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La firma digitale, un documento con validità legale efficace a tutti gli effetti

Per cui essi costituiscono piena prova, fino a querela di falso, dei fatti e delle circostanze in essi espresse e dell’identità dei firmatari

In un mondo sempre più connesso capita spesso di chiederci quale validità abbiano le comunicazioni e-mail, le pec, i messaggi di applicazioni di messaggistica istantanea e quant’altro.
Sul tema c’è veramente molta confusione, dettata dalla scarsa consapevolezza sia degli operatori del settore legale, che da parte degli utenti.
Dal punto di vista legale, il riferimento è dato dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) costituito dal D.lgs. 82/2005.
Il Codice definisce, insieme al Regolamento Europeo e-IDAS (910/2014), la fonte che disciplina la validità degli atti digitali per la Pubblica Amministrazione e, pertanto, risulta applicabile anche nel settore privato.
In sostanza, le disposizioni rivolte al settore pubblico, in quanto dettate per disciplinare un ambito di rilievo di interesse generale, vengono ritenute valide ed efficaci anche per il settore privato.
In forza di tali fonti, la firma legale ed il documento che ne è provvisto, hanno validità parificata al documento analogico fornito di firma autenticata dal pubblico ufficiale, per cui essi costituiscono piena prova, fino a querela di falso, dei fatti e delle circostanze in essi espresse e dell’identità dei firmatari.
Nel maggio 2021, l’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) ha emanato nuove Linee Guida vincolanti per la formazione, conservazione e gestione dei documenti informatici che integrano ed aggiornano il CAD.
Il documento si occupa, in particolare, di definire le corrette modalità di conservazione ed estrazione di copie, anche attraverso servizio di cloud computing, mediante l’associazione di metadati, affinché i documenti e le copie possano conservare piena efficacia legale, nonché di estendere la nozione di documento anche a file multimediali non contenenti un messaggio di testo, quanto piuttosto foto o video.
Tali indicazioni, come accennato, devono ritenersi valide ed efficaci anche per la documentazione privata.
A tale proposito, con riferimento ai servizi di messaggistica istantanea (SMS, WhatsApp ed altri) la Cassazione, dal 2017, ha riconosciuto validità legale al loro contenuto, a patto che sia prodotto in giudizio anche il supporto informatico originario dal quale gli stessi risultano estraibili.
Oggi, a seguito delle recenti disposizioni emanate per il settore pubblico, è da ritenere che i file contenuti in tali applicazioni possano essere validi sotto il profilo probatorio purché estratti in conformità alle indicazioni presenti nel CAD e nelle richiamate Linee Guida.
Pertanto, anche un sms o un messaggio, se estratto e conservato secondo quanto prescritto per legge può costituire prova utile in un processo.

Testo a cura di Silvano Sacchi, avvocato

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