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I dati

Caro-energia nei settori chimico e gomma plastica: a Bergamo le imprese più colpite d’Italia

La nostra provincia tra le più esposte ai rincari anche nei settori dei prodotti in metallo e tessile, secondo un'indagine de 'Il Sole 24 Ore'

Prodotti chimici e gomma e plastica: secondo un’indagine elaborata dal Centro Studi Tagliacarne per Il Sole 24 Ore, sono bergamasche le imprese più colpite dal caro energia in Italia appartenenti a queste filiere.

L’indagine fotografa i consumi di elettricità del 2019, quando le macchine andavano a pieni giri. Per quanto riguarda il settore dei prodotti chimici, le imprese di Bergamo registrano un consumo di energia elettrica pari a 844,0 Gigawatt orari (davanti a quelle di Brindisi con 818,8 e Siracusa con 717,5), 597,0 GHw quelle del comparto gomma e plastica (poi Vicenza con 419,0 e Varese 411,3). Quella orobica è tra le prime province per consumo di energia anche nel settore dei prodotti in metallo (terza alle spalle di Brescia e Torino con 651,9 GWh), minerali e non metalliferi (431,9 GHw dietro Modena e Reggio Emilia) e tessile (335,2 GWh alle spalle di Biella e Prato).

A livello nazionale sono quelli dell’industria metallurgica, alimentare, chimica e tessile i settori manifatturieri che consumano più energia elettrica, le filiere più a rischio a fronte dell’aumento vertiginoso delle bollette cominciato sul l’onda della ripartenza post pandemica e accelerato dal conflitto tra Russia e Ucraina: secondo Istat, nel mese di marzo, la crescita dei prezzi dei beni energetici al consumo è passata dal da +45,9% di febbraio a +52,9% di marzo 2022.

I rincari, però, non sono finiti. Secondo lo stime del Centro Studi Confindustria, ipotizzando un trend costante, nel 2022 l’incidenza dei costi dell’energia sul totale dei costi di produzione nel solo settore manifatturiero aumenterebbe dell’89% (dal 3,9% al 7,4%) con un incremento dei costi energetici per circa 2,3 miliardi mensili, ovvero 27,3 miliardi su base annua.

“In questo contesto sono necessari nel breve periodo interventi diretti a calmierare i prezzi dell’energia, per evitare la perdita di tessuto produttivo, e nel medio lungo termine una oculata politica italiana ed europea – scrive Il Sole 24 Ore -. Il nuovo pacchetto di aiuti, che arriverà dopo Pasqua una volta licenziato il Def, potrà contare senza nuovi scostamenti di bilancio su una dote limitata a 4,5 miliardi”.

 

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