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Il preside del Sarpi: “Io, chimico, ho iniziato a studiare greco. Bergamo sia orgogliosa del nostro liceo e dei suoi studenti” - BergamoNews
La notte dei licei

Il preside del Sarpi: “Io, chimico, ho iniziato a studiare greco. Bergamo sia orgogliosa del nostro liceo e dei suoi studenti”

Dalle 18 alle 23 la scuola sarà aperta, si potrà visitare il liceo del MusLi (il museo del Liceo) e si ascolteranno testi di Cesare Pavese interpretati dagli studenti

Torna la notte del liceo classico. Il preside del Sarpi, Antonio Signori “Io, chimico, ho iniziato a studiare greco. Bergamo deve essere orgogliosa del Sarpi e dei suoi studenti”.

“Ho studiato chimica e ora mi sono innamorato della letteratura greca e latina”. È un amore profondo quello del professor Antonio Signori, preside del Liceo Paolo Sarpi di Bergamo.

Questo è anche lo spirito della Notte Nazionale del Liceo Classico, uno degli eventi nazionali più innovativi nella scuola degli ultimi anni, arrivata alla sua ottava edizione. Anche il Sarpi non mancherà di aprire le grandi porte di Piazza Rosate di Città Alta.

Dalle 18 alle 23 la scuola sarà aperta, si potrà visitare il liceo del MusLi (il museo del Liceo) e si ascolteranno testi di Cesare Pavese interpretati dagli studenti.

Preside Signori, si ricorda di quando lei era uno studente delle scuole superiori?

Certamente. Io non ho fatto il liceo. Mi sono diplomato come perito chimico e poi sono andato all’università. Quelli delle superiori sono stati anni fondamentali e meravigliosi. Dopo quarant’anni io e i miei compagni ogni anno organizziamo una serata per ritrovarci tutti insieme.

Come percepiva all’epoca i coetanei del Sarpi?

Da un lato li vedevo un po’ come degli extraterrestri, avevano una connotazione che era tipica degli studenti del Sarpi – ai tempi, e forse anche un po’ oggi, fare questa scuola era una scelta caratterizzante – Dall’altro mi affascinavano. Apprezzavo il fatto che studiassero il greco e il latino, lingue a me sconosciute.

Lei è un uomo di scienza, ora preside di un liceo classico. Che rapporto ha con il latino e il greco?

È nato un amore profondo. Ho fatto studi scientifici, ma da quando sono diventato preside del Sarpi ho imparato che tutte le risposte alle domande che noi uomini ci siamo posti e continuiamo a porci sono incise nei testi degli autori greci e latini. Mi sono totalmente innamorato di ciò che studiamo i miei studenti. Da diversi anni ho iniziato a studiare il greco con il metodo diretto (metodologia per l’insegnamento del latino e del greco basata sulle strategie dell’apprendimento delle lingue dal vivo, ndr) e da poco ho iniziato anche con il latino.

Molti degli studenti del classico, scelgono di fare il percorso inverso al suo. Dalle materie umanistiche al mondo STEM.

Senz’altro. Attualmente, gli studenti che si diplomano al Sarpi e che poi scelgono la strada degli studi umanistici sono circa il 30%. Gli altri si iscrivono alle facoltà di medicina, infermieristica, fisioterapia e farmacia. Il 25% circa prosegue gli studi in campo giuridico ed economico. L’11% si laurea invece in materie scientifiche, come matematica, fisica ed ingegneria. I percorsi sono vari. Anche per questo motivo, abbiamo introdotto l’indirizzo biomedico in cui gli studenti di terza, quarta e quinta, possono fare due ore aggiuntive alla settimana (per un totale di 150 ore nel triennio) dedicate alle materie mediche. Di cinquanta ore di lezione annuali, venti sono tenute da medici dell’albo e venti dai docenti di scienze del Sarpi; nelle restanti dieci ore le ragazze e i ragazzi svolgono uno stage in uno degli ospedali del territorio. Chi ha fatto questo corso ha maggiore possibilità di superare il difficile test di ammissione di medicina e delle altre discipline sanitarie. Un percorso simile è stato previsto per le materie giuridico-economiche e sarà previsto per l’ambito dei beni culturali. Quest’ultimo vedrà la collaborazione, tra gli altri, dell’Accademia Carrara e della Gamec.

