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Pap-test e colposcopia, come fare prevenzione per il tumore del collo dell’utero - BergamoNews
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Humanitas a Bergamo

Prevenzione

Pap-test e colposcopia, come fare prevenzione per il tumore del collo dell’utero

Parliamo di questo virus e di come possano essere prevenute le lesioni ad esso correlate con il dottor Massimo Ciammella, Specialista in Ginecologia e Ostetricia e in Patologia della Riproduzione Umana

La colposcopia ad alta risoluzione è l’esame strumentale di secondo livello cui vengono sottoposte le donne il cui esame di screening noto come Pap-test abbia evidenziato alcune anomalie a livello delle cellule dell’utero. La colposcopia consente di approfondire l’evidenza di lesioni correlate all’infezione HPV, il virus del papilloma umano che può colpire gli organi genitali, in particolare quelli femminili.

Parliamo di questo virus e di come possano essere prevenute le lesioni ad esso correlate con il dottor Massimo Ciammella, Specialista in Ginecologia e Ostetricia e in Patologia della Riproduzione Umana, consulente in area ginecologica e ostetrica presso Humanitas Medical Care di Bergamo. Tra le sue principali aree di competenza ci sono la diagnosi precoce e il trattamento della patologia neoplastica della cervice uterina HPV correlata.

Dottor Ciammella, che cos’è il virus HPV e quanto è diffuso?

“L’HPV – Human Papilloma virus – è un virus molto diffuso, più di quanto non si pensi. Circa l’80% della popolazione femminile sessualmente attiva ha contratto questa infezione almeno una volta nella vita. Sembra un’esagerazione ma non lo è: questo virus è molto diffuso, al pari di altri come l’herpes – più o meno si assomigliano, appartengono quasi alla stessa famiglia – che però non hanno la stessa capacità di generare patologie gravi”.

Quanto può essere pericoloso l’HPV per la salute di chi lo contrae?

“In genere le infezioni da HPV – se ne conoscono attualmente più di 200 ceppi – regrediscono spontaneamente, ma alcune di esse definite ad alto rischio, se non trattate a dovere possono evolvere lentamente verso forme tumorali. Il tumore del collo dell’utero, ad esempio, è quasi sempre correlato alla presenza dell’HPV, per questo è importante prevenirlo o comunque diagnosticarlo per tempo”.

Attraverso quali esami si può prevenire o diagnosticare l’HPV?

“Dal momento che si tratta di una patologia sessualmente trasmessa si può fare prevenzione solo quando la donna ha raggiunto la piena maturità sessuale. Il Pap-test è il metodo di screening più diffuso ed è il primo approccio alla patologia da HPV, ma in realtà dovremmo arrivare, le società scientifiche ci stanno lavorando, a mettere come test di primo screening l’HPV DNA test, esame che è in grado di indicare con precisione se c’è presenza o meno del virus. La differenza tra i due esami sta nel fatto che l’HPV DNA test definisce con esattezza la presenza o meno dell’HPV e quindi il rischio nel tempo di sviluppare una patologia, l’esecuzione del pap-test invece permette di individuare eventuali lesioni citologiche che sono già indicative di patologia. Il problema è che una volta instauratasi, l’infezione da HPV può rimanere latente per anni, a volte per tutta la vita, senza manifestarsi. Possono quindi non crearsi le lesioni atipiche che vengono individuate con il Pap-test, per cui riscontrare un Pap-test negativo non vuol dire non avere l’infezione: l’infezione può esserci ma non aver provocato conseguenze a livello del tessuto. L’evidenza di lesioni HPV correlate, peraltro, comporta sempre la necessità di un ulteriore approfondimento diagnostico che si può ottenere attraverso la colposcopia ad alta risoluzione”.

Che tipo di esame è la colposcopia ad alta risoluzione?

“La colposcopia è l’esame di secondo livello con cui è possibile indagare la struttura dei tessuti genitali femminili dopo che con il pap-test, come detto, si sono evidenziate anomalie delle cellule dell’utero. Prevede un’analisi eseguita con uno strumento ottico, il colposcopio, che permette di visualizzare il collo dell’utero a forte ingrandimento così da consentire l’individuazione, in particolare a livello della cervice uterina, di aree sospette dove può essersi localizzato il virus. La diagnosi di fase pre tumorale o di tumore in fase invasiva, però, non viene effettuata con il solo esame visita, può essere fatta solo attraverso un esame istologico che viene effettuato a seguito di una biopsia, cioè il prelevamento di un piccolo frammento di cervice uterina che in seguito verrà analizzato in laboratorio”.

La colposcopia è un esame doloroso o pericoloso?

“Non è assolutamente pericoloso e non è un esame invasivo, a meno che non si debba effettuare la biopsia, che può comunque dare solo un modesto fastidio. Lo svolgimento della colposcopia non richiede alcuna preparazione. Dopo la firma del consenso della paziente, perché le manovre invasive devono essere autorizzate, il ginecologo procede con l’esame che ha una durata massima di 10-15 minuti”.

Una volta verificata la presenza di HPV si procede in tutti i casi con un trattamento?

“No, esistono varie tipologie e diversi livelli di displasie dovute alla presenza dell’HPV. Quelle a basso rischio non vanno trattate, vengono tenute sotto controllo nel tempo, perché in genere tendono ad autoeliminarsi. La displasia ad alto rischio, al contrario, va trattata senza esitazione perché tende ad evolvere nel tempo e a trasformarsi in tumore”.

ARTICOLO A CURA DI HUMANITAS BERGAMO

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