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Bergamo, l'Anpi prepara il 25 aprile: non mancano i distinguo per la posizione sull'Ucraina - BergamoNews
La polemica

Bergamo, l’Anpi prepara il 25 aprile: non mancano i distinguo per la posizione sull’Ucraina

Il presidente Magistrati: "Sarà una manifestazione unitaria, che non vuol dire unanime". Ma qualcuno annuncia: "Diserterò"

Bergamo. Anche Bergamo prepara, dopo due anni di assenza, la manifestazione con corteo per il 25 Aprile. Ma nemmeno qui mancano le polemiche che in questi giorni vedono l’Anpi al centro di un dibattito legato alla guerra in Ucraina.

In particolare sulle posizioni dell’Associazione del partigiani, contraria ad aiutare con le armi la Resistenza ucraina all’invasore russo.

Posizione che, oltre a suscitare un’aspra diatriba all’interno della sinistra e dei simpatizzanti dell’Anpi, registra l’annuncio di defezioni proprio dalle celebrazioni della Liberazione.

Prese di posizione che si leggono nei lunghi confronti sui social, soprattutto su Facebook.

Tra i bergamaschi c’è chi, come Lele Nozza, dichiara che lunedì 25 aprile non ci sarà: “Mi pare veramente poco difendibile la posizione dell’Anpi. E io, con la morte nel cuore, non mi presenterò alle celebrazioni (per la prima volta da che ho memoria), perché imperdonabilmente l’associazione ha esposto il fianco a queste critiche”.

Pur essendo in sintonia sulle critiche, un altro bergamasco, Massimo Tengattini, non condivide la decisione di disertare la Festa: “Alla celebrazione del 25 aprile invece dovremmo proprio andare. Ma con la bandiera dell’Ucraina. Anche per ricordare all’Anpi che i distinguo servono, che negli anni ’40 i distinguo li hanno fatti, che ci sono invasori e invasi, che lottare con le armi per la propria libertà è eticamente giusto. Se l’Anpi non lo ammette nel caso dell’Ucraina, tradisce gli ideali da cui è sorta, tradisce la propria madre”.

Al presidente dell’Anpi provinciale, Mauro Magistrati, non risultano comunicazioni rispetto alla mancata partecipazione al corteo da parte di gruppi, associazioni o sindacati. “Come comitato provinciale antifascista stiamo organizzando finalmente il corteo dopo due anni di stop. Comune e Provincia ci sono, così come il Progetto Adriana, composto da associazioni, dai centri sociali e da cittadini che si battono per una toponomastica antifascista”.

Cosa ne pensa quindi delle polemiche sorte in diverse città relative alla posizione dell’Anpi in merito alla guerra in Ucraina?

“Trovo che siano strumentali. Ognuno ha la propria opinione personale, ma il comitato sta lavorando per una manifestazione festosa, all’insegna della pace. C’è voglia di ripopolare le piazze proprio in un’ottica unitaria, che non vuol dire unanime: ognuno porta la sua sensibilità in una cornice che dev’essere comune”.

Cosa risponde a chi definisce l’Anpi “putiniana”?

“L’Anpi non è putiniana, non lo è mai stata e non lo sarà in futuro. Questi attacchi mirano solamente a delegittimare la nostra associazione, che sta in piedi e sta bene. Non neghiamo l’invasione dell’Ucraina, la sofferenza di un popolo che viene ferito, ucciso, torturato. Il 24 febbraio scorso, giorno dell’invasione, l’Anpi nazionale ha diramato un comunicato stampa di ferma condanna dell’azione russa”.

Cosa contestate allora?

“Contestiamo il fatto che non si sta lavorando per la pace, ma per continuare e prolungare questa guerra. L’Unione Europea, la cosiddetta ‘patria della pace’, non sta svolgendo il ruolo che dovrebbe”.

C’è chi vi accusa di rinnegare la Resistenza.

“Non neghiamo affatto la legittimità della resistenza messa in atto dal popolo ucraino, che si è visto invadere, ma critichiamo le scelte di sostenere questa resistenza attraverso l’invio di armi. Una politica fallimentare, adottata ogni qualvolta un Paese si trova ad affrontare una crisi: invece di far cessare il conflitto, questo metodo ha prodotto guerre striscianti, lunghe, con tutte le conseguenze che ciò può provocare alla popolazione”.

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