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L’intervento

Pace e sindacato, per più lavoro: giusto

In occasione del Primo Maggio, festa dei lavoratori, pubblichiamo una riflessione di Ferdinando Uliano, Segretario nazionale Fim Cisl

In occasione del Primo Maggio, festa dei lavoratori, pubblichiamo una riflessione di Ferdinando Uliano, Segretario nazionale Fim Cisl.

La Pace e il lavoro sono i temi al centro delle iniziative di Cgil-Cisl-Uilm per il 1° maggio.

Con la manifestazione nazionale che si terrà ad Assisi, il sindacato italiano con forza condanna la guerra e l’invasione militare russa e da sostegno e solidarietà alla resistenza del popolo ucraino.

Chiediamo l’immediata cessazione di ogni azione militare, per interrompere quella scia di sangue innocente che sta attraversando la nostra Europa. Il movimento sindacale lotta da sempre per una maggiore giustizia sociale nei vari paesi e nel mondo. Per contrastare la miseria, la povertà, la precarietà e per creare una condizione di maggior equità e di emancipazione soprattutto per le persone più fragili, più deboli, non si può prescindere da valori come la pace, la democrazia e la libertà. Un paese è democratico quando è rispettato e tutelato l’esercizio dei diritti sindacali di organizzare le lavoratrici, i lavoratori, disoccupati e pensionati per rivendicare il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita. Dove tutto questo viene represso con violenza, persistono i regimi del terrore, dove tutto è finalizzato al potere, anche la guerra e la distruzione e i massacri della popolazione civile. Non dobbiamo e non possiamo permettere che tutto ciò possa essere dimenticato, dobbiamo assumerci la nostra responsabilità.

È per questo che come Fim, insieme alla Cisl, siamo impegnati a sostenere l’azione delle forze democratiche e sindacali, nelle tante guerre e nei tanti regimi autocrati e totalitari. Nel nostro congresso di Torino abbiamo consegnato un aiuto finanziario al sindacato Birmano, come in passato lo abbiamo fatto con tanti altri paesi.

Il nostro 1° maggio parte da tutto questo, per poi affrontare le tante battaglie e le azioni quotidiane di sostegno e aiuto, sostenuti ogni giorno dai noi militanti sindacali e dalle lavoratrici e dai lavoratori che rappresentiamo.

Tutto questo perché abbiamo la consapevolezza che possono cambiare nel tempo i contesti e il modo di come si lavora, con strumenti più o meno tecnologici o digitali, ma la sofferenza e la necessità di tutelare, difendere o promuovere opportunità continua ad esserci.

Continua ad esserci la necessità di ridurre il divario tra ricchi e poveri, di combattere le nuove povertà, le vecchie e moderne forme di sfruttamento, la precarietà, contrastare le discriminazioni di genere, tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, garantire a tutti le stesse opportunità di lavoro, creare le condizioni di sviluppo e di crescita occupazionale, ridurre l’orario di lavoro per ripartirlo, ottenere nuove forme di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro. Senza la forza dei lavoratori organizzata collettivamente dalle organizzazioni sindacale non è possibile avere miglioramenti verso una società più giusta, dove al centro ci sono le persone e non i vari centri di interesse e potere.

Il sindacato deve però avere la consapevolezza che serve una forte capacità di ascolto, di analisi e di studio per elaborare proposte e strumenti nuovi per dare risposte a vecchi e a nuovi bisogni, che spesso nel passato nemmeno esistevano.

Pensiamo alla questione salariale, una delle forme più classiche rivendicative del movimento sindacale. In questi mesi si presenta in una situazione inedita per tutto il sindacato europeo. L’elevata crescita dell’inflazione negli ultimi mesi, generata in particolare da aspetti di carattere internazionale su i prezzi energetici e materie prime, sta tagliando il potere d’acquisto dei salari. In Italia abbiamo una duplice situazione. Circa 6 milioni di lavoratori che non hanno avuto aumenti salariali perché imprese e Stato non hanno rinnovato i contratti di lavoro, ma abbiamo anche lavoratori come i metalmeccanici che nonostante i contratti rinnovati in un contesto economico e inflattivo diverso, comunque avranno una perdita salariale importante.

