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Arruolato in Ucraina il figlio del bergamasco Pietro Vavassori: "È ferito, ma vivo" - BergamoNews
L'ex portiere

Arruolato in Ucraina il figlio del bergamasco Pietro Vavassori: “È ferito, ma vivo”

Era scomparso da tre giorni e si temeva per la sua vita. Il pool antiterrorismo della Procura di Milano ha aperto un'inchiesta conoscitiva, quindi senza titolo di reato né indagati, sulla vicenda

“Ivan è vivo, è in ospedale”. Lo dichiara a Repubblica Pietro Vavassori, l’imprenditore bergamasco preoccupato per le sorti del figlio arruolatosi nell’esercito ucraino.

Si tratta di Ivan Luca Vavassori, 30 anni, foreign fighter ed ex calciatore, figlio adottivo di Pietro (ex patron della Pro Patria Calcio e a capo dell’azienda di logistica Italsempione) e di sua moglie Alessandra Sgarella, l’imprenditrice piemontese sequestrata dalla ‘ndrangheta negli anni Novanta (fu tenuta in prigionia per nove mesi, tra il 1997 e il 1998) e venuta a mancare nel 2011.

Ivan era scomparso da tre giorni e si temeva per la sua vita. L’allarme su Instagram e Facebook era stato lanciato due giorni fa. “Ci dispiace informarvi – avevano scritto domenica i gestori delle sue pagine social – che la scorsa notte durante la ritirata di alcuni feriti in un attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dall’esercito russo. In uno di questi c’era forse anche Ivan, insieme col 4° Reggimento. Stiamo provando a capire se ci sono sopravvissuti”. Poi lunedì 25 aprile si era accesa una speranza. “La squadra di Ivan – si legge nel messaggio in inglese sempre postato sui suoi social – è sopravvissuta. Stanno provando a tornare, ma sono circondati da forze russe così non sappiamo quando e quanto tempo dovranno impiegarci”. “Nell’attacco – conclude il messaggio serale – ci sono 5 persone morte e 4 ferite, ma non sappiamo i loro nomi”. Martedì mattina, all’alba, la conferma della famiglia che Ivan è vivo. Ferito, ma vivo.

Nel pomeriggio lo ha confermato lui stesso sul suo profilo Instagram: “Sono vivo, ho solo febbre molto alta, alcune ferite in varie parti del corpo. Per fortuna nulla di rotto”, ha scritto.

Il pool antiterrorismo della Procura di Milano, guidato da Alberto Nobili, ha aperto un’inchiesta conoscitiva, quindi senza titolo di reato né indagati, sulla vicenda dell’ex calciatore.

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