Al teatro sociale

A Bergamo l’ottocentesima replica di “Icaro” di Daniele Finzi Pasca

Lo spettacolo verrà proposto venerdì 29 e sabato 30 aprile a conclusione degli Eventi Speciali della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti

Bergamo. Atteso appuntamento conclusivo degli Eventi Speciali della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, va in scena al Teatro Sociale, venerdì 29 e sabato 30 aprile alle 20:30, Icaro, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Daniele Finzi Pasca, fondatore dell’omonima compagnia teatrale ticinese che a Bergamo ha presentato numerose proprie creazioni.

Le rappresentazioni di Icaro hanno, però un significato molto particolare: quella del 29 aprile è, infatti, l’800esima replica di uno spettacolo che ha fatto praticamente il giro del mondo, conquistando pubblici di diverse lingue irrimediabilmente affascinati dal “teatro della carezza”. Opera emblematica della poetica di Daniele Finzi Pasca e della sua compagnia, Icaro vede in scena il solo Daniele Finzi Pasca insieme ad uno spettatore scelto all’inizio dello spettacolo dallo stesso attore. Musica di Maria Bonzanigo. Luci di Marco Finzi Pasca. Produzione Compagnia Finzi Pasca. Durata 90 minuti senza intervallo.

Scritto nel 1989 e rappresentato la prima volta a Milano nel 1991, Icaro è stato applaudito fino ad ora in 24 nazioni, tra Stati Uniti, Centro e Sud America ed Europa, e proposto in diverse lingue (francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo e tedesco). Il suo successo si è quindi ripetuto nel tempo, conquistando platee che ne sono state letteralmente ammaliate.

Specifica il giornalista e filosofo uruguaiano Facundo Ponce de León: “Il soggetto dell’opera è semplice: è la storia di due persone che si incontrano e decidono di scappare volando da una stanza senza porte né finestre. Daniele sceglie tra il pubblico una persona che lo accompagnerà per tutto lo spettacolo. Sbocciano in quest’opera tutti gli elementi fondamentali della Compagnia Finzi Pasca: la carezza, il virtuosismo, la vigilanza, la preoccupazione per gli effetti dei nostri gesti, la storia quotidiana ed eroica, la risata e la subitanea emozione, la tecnica per far cadere il velo e provocare commozione. I testi, la musica, le luci, il trucco, i costumi e la scenografia di Icaro sono una specie di manifesto della Compagnia. Icaro, l’opera più emblematica della singolarità teatrale del clown che incarna Daniele, è stato anche lo spettacolo che lo ha lentamente riportato al circo, verso casa. Ma è chiaro che, quando si torna a casa, non si torna nello stesso posto dal quale si era partiti. Durante il viaggio cambiano gli occhi, si torna sempre con nuovi sguardi, casa nostra è diversa. Quando Daniele è tornato al circo aveva le valigie piene di esperienze teatrali che sia il Cirque Eloize sia il Cirque du Soleil volevano conoscere e combinare con altri elementi circensi. E si conobbero. La pista del circo e il palcoscenico si sono fusi in un’identità sfuocata. E Daniele ha creato un casellario più grande di quello del gioco del mondo sui cui bordi salta da più di trent’anni”.

Racconta Daniele Finzi Pasca nel presentare la sua più celebre creazione: “Icaro è stato creato rapidamente e le prove sono durate solo due mesi. Successivamente, ho continuato a perfezionarlo. È uno spettacolo semplice come lo erano le storie che raccontava mia nonna. Lei mi ha insegnato il segreto per fare gli gnocchi e la crostata di mele, preziose ricette che poi ho sistematicamente utilizzato nelle mie creazioni teatrali. Preparare una cena è un pretesto per incontrare delle persone. Mia nonna, che non lasciò mai la sua cucina, scoprì il mondo invitando la sua famiglia a mangiare. Io preparo i miei spettacoli come fossero storie che devono essere raccontate guardando il pubblico negli occhi. In Icaro, volevo parlare di speranza dando vita ad un antieroe, fatto della stessa sostanza di ognuno di noi che spesso perdiamo e che solo a volte, per un attimo, riusciamo a vincere. Faccio teatro per il piacere di naufragare, di perdermi un attimo, una delle cose più salutari che ci siano nella vita. Ci si perde come si scappa. Una fuga interiore ci rivela quello che siamo. La fuga è una strategia che permette di scavare dentro alla realtà per scoprire i segreti che le apparenze mascherano”.

“Quello che c’è di meraviglioso in questo incontro con il non-tempo è che ci si trova ogni volta cambiati, trasformati. Uno spettacolo è a volte per un attore uno di quei luoghi dove può fuggire in sé stesso. Sono storie che si raccontano per ritrovarsi ogni volta cambiati. Faccio teatro per far piovere negli occhi degli altri; una sorta di massaggio umido per l’anima”, conclude.

Al teatro si potrà accedere solo muniti di Green Pass Rafforzato e indossando mascherina FFP2.

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