È fondamentale che si faccia esercitare con nuove intese le responsabilità di governo e imprese, per distribuire risorse ai salari attraverso la leva fiscale e quella dei rinnovi contrattuali, rendendo certa anche la distribuzione della produttività generata dai lavoratori e spesso non distribuita dalle imprese.

La questione salariale, della tenuta complessiva dei diritti e di contrasto alla precarietà va di pari passo con il contrasto dei cosi detti “contratti privati”. Non si risolve con il salario minimo, bisogna invece impedire che associazioni aziendali e sindacali di comodo, non rappresentativi, possano sottoscrivere contratti collettivi peggiorativi. La certificazione della rappresentanza è la soluzione.
La precarietà moderna passa dall’applicazione di contratti di pirata, ad una gestione degli appalti, in particolare quelli privati, eccessiva e poco regolamentata, ma si affacciano anche forme nuove di sfruttamento gestiti da piattaforme digitali dove dietro ad un virtuale algoritmo si cancellano diritti e tutele. Il nostro attuale sistema regolativo, legislativo e contrattuale, nemmeno contempla simili forme di rapporto di lavoro, che invece devono trovare un nuovo quadro normativo di tutela.

Una situazione di cambiamento inedita si è presentata anche dalla crescita esponenziale dello smart-working a seguito della pandemia. Una modalità pensata per pochi, si è trasformata nella forma di lavoro più presente nei contesti lavorativi impiegatizi, destrutturando la dimensione “tempo e luogo” che ha sempre caratterizzato il lavoro e la sua dimensione contrattuale, introducendo aspetti positivi legati alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma anche aspetti critici per i quali bisogna prevedere norme specifiche nella contrattazione collettiva per evitarne gli abusi.

Anche sulle problematiche legate alla salute e sicurezza è necessario individuare strumenti nuovi per impedire lo stillicidio continuo di morti e di infortuni. Servono certo ispettori e controlli, e bene hanno fatto Cgil-Cisl-Uil ad ottenere un incremento dal Governo, ma non basta. Bisogna aumentare il livello di partecipazione e di responsabilità nei luoghi di lavoro. L’esperienza di partecipazione dei comitati covid nelle fabbriche ha consentito di ottenere importanti risultati nella lotta alla diffusione del Covid, dobbiamo riproporre questa modalità per combattere la pandemia degli infortuni sul lavoro prevedendo una modalità simile anche per le piccole imprese.

Nel congresso fatto a Torino la settimana scorsa, come Fim-Cisl ci siamo interrogati su come tutelare i lavoratori dentro le transizioni. C’è una dimensione della precarietà, che genera paure e preoccupazioni, vissuta dai lavoratori nei processi di cambiamento aziendali e personali. Dalla fase di ingresso al lavoro per i giovani, alle tutele di chi perde un lavoro, a chi vede mutata la propria condizione a seguito di esigenze di cura di famigliari. Quali sono le risposte contrattuali che dobbiamo definire per non lasciare da sole le persone nei momenti più di fragilità? Queste sono indubbiamente la sfida più importanti che abbiamo difronte nel nostro tempo, alla luce della velocità dei processi di cambiamento che attraversano il mondo del lavoro e la società. La formazione professionale, che purtroppo oggi in molti contesti lavorativi viene considerata “perdita di tempo”, è uno strumento indispensabile per far crescere le competenze professionali o per ricostruire professioni cancellate dal cambiamento tecnologico e digitale.

Queste sono alcune delle tante sfide che abbiamo di fronte quotidianamente, come sindacato e come lavoratori, per costruire condizioni “per più lavoro giusto”, così l’abbiamo sintetizzato nello slogan del XX° congresso FIM-CISL. Nello stesso tempo dobbiamo avere la consapevolezza che tutto questo può esserci solo con “più sindacato”, quello libero e democratico capace di sconfiggere anche la violenza perpetrata attraverso le armi.

*Ferdinando Uliano
Segretario nazionale FIM-CISL

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