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Musica per 5 sensi

Dischi, quante sorprese tra i solchi: frasi in loop, brani fantasma o ascoltabili al contrario

“Her Majesty” dei Beatles è considerata la prima “ghost track” del rock, scartata dall’autore Paul Mc Cartney, ma aggiunta, dopo quattordici secondi di silenzio e in fondo al lato B di “Abbey Road”, dal tecnico di studio

Prosegue il nostro viaggio attraverso le copertine o i vinili in grado di coinvolgere i cinque sensi di cui siamo dotati.

Dopo l’olfatto (leggi qui) questa volta è il turno dell’udito, senso che alcune particolari edizioni di LP possono stimolare in maniera diversa o alternativa rispetto a ciò che ci aspettiamo da un supporto fonografico, vale a dire la riproduzione sonora dei brani indicati nelle note di copertina attraverso un giradischi che li legge dall’esterno verso l’interno.

A stuzzicare la creatività di artisti e fonici sono state soprattutto le possibilità offerte, in fase di stampa, dai solchi, dando così il via ad una serie di trucchi pensati per stupire e a volte compiacere l’ignaro ascoltatore. Inserire un brano “fantasma” è fra queste la chance più semplice e forse per questo più sfruttata. I brani presenti alla fine del disco e non annunciati nella tracking list sono diversi, a partire da quella “Her Majesty” dei Beatles considerata la prima “ghost track” del rock, scartata dall’autore Paul Mc Cartney, ma aggiunta, dopo quattordici secondi di silenzio e in fondo al lato B di “Abbey Road”, dal tecnico di studio

copertine dischi udito

 

John Kurlander cui era stato imposto di non buttare nulla della band (alla fine i quattro si dichiararono comunque soddisfatti della scelta).

copertine dischi udito
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Train In vain” venne inserita alla fine di “London Calling” dei Clash solo all’ultimo momento quando ormai le copertine erano già state stampate, mentre Noel Gallagher detestò a tal punto la sua canzone “Sunday Morning call” da nasconderla fra gli altri singoli contenuti nella raccolta “Time Flies” degli Oasis.

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Non furono in pochi a mettere invece in relazione l’improvvisa quanto apparentemente immotivata agitazione dei loro amici a quattro zampe con la fine della seconda facciata di “Sgt. Pepper and the lonely hearts club band”, salvo poi scoprire che nella parte di vinile che separa i solchi dall’etichetta di carta, i Beatles avevano deciso di inserire il suono di un fischietto per cani le cui frequenze non sono udibili dall’orecchio umano.

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Quegli stessi solchi coi quali è possibile giocare creando i cosiddetti “locked grooves” in grado di bloccare la puntina su di una frase ripetuta all’infinito, o giocando con quei messaggi che possono essere ascoltati solamente facendo suonare il vinile al contrario, come nel caso di quello spezzone incluso nel brano “Empty Spaces” dall’album “The Wall” dei Pink Floyd dove la voce del bassista Roger Waters recita: “Congratulazioni, hai appena scoperto il messaggio segreto. Invia la tua risposta a Old Pink, che si occupa della Funny Farm, Chalfont – Roger, Carolyne al tefefono – Okay!”. È opinione diffusa che il messaggio sia un riferimento al ex compagno Syd Barrett: Roger Waters si congratula con chi è stato in grado di notare il messaggio, dicendogli di inviare la sua risposta al “Vecchio Pink” (Barrett appunto), che vive nella “Funny Farm” (termine che indica un ospedale psichiatrico). Prima di poterne rivelare l’indirizzo viene però interrotto dal produttore James Guthrie che lo chiama perché la moglie (Carolyne) lo sta cercando al telefono.

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Sarà tale Freda Gothenburg a portare all’estremo l’uso alternativo dei solchi pubblicando nel 1979 il suo “Like a Dream”, primo (ed unico) singolo al mondo che può essere suonato solamente al contrario, vale a dire mettendo la puntina dove solitamente il disco finisce.

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Nello stesso anno il cantante pop britannico John Townley darà alle stampe il singolo “Shine on”, uscito anche in una bizzarra confezione con la copertina che, oltre a contenere il 45gg vero e proprio, può essere suonata su un qualsiasi giradischi.

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A sfruttare le possibilità offerte dai solchi paralleli ci pensò nel 1989 l’etichetta tedesca Music Maniac pubblicando una compilation di inediti dei gruppi che aveva sotto contratto con un doppio vinile dall’emblematico titolo di “The Music Maniac Gimmick compilation”, oggetto di culto pieno zeppo di quei “gimmick” (trucchetti) che fanno la gioia degli appassionati; fra i nove che caratterizzano la raccolta uno è costituito dalla presenza su ognuna delle quattro facciate di tre brani, posti non in sequenza bensì con i solchi sovrapposti.

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Risultato? L’assoluta impossibilità di sapere quale brano partirà nel momento in cui facciamo scendere la puntina! Ricerca quella dei vari brani legata, oltre che al piacere dell’ascolto, al prosieguo nel gioco da tavolo allegato al disco: un gioco dell’oca dove a seconda della casella in cui finisci puoi proseguire solo andando al giradischi e trovando il brano indicato, proposito complicato dal fatto che ci troviamo di fronte a vinili trasparenti e privi di qualsiasi indicazione.

Venendo ai giorni nostri come non rimanere affascinati dalla versione “Ultra LP” dell’album “Lazaretto” di Jack White, vero e proprio tributo d’amore all’oggetto vinile grazie ad esempio alle tracce nascoste contenute nella label centrale (!), brani che possono essere riprodotti solo a 78 o 45 giri, peculiarità che rende questo l’unico lavoro al mondo suonabile a tre velocità. Il lato A deve essere suonato partendo dall’interno verso l’esterno, così come il lato B (caratterizzato da una finitura opaca) dove la canzone “Just One Drink” ha due intro diverse a seconda di dove cade la puntina e dove l’ologramma inciso a mano con l’immagine di un angelo appare guardando dalla giusta angolazione il vinile che gira. Entrambi questi lati sono ovviamente provvisti di un solco ad hoc che impedisce alla puntina di cadere una volta finita la facciata.

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Nell’ambito della curiosità va ricordata la serie di “francobolli sonori” emessi dal Buthan nei cui solchi il paese asiatico decise di incidere estratti di musica folk locale.

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Chiudo con un ricordo personale, il suono della copertina che non scorderò mai. Durante una delle prime uscite col mio spettacolo “I Vestiti della Musica

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decisi di far toccare con mano agli spettatori alcune delle copertine che mostravo loro, nello specifico la versione con la cerniera di “Sticky Fingers” dei Rolling Stones.

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Mentre rispondevo alla domanda di uno dei presenti sentii provenire dalla mia sinistra il drammatico ed inconfondibile suono di uno strappo; la signora che reggeva in mano la copia del disco (aperta in modo decisamente innaturale) non trovò di meglio che dire: “Mi scusi, volevo solo vedere meglio il tipo in mutande che c’è sotto!”. Fortunatamente i due lembi della copertina si erano semplicemente scollati… inutile dire che da quella volta le mie amate copertine non sono mai più finite in mani altrui.

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