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Sulle orme del Papa buono: la Torre di San Giovanni e l’antica chiesa romanica - BergamoNews
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Sulle orme del Papa buono: la Torre di San Giovanni e l’antica chiesa romanica

Nonostante la chiesa avesse scandito per secoli la vita degli abitanti dell’area, venne abbattuta nel 1904 colpendo in particolare un giovane Angelo Roncalli il quale trascorreva spesso il proprio tempo libero in zona.

Soto il Monte. La Torre di San Giovanni domina l’intero abitato di Sotto il Monte Giovanni XXIII.

La struttura è infatti posizionata all’ombra del Monte Canto dove già nel 964 sorgeva un antico fortilizio divenuto gradualmente la torre campanaria della vicina chiesa romanica.

Risalente al XIII secolo, il torrione lega la propria storia direttamente a quella dell’edificio sacro dedicato a San Giovanni Battista e realizzato nel Basso Medioevo come confermato dall’atto di consacrazione avvenuta il 4 maggio 1356.

Come riportato dai documenti riguardanti la visita apostolica di San Carlo Borromeo, la parrocchiale era composta da un’unica navata all’interno della quale erano conservati un altare centrale e due laterali dedicati alla Beata Vergine Addolorata e Santa Maria Addolorata.

Nonostante la chiesa avesse scandito per secoli la vita degli abitanti dell’area, venne abbattuta nel 1904 colpendo in particolare un giovane Angelo Roncalli il quale trascorreva spesso il proprio tempo libero in zona.

A dimostrare il legame che univa il futuro pontefice al torre vi è una lettera inviata il 24 giugno 1933 ai propri familiari nel quale sottolineava la nostalgia per lo stabile situato sulla sommità del colle: “La solennità di San Giovanni non perde nulla della sua bellezza. Anzi più invecchio anch’io e più San Giovanni mi attira e gli sono devoto. Noi non possiamo mai dimenticare la santa poesia dei nostri anni lontani, quando guardavamo sulla collina e spesso salivamo lassù a pregare e cantare le nostre preghiere più belle”.

Alta diciassette metri e contraddistinta da una base quadrata, la torre venne realizzata con listelli a spacco di arenaria calcarea così come il recinto nel quale si aprono feritoie a strombate.

Un aspetto che contraddistingue ancora oggi l’edificio che oggi è divenuto un punto d’appoggio per turisti ed escursionisti che percorrono i sentieri dell’Isola Bergamasca i quali possono ammirare la pianura che si estende sino all’Adda.

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