La manifestazione a bergamo

Fridays for Future, sciopero globale per il clima per ribadire che le persone contano più dei profitti fotogallery

L’impegno di Fridays for Future Bergamo è quello di fare rete con tutte le associazioni presenti sul territorio, sia con quella più specificamente ambientaliste sia tutti quei gruppi giovanili e non che considerano la città un bene comune, che vogliono trovare soluzioni dal basso chiedendo però anche risposte istituzionali

All’ora di pranzo di venerdì 25 marzo a Bergamo, in largo Porta Nuova, c’è aria di festa. Decine di ragazze e ragazzi si sono trovati in piazza la mattina per aderire allo Sciopero Globale per il Clima, indetto da Fridays for Future.

Qualcuno di loro sistema i cartelloni e cerca di impedire al vento di portarli via, altri danno gli ultimi ritocchi allo striscione con scritto “People non profit”, mentre altri ancora stanno semplicemente lì, chi chiacchiera, chi si guarda intorno, chi sventola la bandiera della pace. Dalle casse esce un’eclettica scelta musicale che va da Willie Peyote ai Queen (del resto la Terra è ormai quasi più “hot” di Freddy Mercury) passando per Lady Gaga. Il sole inonda la piazza, l’atmosfera è tranquilla, allegra, piena di entusiasmo e partecipazione.

I primi scioperi scolastici sono iniziati nel 2018, ispirati dall’attivista svedese Greta Thunberg, che durante tutto il mese di agosto di quell’anno aveva protestato di fronte al Parlamento Nazionale del Regno di Svezia, chiedendo la riduzione delle emissioni di anidride carbonica secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi.

La grande manifestazione che consacrò i Fridays for Future avvenne il 15 marzo 2019. In moltissime città del mondo oltre un milione di giovani scese in piazza per protestare contro l’indifferenza generale in cui si stava acuendo la crisi climatica. Da allora sono passati tre anni, ma la voglia di fare e l’entusiasmo dei giovani sembrano molto lontani dal volersi spegnere.
Venerdì in Italia si sono tenute manifestazioni in più di settanta città su tutto il territorio nazionale, inclusa Bergamo, dal tema “People not profit” per ribadire come le persone siano più importanti di qualsiasi profitto economico si possa trarre da attività che devastano l’ambiente.

Quando sono arrivata in largo Porta Nuova le e i manifestanti stavano tornando da un breve sit-in di fronte alla sede di Banca Intesa San Paolo di via Camozzi. Il colosso finanziario è infatti accusato di ingenti finanziamenti nel mercato dei combustibili fossili, principali responsabili dell’attuale crisi climatica.
Alle vetrine della banca sono stati attaccati dei nastri segnaletici con il cartello “Chiuso per devastazione ambientale”. Il tutto è stato fatto rapidamente togliere da alcuni dipendenti della banca che sono prontamente intervenuti.

Avvicino Anna Marinoni, attivista di Fridays for Future Bergamo e studentessa di lettere moderne, poco dopo il suo discorso nel quale ricorda a tutte e tutti i manifestanti il motivo per cui si è in piazza: per chiedere una vera transizione ecologica in Italia e nel mondo. Sottolinea come il momento attuale sia particolarmente delicato perché nei periodi di guerra ci rendiamo più conto di quanto siamo dipendenti dalle risorse energetiche, ed è facile cadere nella tentazione di tornare a parlare di centrali a carbone, un discorso non più accettabile.
Così come non è accettabile, dice sempre con un riferimento non esplicito ma chiaro alla crisi ucraina, che l’Europa sia diventata una fortezza impenetrabile alla quale solo persone con determinate caratteristiche possono accedere. Caratteristiche che hanno a che vedere con il colore della pelle e il passaporto, e non con il fatto di essere semplicemente esseri umani.

“Se deve essere accoglienza deve essere per tutti”  conclude ricordando ancora come l’ambientalismo debba essere legato indissolubilmente alla lotta per il superamento delle disuguaglianze.

Ha un’espressione luminosa e determinata, qualche ciocca riccia sfugge dalla coda e le incornicia il viso.
Sulla fronte uno sbaffo di tempera verde, segno di riconoscimento dei manifestanti. La sua voce nel microfono è squillante, decisa, di chi crede in quello che dice ed è abituata a dirlo. Le chiedo da quanto tempo è attivista di Friday for Future.

“Mi sono unita a Friday for Future Bergamo fin dal primo sciopero, il 15 marzo 2019. Il gruppo è nato al liceo Lussana. Dedicare le ore di scuola ad un’azione collettiva di rivendicazione e di protesta era una cosa nuova ed entusiasmante, che non mi era mai capitata a livello studentesco. Si percepiva che c’era un movimento che stava nascendo. In quel periodo ho preso consapevolezza della questione ambientale e mi sono resa conto della necessità di un azione collettiva. Al primo sciopero hanno partecipato cinquemila persone. C’era una carica pazzesca, e quell’entusiasmo, quella voglia di cambiare e di farsi sentire, che è strettamente legata alla dimensione della piazza, sono rimasti anche dopo che l’interesse mediatico è un po’ scemato. La dimensione della piazza è importante perché è più allargata dal punto di vista politico rispetto, ad esempio, ad una passeggiata di pulizia. La piazza non può essere ignorata. Il problema semmai è come è stata interpretata”.

