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Dalla fabbrica alla vigna: l’ingegnere col pallino del biologico conquista la Danimarca - BergamoNews
Da pontida

Dalla fabbrica alla vigna: l’ingegnere col pallino del biologico conquista la Danimarca

Romildo Locatelli dell’Azienda agricola Tosca produce trentacinquemila bottiglie di vino biologico certificato

Pontida. Il suo primo vino è uno spumante da chardonnay realizzato con il metodo ancestrale una “tecnica di fermentazione in bottiglia che non avviene con l’uso di lieviti addizionati ma con l’aggiunta del mosto della stessa vendemmia”.

Portare nel mondo il vino bergamasco biologico. Una passione di famiglia da generazioni, nata sui colli di Pontida, ai piedi della Val San Martino. Romildo Locatelli, ingegnere gestionale di formazione, dopo un avvio di carriera in una multinazionale del territorio, decide di seguire il cuore e buttarsi nell’impresa di famiglia, l’Azienda Agricola Tosca, che porta il nome della mamma.

Esperto di lean management in campo manifatturiero – e cioè di sistemi e tecniche per ottimizzare la produzione riducendo gli sprechi – ha iniziato proprio da quello che sapeva fare meglio: riorganizzare il lavoro e il business.

“C’è voluto del tempo; in natura non è come in fabbrica, il ritmo non lo dettiamo noi” – ci racconta Romildo. “L’attività agricola e vitivinicola, rigorosamente biologica, è iniziata quasi per hobby. Era il 2000 e i miei genitori, Tosca e Marco, acquisiscono i primi tre ettari di vigneti, fino a quel momento in stato di degrado e abbandono, e arrivano a produrre le prime ottomila bottiglie. Nel 2011, l’attività si amplia e parte l’avventura dell’agriturismo, il Polisena, l’antico nome dei colli di Pontida sui cui sorge. Attorno, c’erano altri nove ettari di vigna. La terra cresce e l’attività inizia a sentire il bisogno di un’organizzazione più strutturata, così i miei genitori si rivolgono a me. Hanno saputo dare spazio ad un desiderio che vedevano crescere quotidianamente. Oggi, in azienda siamo stabilmente in dieci, quindici con i collaboratori stagionali. Al lavoro c’è tutta la mia famiglia: la mamma è dedicata all’ospitalità, mio fratello Francesco è chef, mio papà, mio fratello Mainardo ed io ci occupiamo delle vigne e dell’agricoltura”.

agriturismo polisena
Vini Tosca

Romildo nel 2018 sveste i panni dell’ingegnere di fabbrica e indossa quelli dell’imprenditore. Oggi, a 34 anni, la sua azienda produce trentacinquemila bottiglie di vino biologico certificato, offre ristorazione e ospitalità di qualità con l’agriturismo – circa settecentomila euro il fatturato del 2021 – e sta portando nel mondo la bella storia – e il buon vino – della sua famiglia.
Il primo obiettivo è stato rivedere il posizionamento della cantina, rafforzando l’identità dei prodotti puntando sulla qualità e su quelli che potevano garantire un’unicità sul mercato.

“Ho riorganizzato dal punto di vista commerciale la cantina e scelto di ridurre la gamma dei prodotti. L’obiettivo è coprire il 70-80% della produzione, con due-tre etichette più identificative dell’azienda. Ho rivisto la comunicazione, inaugurato un nuovo design per i nostri prodotti e mi sono concentrato sul rapporto coi clienti, riportandoli al centro della nostra attenzione”.

agriturismo polisena
Agriturismo Polisena e le vigne

Dalle cento brente di vino della nonna Agnese al Bemù Valcalepio riserva 2006 – primo vino prodotto nella nuova cantina – ora la Tosca punta a produrre cinquantamila bottiglie con selezionate etichette: Bemù Valcalepio Riserva doc, primo Valcalepio Doc a essere premiato con le 4 viti nella guida Vitae Ais Italia; L’incrocio Manzoni, che ha trovato nel suolo calcareo argilloso di Pontida il luogo ideale per essere prodotto con qualità; il Rosso del Lupo, merlot e cabernet sauvignon, che prende il nome dalla località Ca’ del Lupo dove è nata l’avventura con la prima vigna impiantata; il Còl di Fra, un rosato da uve moscato di Scanzo e merlot, lo spumante da chardonnay, Mainardo Metodo Classico e TriBàle Metodo Ancestrale Col Fondo.

Quest’ultimo è il primo vino ideato da Romildo, quello che racconta la sua idea di vino come occasione di convivialità, frutto del suo spirito innovativo e del desiderio di esaltare al massimo il procedimento naturale di vinificazione. Si tratta di una rifermentazione in bottiglia di una base di solaris, riesling e chardonnay con metodo ancestrale, una “tecnica di fermentazione in bottiglia che non avviene con l’uso di lieviti addizionati ma con l’aggiunta del mosto della stessa vendemmia. Il mosto viene congelato ancora ricco di zuccheri e aggiunto in fase di tiraggio. Dopo di che il vino non viene sboccato e resta col suo fondo di lieviti, che fanno da naturali conservanti e consentono di non aggiungere solfiti. Il vino così prodotto è fresco, minerale, sapido ed estremamente naturale”.

agriturismo polisena
La Famiglia Locatelli

Il futuro è il mercato internazionale. “Nord Europa e Stati Uniti sono i primi obiettivi. Ci orientiamo dove c’è attenzione al biologico, al Made in Italy e alle produzioni familiari che fanno della sostenibilità, della qualità e del rispetto delle persone e dei processi naturali il cuore della loro proposta. Paesi, infine, dove già c’è un buon consumo di vino. Siamo presenti in Danimarca, con piccoli importatori, con cui a maggio andrò a visitare i nostri clienti. Conoscersi è importante per apprezzarsi fino in fondo. Prima che un prodotto, un’etichetta piuttosto che un’altra, noi proponiamo la Tosca. Il cliente sceglie la cantina prima ancora che il vino”.

Romildo Locatelli vuole scommettere sui mercati internazionali per crescere. Per affrontare i fondamentali è tornato sui banchi di scuola, scegliendo un corso di alta formazione proposto dalla Camera di Commercio di Bergamo insieme all’Università di Bergamo e al CYFE, il Centro di ricerca per l’imprenditorialità giovanile e familiare. “Avevo bisogno di rispolverare le mie conoscenze nel campo del marketing e volevo affrontare il tema dell’internazionalizzazione con un taglio partico, operativo, basato sul confronto con altri imprenditori. Ho scelto il Go’In perché conoscevo i docenti, la loro qualità e la proposta mi è parsa interessante, e così è stato. Tempo ben speso”.

Da buon bergamasco, i piedi sono ben piantati per terra. “Non siamo la Toscana, il Piemonte, il Veneto. La nostra produzione vitivinicola così come la narrazione che l’accompagna non è paragonabile. Non abbiamo il Chianti, le Langhe, la Valpolicella. Ma la nostra terra ci offre comunque la possibilità di produrre un buon vino, un’opportunità che vogliamo cogliere per tutto ciò che il vino è e rappresenta. Il vino è cultura, storia, scoperta, convivialità. Vogliamo produrre vino al nostro meglio, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone. I nostri vini sono semplici, freschi; la gente ha voglia di berli per stare in compagnia, divertirsi, senza pensarci troppo. Non sono vini da meditazione ma di socialità. A noi questo piace ed è ciò che vogliamo proporre anche fuori dai nostri confini”.

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