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Il “liberi tutti” non riguarda gli anziani: le Rsa ancora vittime del lockdown - BergamoNews
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Il “liberi tutti” non riguarda gli anziani: le Rsa ancora vittime del lockdown

Giro d’orizzonte Cisl sulle aperture nelle strutture provinciali. Delasa (FNP): “si continua ad alzare barriere protettive, a vietare la visita nelle degenze”

“Ai direttori sanitari è data facoltà di adottare misure precauzionali più restrittive….”

Con questa riga inserita nel decreto legge n. 11 dello scorso 18 febbraio, di fatto la fine dell’emergenza vale per tutti, ma non per le Rsa.

Molte delle strutture per anziani della provincia, infatti, continuano a avere regolamenti e comportamenti da piena pandemia, nonostante le restrizioni si siano allentante in ogni altro luogo, e nonostante tutti gli utenti delle strutture siano coperti dalle tre dosi del vaccino.

“Quella del fine emergenza è una notizia che tante persone stavano aspettando da due anni, ma anche questa volta è stata disillusa, perché la realtà alla fine rimane più o meno invariata. In tante strutture si continua ad alzare barriere protettive, a vietare la visita nelle degenze, a utilizzare separatori che impediscono il contatto tra le persone, a fissare appuntamenti di 20’/30’ per l’accesso, a controllare gli incontri con proprio personale, a ostacolare le uscite dalla struttura”. Caterina Delasa, segretaria generale di Fnp Cisl, segnala così la contrarietà del sindacato pensionati alle notizie provenienti da molti parenti di degenti in strutture per anziani.

Le regole, proprio per l’inciso riportato nel decreto, comportano una situazione a macchia di leopardo, con macchie più estese sul fronte dei divieti. A fronte di strutture che permettono ampia libertà ai parenti, ci sono RSA che tuttora vietano gli incontri.

L’osservatorio costituito dai volontari FNP segnala che in molte RSA siamo ancora alla mezz’ora a settimana con appuntamento, spesso è impedito l’accesso nelle degenze e vengono utilizzate sale solitamente usate per altro (mensa, visite mediche, …); Carisma a Bergamo ha sempre fatto entrare per 45′ i parenti a giorni alterni; a Lovere è tutto come prima : mascherina ffp2, terzo vaccino, visite di mezz’ora, ma da qualche tempo è possibile prendere il parente e portarlo fuori. La San Giuseppe di Dalmine concede l’apertura per un’ora 2 volte settimana per 4 parenti, mentre i parenti diventano 2 se gli ospiti sono allettati, e le uscite sono possibili; a Seriate è possibile entrare anche 2 volte settimana per 1 ora; a Fontanella si vedono ancora dietro vetri, con appuntamenti risicati, mentre a Treviglio da oggi si torna all’entrata libera. In molte altre strutture i divieti superano i permessi.

“È la discrezionalità del Direttore sanitario che fa ancora la differenza – continua Delasa -. Chi apriva già da prima continua a farlo leggendo in modo più estensivo le direttive e tenendo alta l’attenzione all’andamento della pandemia in modo da intervenire nell’immediatezza solo per il periodo necessario, così pochi altri che ritengono l’incontro degli anziani irrinunciabile per il benessere degli ospiti in una situazione in cui di fatto la popolazione delle case di riposo, sia gli ospiti che i dipendenti, è totalmente vaccinata con il ciclo completo e il livello di protezione è
molto alto. Le risposte per chi continua a tenere alte le barriere protettive sono le stesse che sentiamo ripetere ormai da tempo: ci sono troppe interpretazioni in merito alle disposizioni, dicono, e quindi hanno ancora bisogno di indicazioni chiare…E intanto abbiamo riempito gli stadi, le discoteche; metteremo in pensione il green pass per tutti, ma il lockdown nelle RSA e nelle RSD continua praticamente dal febbraio 2020”.

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