l’attore, 24 anni, è in grado di mantenere ben alzata l’asticella del virtuosismo e dell’empatia. Oltre a Davide Fedeli, in scena anche Elena Russo Arman, nel ruolo di Siobhan, l’amorevole insegnante, e altri nove attori.

Secondo dopo secondo è difficile non rimanere coinvolti da Christopher, dalla sua strabiliante memoria, dalla sua intelligenza, dai suoi sogni – come quello di diventare astronauta – e anche dalle sue particolarità. A lui non piacciono i colori giallo e marrone, andare nei bagni precedentemente usati da altri, il contatto fisico, le bugie. In effetti Christopher è in grado di dire solo la verità, un potere raro nel genere umano.

La bellezza dello spettacolo “degli Elfi” e dell’interpretazione di Fedeli è che ti siedi a teatro immaginando di assistere a un’avvincente storia poliziesca, ma quando ti alzi questa aspettativa è stata ormai dirottata altrove. Ostinandosi a inseguire la verità Christopher mette a nudo tutti i personaggi del suo mondo, in particolare degli adulti, di cui emerge la reale fragilità. Alla fine, lo sguardo di Christopher è quello che appare più lucido e coerente, guidato da una logica difficilmente incontestabile.

I pensieri del ragazzo diventano parte integrante della scenografia e rappresentati in grandi proiezioni sullo sfondo e sui lati del palco. I cambi di scena estremamente veloci sono ben orchestrati dalla regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani tanto da essere percepiti fluidi e snelli in uno spettacolo nel quale dialogano, con grande armonia, i più diversi linguaggi teatrali. Le scene di Andrea Taddei, come grandi pagine di un quaderno, si animano nei video di Francesco Frongia e nei disegni dello stesso Ferdinando Bruni.

Efficaci nell’intento di colpire una precisa parte dell’animo delle persone, i movimenti scenici di Riccardo Olivier e Chiara Ameglio la moltitudine di buffi e inquietanti personaggi che popolano il mondo del protagonista, in cui l’emotività viene amplificata dalle musiche originali di Teho Teardo.

Christopher si rivela essere un ragazzo coraggioso, di gran lunga più onesto e coerente del mondo che lo circonda. Non è solo la qualità del cast e della regia a rendere “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” uno spettacolo per cui vale la pena andare a teatro. È la forza del messaggio, potente e rivoluzionario, a rendere speciale: non esiste un solo punto di vista, non esiste alcuna categorizzazione legittima del concetto di normalità. Esistono solo le unicità che ognuno di noi porta con sé.

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