È questa la rivoluzione del liceo classico?

Noi crediamo che il liceo classico sia la giusta partenza per affrontare tutte le università. Abbiamo deciso di dare alle ragazze e ai ragazzi un’occasione per approfondire le loro conoscenze e prendere maggiore consapevolezza su cosa vorranno fare nel futuro. In questo modo hanno più possibilità di capire in anticipo la strada migliore. .

Prima dell’invenzione della notte del liceo classico, si sarebbe mai immaginato un evento del genere? Una serata per celebrare la scuola e lo studio delle lingue classiche.

Si. Soprattutto al Sarpi. E devo dire che ho fortemente voluto questa serata, resa possibile grazie agli studenti, alla professoressa Rosa Salvi e al professor Cuccoro. I licei classici si stanno sempre di più aprendo al territorio. Il Sarpi rimane una scuola di altissimo livello in cui la formazione per il futuro è più che valida, forse la grande sfida recente è quella di pensare anche la presente. “Fai perché domani avrai”, si dice. Ma anche mentre si fa, possiamo interpretare il presente con le chiavi del passato. Questa è la cosa importante. Cosa serve studiare il greco e il latino, saper fare delle traduzioni eccellenti, se poi gli studenti non riescono ad applicare nella vita di tutti i giorni quello che è stato scritto duemila anni fa? Ecco il ruolo sociale di tutti i licei classici.

Quale sale il futuro del Sarpi?

Siamo nani sulle spalle dei giganti, come diceva il filosofo francese Bernardo di Chartres. Ciò che hanno scritto i giganti deve servirci per rendere il mondo migliore. Anche i “nani” possono dare il loro contributo. Da questo liceo mi aspetto una sempre più grande apertura al territorio. Prima del Covid, in occasione della notte dedicata ai licei classici, al Sarpi passavano circa cinquecento persone: una grande soddisfazione. Il Sarpi è del territorio, è della città. Bergamo deve essere orgogliosa dell’istituto e degli studenti, che, una volta cresciuti, portano nel mondo il proprio contributo da cittadini.

Nella serata in programma è prevista la premiazione di alcuni studenti. Perché è importante questo momento?

Una delle cifre identificative del Sarpi è l’inclusione e l’attenzione al bisogno, ma questo non deve trascurare l’attenzione all’eccellenza. Come è importante seguire chi è in difficoltà lo è altrettanto valorizzare chi raggiunge dei risultati. Io tengo molto a questo momento che serve a premiare gli studenti – duecento circa su settecentotrenta – che hanno la media dell’otto, un risultato non scontato nel nostro liceo. Li premiamo con un diploma. Premierò anche gli studenti che lo scorso anno si sono diplomati con una media superiore all’otto. Questo momento, a cui quest’anno non potranno essere presenti i genitori a causa dell’emergenza sanitaria, è importante soprattutto per i ragazzi, sono sicuro che ci saranno tutti.

Rispetto alla sua generazione, i ragazzi oggi si trovano a dover applicare ciò che studiano ad un presente e futuro incerti. Come percepiscono i ragazzi la strada che hanno davanti?

I ragazzi vivono il futuro con ansia e preoccupazione. A loro spettano sfide importanti. Per questo dico che la formazione classica è quella su cui si può costruire maggiormente, anche nell’incertezza. Quando mi sono laureato io trovare lavoro era solo una questione di scelta personale, oggi la vita non va così. Il mio consiglio è di guardare tutto da un’altra prospettiva: il percorso oggi è più tortuoso ma anche più affascinante.

Come sarà quindi il futuro degli studi umanistici?

Io penso splendido. La cultura classifica avrà sempre un posto nella vita degli studenti. Il liceo classico ci sarà anche se non dovrà vivere nel passato. I giganti vanno rispettato, ma i nani devono fare la loro parte nel presente e nel futuro.

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