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Centro Salesiano DON BOSCO

Il monito

Un desiderio pasquale di Pace

Educare alla pace vuol dire anzitutto coltivare il rispetto degli altri e delle loro opinioni, perchè a renderci unici sono le nostre diversità che vanno armonizzate insieme con ordine

La prima parola di Gesù Risorto è “Pace a voi”! Questo è il saluto e l’augurio più bello che il Signore Gesù ad ogni Pasqua rivolge ai suoi discepoli e ad ognuno di noi, perchè la pace e la vita sono anzitutto desiderio di Dio. Dio ci ama e vuole che noi sperimentiamo pace e vita abbondanti ed eterne! La pace è anche desiderio interiore ed esteriore di ogni persona: ognuno di noi non può vivere senza la pace.

La pace è certamente assenza di guerra. Gli eventi europei e mondiali di questi mesi hanno riportato alla nostra consapevolezza che dove c’è guerra e violenza non c’è né pace e né vita. Abbiamo tutti negli occhi e nel cuore le immagini strazianti della violenza di cui è capace l’uomo quando si fa “signore tiranno” degli altri uomini andando a ledere la libertà e i diritti fondamentali. Quando il cieco egoismo afferra l’animo umano lo rende ladro e omicida degli altri uomini. Di fronte alla guerra ci siamo svegliati e il grido della pace si è elevato in questi giorni da molti luoghi e piazze del mondo manifestandosi, finalmente, in azioni concrete di solidarietà e accoglienza. Di fronte alla guerra siamo preoccupati ed intimoriti perché ci stiamo accorgendo che i soli sforzi umani di mediazione e di politica non trovano sempre la soluzione e così, finalmente, abbiamo anche iniziato a pregare per la pace.

La pace, però, non è solo assenza di guerra. La pace deve essere un compito quotidiano anche senza la guerra, perchè è un seme da coltivare giorno dopo giorno in un cammino di buona educazione alla pace.
Educare alla pace vuol dire anzitutto coltivare il rispetto degli altri e delle loro opinioni, perchè a renderci unici sono le nostre diversità che vanno armonizzate insieme con ordine. Il rispetto delle nostre diversità passa quotidianamente attraverso la loro accoglienza, la loro valorizzazione e anche nel loro perdono. Abbiamo tutti bisogno di imparare a fare pace con noi stessi, con i nostri limiti, per poter perdonare ed accettare quelli degli altri. Se non sappiamo perdonarci e chiedere il perdono, come potremo perdonare e di conseguenza rispettarci nella pace? Non esistono perdono e salvezza nella guerra!
Per educarsi alla pace è necessario che ognuno di noi impari di nuovo a valorizzare le piccole azioni che ci permettono di essere liberi e di rendere liberi: la libertà di essere sé stessi, di amare, di fare quello che possiamo, di scegliere ciò che fa stare veramente bene, di dire ciò che pensiamo dopo averlo pensato, o di stare in silenzio. Liberi di essere insieme liberi, perché la nostra libertà inizia, davvero, dove inizia la libertà degli altri!
Formare alla pace vuol dire innamorarsi nuovamente della cultura: avremo così la possibilità di dare il giusto peso a ciò che l’uomo ha già vissuto e costruito e potremo alimentare di nuovo il desiderio di spendere le nostre energie e il nostro tempo per creare e divulgare il buono, il bello, il sano e il vero utile anziché riproporre il male, l’inutile e la dannosa autodistruzione. La cultura è educare alla sapienza, cioè a ciò che dà sapore e sapere agli uomini per creare e proteggere un futuro migliore e quindi di pace.
La pace è assenza di guerra…ma non solo assenza di guerra…è anche buona educazione!

La pace è vivere in armonia con Dio e con gli uomini come fratelli: se l’uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in pace. Solo se saremo persone educate alla pace, l’umanità sarà per la pace e così la storia diventerà una pace per tutti.

Auguriamoci in questa Pasqua di essere, dove siamo, un educato strumento di pace di Dio e degli uomini, con l’aiuto di Gesù Risorto che ci dona ancora il suo desiderio Pasquale di Pace.

Don Massimo Massironi
direttore

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