Quantcast
“Caro Feltri, andiamo oltre i pregiudizi su Rom e Sinti" - BergamoNews

Lettere

La lettera

“Caro Feltri, andiamo oltre i pregiudizi su Rom e Sinti”

Il responsabile Advocavy movimento Khetane per Rom e Sinti, Ervin Bajrami risponde a un articolo di Vittorio Feltri

Il responsabile Advocavy movimento Khetane per Rom e Sinti, Ervin Bajrami risponde all’articolo che Vittorio Feltri ha pubblicato nei giorni scorsi e che Bergamonews ha ripreso a propsito di Rom e Sinti. 

Gentile redazione di Bergamonews,

scrivo in merito all’articolo del direttore Feltri sui Rom e Sinti dove, seppur ha cercato di spezzare una lancia a favore del mio popolo, non è riuscito ad allontanarsi dagli stereotipi e pregiudizi che ci assillano da secoli.

Il popolo Rom e Sinto è un popolo presente in Europa dal 1400, non da ieri. Preferiamo che quando ci si riferisce a noi si usino le terminologie corrette che sono Rom e Sinti e non “zingaro” e “nomade” termini dispregiativi che hanno un significato preciso e denigratorio. Il termine “zingaro” deriva dal greco “Atsìnganoi” che significa schiavo. Mentre il termine rom o sinto significa essere umano ed è quello più appropriato.

Sappiamo tutti che il direttore Feltri è famoso per il suo politicamente scorretto, ma sappiamo anche che un buon giornalista scrive usando terminologie corrette e non volte ad offendere o denigrare.

A tal proposito nella giornata del 22 aprile presso la biennale di Venezia per la prima volta nella storia il nostro popolo ha tenuto una manifestazione artistica presso il padiglione polacco con una mostra dedicata a rom e sinti, un popolo transnazionale che conta circa 12 milioni di individui in tutta Europa e 170 mila circa in Italia, ovvero lo 0,25% della popolazione totale dei quali la maggioranza sono cittadini italiani ma con ruolo passivo che ancora oggi subiscono decisioni calate dall’alto senza il minimo approccio o dialogo verso le nostre comunità.

Non siamo famosi per il nostro modo “trasandato” nel vestire o nel presentarci, ma siamo famosi per la nostra secolare lingua e storia millenaria tramandata oralmente e soprattutto per la nostra arte che non solo ci accompagna da secoli ma che ha addirittura influenzato l’Europa e il mondo intero dato che siamo discendenti di Charlie Chaplin e Elvis Presley e molti altri.

Il nostro popolo svolge sicuramente lavori umili come la raccolta del ferro o presso le imprese di pulizie ma ci sono anche persone come me e non solo che hanno lavorato presso il comune della nostra città nei tempi più bui, quelli del covid, interfacciandosi con la cittadinanza per superare insieme un periodo difficile per tuttə noi.

Ho anche lavorato presso la camera di commercio dove gli imprenditori bergamaschi si interfacciano in primis con me prima di proseguire presso gli uffici competenti a ritirare la propria documentazione. Sono anche colui che ha lavorato nei posti più conosciuti in città, servendo colazioni, pranzi e cene non solo ai nostri cittadini, ma anche ai tanti turisti che visitano la nostra città portando in alto il nome e le meraviglie di quest’ultima attraverso il famoso “potà” ma anche attraverso la polenta i casoncei e l’instancabile voglia di lavorare che ci contraddistingue.

A oggi il nostro popolo è l’unico a non essere ancora riconosciuto dall’articolo 6 come minoranza etnico – linguistica come tutte le altre 12 minoranze.

A oggi il mio popolo è riconosciuto solo per gli aspetti negativi e stereotipati e mai dagli esempi positivi nonostante a Bergamo la presenza di Rom e Sinti sia cospicua e spesso evita di fare il famoso coming out come persona del mio popolo per non incorrere in pregiudizi o odio razziale e preferiscono mentire sulle proprie origini.

Dall’altra parte moltissimi dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze si autoconvincono a forza di sentirselo ripetere che essere Rom e Sinto siano una cosa negativa e quindi viene meno l’orgoglio dell’essere innanzitutto Europei dei portare sulle spalle una cultura millenaria, una lingua secolare e una storia altrettanto meravigliosa.

Noi abbiamo una bandiera tutta nostra che rappresenta il cielo, la terra e i 16 raggi rossi che richiamano il grande esodo dall’india del nord ma anche il viaggio interiore di ogni essere umano verso la conoscenza.

Sicuramente ci sono casi di furti, occupazione delle case, borseggi o altro, ma come in ogni popolo ci sono i buoni e i buoni che per non farsi prendere dalla fame, dalla miseria scelgono la strada più semplice che può essere rubare o spacciare.

Il welfare del nostro paese pone le fragilità all’esterno delle grandi città, dove spesso i bisogni primari non sono soddisfatti e per sopravvivere si scelgono strade che portano verso il declino non solo del singolo che ricade in certe situazioni ma dell’intero nucleo famigliare.

Un esempio sono i rifiuti tossici bruciati in alcuni campi che vengono portati da delinquenti in cambio di pochi euro.

Se mettiamo insieme l’ignoranza e la fame viene fuori la primordialità dell’essere umano e questo ci riguarda tutti.

A volte ci sembra impossibile nell’era nella quale viviamo che ci sia qualcuno che non mangia a colazione pranzo e cena eppure c’è chi non mangia nemmeno a colazione, nemmeno a pranzo e neanche a cena.

La società di oggi ha differenzi sostanziali, quasi classiste e nemmeno ci poniamo il problema pensando che non ci riguardi ma se una persona ha un disagio o non mangia non è colpa della persona ma pesa sull’intera comunità.

La nostra città ha dimostrato moltissime volte la grande solidarietà, unione e capacità di adattarsi come poche altre ma non ha mai cercato di conoscere prima di giudicare e tende a fare una cosa che ormai si può definire sport nazionale, generalizzare.

I Rom e i Sinti non hanno re o regine, abbiamo superato da molto il mondo imperiale ma l’Italia ha avuto una regina rom e molti non lo sanno.

Ringrazio nuovamente il direttore Feltri, nonostante il suo modo burbero e primordiale di scrittura, per averci almeno provato a raccontare quello che siamo e quello che ancora non siamo ma che le nuove generazioni come me cercano di portare avanti.

A chiunque abbia voglia di conoscerci meglio, basta semplicemente approcciarsi a noi oltre i pregiudizi e gli stereotipi per scoprire che nelle differenze culturali e storiche troveremo molti più punti in comune rispetto a quelli che ci tengono a distanza.

Io faccio parte di un movimento che si chiama Khetane e significa “insieme” Da un po’ di anni cerchiamo di fare qualcosa che nel nostro paese non è mai stato fatto, essere noi stessi a rappresentarci per quello che siamo e non per come gli altri ci descrivono, quasi sempre,sbagliando.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
Più informazioni
leggi anche
Vittorio Feltri
L'opinione
Vittorio Feltri riabilita i rom: “Non è vero che non lavorano e non vanno a scuola”
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI