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C'è una nuova variante Covid: “Cosa sappiamo su XE” - BergamoNews
Ariela beningni

C’è una nuova variante Covid: “Cosa sappiamo su XE”

Secondo i dati disponibili, risulta più contagiosa anche se sono ancora molti gli aspetti da approfondire

È stata individuata una nuova variante Covid-19. Chiamata XE, nasce dalla ricombinazione di Omicron 1 e Omicron 2: presenta caratteristiche di entrambe ed è al centro di diverse ricerche scientifiche.

Secondo i dati disponibili finora, risulta più contagiosa anche se sono ancora molti gli aspetti da approfondire, a cominciare dalla pericolosità e dalla copertura che i vaccini su cui possiamo contare al momento siano in grado di fornirci.

Abbiamo intervistato la dottoressa Ariela Benigni, dell’Istituto Mario Negri, per saperne di più.

Cosa sappiamo di questa nuova variante?

Si tratta di una variante ricombinante, cioè di un virus ibrido. A differenza delle varianti che abbiamo conosciuto finora non è dovuta a una classica mutazione nella sequenza dell’RNA virale, ma a una ricombinazione, ossia a una sorta di miscelazione di virus diversi. In base alle informazioni disponibili, ne sono state rilevate almeno tre associate al Covid-19: la prima, chiamata XD, è nata dall’insieme di Omicron 1 e una parte della variante Delta; nella seconda, XF, la maggior parte dell’RNA del virus deriva d Omicron 1 e una piccola parte – un solo gene – dalla Delta; e la terza, XE, unisce le varianti BA.1 e BA.2, ovvero Omicron 1 e 2.

Come mai generalmente si sente parlare solamente della variante XE?

Le varianti XD e XF non sembrano in grado di diffondersi. Più precisamente, la presenza della prima è stata segnalata fino al 13 marzo scorso: complessivamente ha fatto registrare una cinquantina di casi in Europa ma ora non risulta più trasmessa. La seconda, invece, è stata osservata solo nel Regno Unito dal gennaio 2022 e ha totalizzato 39 casi, l’ultimo dei quali è stato annotato il 14 febbraio. Entrambe non hanno avuto un elevato grado di diffusione anche se ancora non si conosce il motivo. Per XE il discorso è diverso perché ha una maggiore diffusione.

Ma come nascono le varianti ricombinanti?

Recentemente negli Stati Uniti sono stati condotti alcuni studi sulle origini di queste varianti. L’University of New Mexico ha scoperto un virus ibrido diverso da XE che ci ha permesso di approfondirne la conoscenza. Un virus ibrido si genera quando due virus diversi infettano un individuo nello stesso momento: per replicarsi utilizzano l’apparato molecolare delle cellule dell’organismo ospite, in modo particolare si avvalgono di una proteina all’interno delle cellule per potersi duplicare.

E cosa accade?

Quando l’organismo è stato infettato, questa proteina comincia a duplicare l’RNA virale di uno dei due virus. A un certo punto, si blocca e inizia a replicare una parte dell’altro virus formando una molecola di RNA composta da parti di entrambi i virus. Si crea un nuovo filamento di RNA che, in parte, ha caratteristiche di entrambi i virus: non si sa ancora come mai si verifichi questo “salto”, ma sono in corso varie ricerche per capirlo.

La variante XE può essere più pericolosa delle precedenti?

Al momento abbiamo ancora poche informazioni a riguardo. Fino al 22 marzo sono stati segnalati 637 casi nel Regno Unito e dallo scorso 19 gennaio, che è il giorno in cui è stato individuato il primo, i numeri sono in progressiva crescita. A ieri, 7 aprile 2022, non ci sono casi segnalati in Italia. Sappiamo che, rispetto alle varianti di partenza, Omicron 1 e 2, si duplica più velocemente. Sembra che possa essere più contagiosa del 10% rispetto a Omicron 2, ma è una previsione ancora da confermare. Analogamente va anche valutato se comporti la malattia in forma più grave. In ogni caso i rischi di una malattia grave dipendono dalla presenza di altre patologie come per le altre varianti del virus SARS-CoV-2.

Quali sono i soggetti che possono correre i pericoli maggiori?

Le persone fragili, cioè gli anziani, i pazienti in dialisi, i trapiantati e chi sta assumendo farmaci che deprimono il sistema immune e chi è affetto da patologie come obesità o diabete. È bene che tutti loro abbiano una cautela più elevata rispetto agli altri individui.

E che sintomi comporta XE?

Non abbiamo informazioni, ma con ogni probabilità la sintomatologia dovrebbe essere simile a quella riscontrata con le varianti precedenti.

I vaccini ci proteggono dalla nuova variante XE?

Ancora non abbiamo conferme, ma è verosimile che riescano a fornirci una buona copertura. Questi vaccini sono stati studiati e prodotti sulla base della sequenza originaria del virus e nel tempo abbiamo visto che almeno tre dosi ci danno una protezione significativa anche da Omicron 2. Al momento non sappiamo se le stesse considerazioni valgano per XE, però potremmo ipotizzare che sia così. Le aziende farmaceutiche come Pfizer e Moderna, comunque, si stanno attivando per mettere a punto un vaccino aggiornato che protegga anche dall’influenza.

Per concludere, l’avvento delle varianti ricombinanti può segnare l’inizio di una nuova fase, più tranquilla, della pandemia?

È difficile fare previsioni: l’andamento della pandemia nei prossimi mesi sarà fondamentale per capire come si evolverà il virus. L’auspicio, naturalmente, è che possa essere sempre più facile conviverci. Le varianti ricombinanti rendono più complesso il monitoraggio e il sequenziamento: queste operazioni dovranno essere rafforzate per poter individuare con maggior precisione i virus ibridi che stanno circolando ora così come quello che emergeranno in seguito.

Le mascherine sono utili per proteggerci anche da queste nuove varianti?

Si, la dimensione del virus non cambia, quindi le considerazioni che erano state formulate per le altre varianti sono ancora attuali. È sempre opportuno mantenere questo presidio di sicurezza perché è la prima barriera fisica contro l’infezione.

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