Fa un mezzo sorriso. Le chiedo cosa intende.
“All’inizio abbiamo attirato le attenzioni delle istituzioni e del mondo adulto. C’era una sorta di volontà di appoggiare il movimento, ma poi si sono resi conto di cosa chiedevamo e che questo richiedeva necessariamente coerenza politica a livello nazionale. Appoggiare lo sciopero non basta se poi non si agisce a livello governativo. Questo porta a anche a un rischio di strumentalizzazione. Coinvolgere o appoggiare Fridays for Future non significa essere ambientalisti”.

Visto che mi ha colpito la sua sicurezza nel parlare e la sua preparazione sull’argomento le chiedo che ruolo ricopre in Fridays for Future Bergamo.

“Nel gruppo in realtà abbiamo tutti lo stesso ruolo, non c’è una gerarchia interna. Siamo all’incirca quindici che partecipiamo in modo regolare e ognuno dà quello che può in base ai propri impegni. Abbiamo scelto di non avere un referente fisso perché abbiamo visto che funzioniamo bene come gruppo. In questo modo tutte e tutti possono bilanciarsi sulle proprie forze. Il fatto che non ci sia una o un responsabile fa sì che tutte le responsabilità appunto non ricadano su una sola persona. Ci aiutiamo molto fra noi anche perché è faticoso, tutte e tutti abbiamo molti impegni al di fuori dell’attivismo. Poi c’è chi è nel gruppo da più tempo e magari è più abituato a parlare e a prendere la parola in piazza, a confrontarsi con le domande. Per il resto però siamo tutte e tutti uguali”.

Continuando a parlare scopro che Fridays for Future Bergamo lavora principalmente su due filoni.
Il primo è  quello della formazione e dell’informazione: oltre alle co-gestioni nelle scuole e gli incontri con le classi, vengono organizzati incontri con persone con competenze specifiche.
Un esempio sono il ciclo di incontri “Parliamo di…” che hanno visto coinvolto il professor Telmo Pievani per parlare di antropocene, Vittorio Agnoletto per parlare di sindemia (L’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata) e proprio venerdì, a conclusione della giornata dello sciopero, Sara Monitnaro e Adele Naldi per parlare di Rojava e della rivoluzione ecologica delle donne.

Un altro tema caro al gruppo è quello del lavoro e Anna mi spiega come l’attività sindacale e l’attivismo ambientalista debbano creare sinergia fra loro per consentire che il lavoro sia equo, sostenibile e sicuro. I diritti ambientali sono strettamente intrecciati a quelli sociali.
A proposito di diritto al lavoro mi parla anche di un progetto che Fridays for Future Bergamo ha portato avanti insieme al gruppo di Black Lives Matter, I volti dei diritti, volto a valorizzare l’impegno di dodici figure che si sono spese nella lotta per i diritti. I cartelloni erano visibili venerdì in piazza e tra loro c’era anche il volto di Giorgio di Ponzio, vittima dell’ILVA, morto per un tumore nel 2019. “Salute lavoro e ambiente devono trovare una soluzione insieme” conclude Anna.

Il secondo filone su cui si muove Fridays for Future Bergamo è quello dell’attivismo e della protesta.
Si tratta di individuare i problemi della nostra città, farli conoscere e proporre soluzioni alternative. Una delle lotte portate avanti recentemente è quella riguardante il Parco Ovest, una vasta porzione verde che nonostante le proteste è stata comunque destinata all’edificazione.
“Purtroppo tante battaglie si portano avanti ma poi non si riesce a vincerle” commenta rassegnata.
Il gruppo ha anche partecipato alle proteste per l’Autostrada Bergamo-Treviglio e si batte contro l’indiscriminato consumo di suolo nella bassa bergamasca che, in seguito alla costruzione dell’Autostrada Brebemi ha visto aumentare il numero di poli logistici di grandi società come Amazon e Italtransfer.
Più in generale, mi spiega Anna, l’impegno di Fridays for Future Bergamo è quello di fare rete con tutte le associazioni presenti sul territorio, sia con quella più specificamente ambientaliste sia tutti quei gruppi giovanili e non che considerano la città un bene comune, che vogliono trovare soluzioni dal basso chiedendo però anche risposte istituzionali.

Come ultima domanda le chiedo a chi si ispira per il suo impegno e l’attivismo. Sorride, non è una domanda facile.

“Non saprei dire qualcuno di specifico. Sicuramente, anche se forse è un po’ banale, Greta Thunberg, che è una figura molto importante ancora oggi ed è una persona che ammiro molto perché ha saputo dare una modalità efficace a questo tipo di istanze”. Fa una piccola pausa. “Mi piace pensare che tutte le persone che si sono impegnate per l’uguaglianza e la difesa dei diritti, non solo ambientali, possano essere un punto di riferimento. La lotta di Fridays for Future è intersezionale, ed è importante non procedere per compartimenti stagni. Bisogna parlarne insieme. Anche per questo è difficile scegliere una sola figura. Dobbiamo muoverci nella direzione di pensare le cose in modo sistemico”.

Il 25 marzo è ormai finito, e con esso il primo Sciopero per il Clima del 2022. Ma la marea verde non si ferma. Teniamo d’occhio queste ragazze e questi ragazzi perché hanno davvero tutte le carte in regola per salvare il mondo.

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